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Stefano Comencini

Stefano Comencini

Core Web Vitals

Google Core Web Vitals: cosa sono?

I Core Web Vitals sono le più recenti metriche introdotte da Google per valutare l’esperienza degli utenti (user experience o UX) sui siti web. Questi parametri servono a scoprire se le persone interagiscono con le pagine di un sito in maniera semplice e appagante.

I Web Vitals di Google vanno ad aggiungersi agli altri fattori SEO (usabilità sui dispositivi mobili, protocollo HTTPS, velocità di caricamento della pagina e altri), diventando anch’essi determinanti per il posizionamento di un sito web.

Ricordiamo che Google è da anni che misura l’efficienza dei siti web. Dal 2010, ad esempio, ha cominciato a considerare la velocità come elemento per valutare la user experience. Negli anni ha affinato sempre più le sue metriche e i suoi algoritmi andando ad indagare via via nuovi aspetti. Quello di Google è un lavoro in continua evoluzione: man mano che raccoglie dei dati, si prepara a misurarne di nuovi.

Perché Google ha introdotto i Core Web Vitals?

Forse ti starai chiedendo: perché Google è così interessato a misurare e comprendere l’esperienza degli utenti online?
Perché l’obiettivo di Google è sempre stato quello di rendere la ricerca di informazioni un’esperienza semplice e soddisfacente per le persone.

In altre parole, gli utenti devono trovare velocemente risposte chiare ed esaustive alle loro domande. Questo fa sì che gli utenti continuino ad utilizzare Google come strumento per le loro ricerche in rete. Pertanto, Google premia i siti web più performanti ponendoli in cima ai risultati di ricerca.

seo

Solo per fare un esempio, consideriamo il fattore velocità: immaginiamo un sito web ricco di contenuti utili ma lento a caricare. Questa lentezza causerà l’uscita dal sito da parte degli utenti perché le persone vogliono trovare risposte velocemente, non sono disposte ad aspettare a lungo che la pagina si carichi. 

La loro pazienza non va, in media, oltre i 3 secondi; superare questo limite significa perdere molto traffico. Questo si traduce poi in un problema per il proprietario del sito, ma anche per Google che interpreta la ripetuta azione degli utenti (abbandono del sito) come un segnale negativo che gli indica che quel sito non è utile, e quindi non meritevole di trovarsi tra i primi risultati di ricerca.

In definitiva, Google vuole aiutare le persone che si rivolgono alla sua piattaforma per trovare informazioni. I siti web che danno una risposta chiara, rapida e che offrono una navigazione semplice e intuitiva saranno considerati i migliori.

Ora che abbiamo ricordato quali sono gli obiettivi di Google, entriamo nel vivo dell’articolo e scopriamo quali sono i web vitals.

Web vitals: quali sono?

I Core web vitals, attualmente, sono 3:

1) LCP: misura la velocità di caricamento del contenuto principale della pagina. Questo parametro (Largest Contentful Paint) indica quanto tempo impiega l’elemento più grande della pagina (può essere un’immagine oppure un video) a caricarsi sul display dell’utente (sia su desktop che su dispositivi mobili!). 

Più aumenta il tempo di caricamento, superando i 2,5 secondi entro i quali la velocità è considerata buona, e più aumenta la possibilità che l’utente abbandoni il sito. Questo si traduce in un’alta frequenza di rimbalzo e, conseguentemente, in un basso tasso di conversione. Ancora una volta, Google ci ricorda che la velocità di caricamento è un aspetto fondamentale; se trascurata rischia di minare ogni strategia SEO in atto.

2) FID sta per First Input Delay e misura il tempo che passa tra la prima interazione dell’utente sul sito (es.click su un bottone o il click su un link) e la risposta del browser a quell’azione. Buone tempistiche sono quelle entro i 100 millisecondi, superati i quali cresce la tendenza delle persone ad abbandonare la pagina, e se si superano i 300ms si rischiano vere e proprie penalizzazioni.

3) CLS: misura la stabilità visiva della pagina. Immaginate di voler cliccare su un elemento di una pagina web, ad esempio un bottone, ed improvvisamente questo si sposta e vi fa cliccare su un elemento che a voi non interessava. L’esperienza di navigazione non sarà certo positiva e questo Google lo sa. Ecco perché ha introdotto il Cumulative Layout Shift, che misura quanto una pagina web è graficamente e visivamente stabile. Se ci sono elementi del layout (testi, box, immagini) che si muovono in maniera imprevista e indesiderata, verrà attribuito un punteggio basso al CLS. FID: misura l’interattività della pagina web. 

I web vitals, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, non saranno gli unici fattori a influenzare il ranking, semplicemente si aggiungeranno a quelli utilizzati finora da Google.
Google continuerà a valutare come elemento primario i contenuti, premiando le pagine con le informazioni più interessanti e pertinenti.
Ma, tra due siti con contenuti di pari qualità, sarà l’esperienza utente a fare la differenza sul posizionamento della pagina nei risultati di ricerca.

I Core Web Vitals sono un’ottima occasione per migliorare le performance del proprio sito sia a livello di SEO che di UX.

Per misurare i Core Web Vitals si può utilizzare questo tool gratuito. Una volta individuati i problemi, il consiglio è di rivolgersi ad un professionista in grado di intervenire sulle problematiche per non perdere traffico e opportunità di conversione.

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