Ideare per comunicare

Landing page: cos’è e a cosa serve

landing page

Landing page, cos’è

Iniziamo quest’articolo dedicato alle “landing page” con alcune domande a bruciapelo, per poi entrare più nel dettaglio e scoprire tutti gli aspetti di questo fantastico strumento di conversione.

Pronto? Partiamo! 

Cosa vuol dire landing page?

Landing page significa, letteralmente, “pagina di atterraggio”. Si tratta, molto brevemente, di una pagina web dove far arrivare gli utenti per invitarli a compiere una precisa azione.

Quali sono le landing page?

Una pagina di atterraggio, anche se apparentemente non sembra, è molto diversa dalle normali pagine di un sito web. Ciò che le distingue è soprattutto l’obiettivo: le pagine di un sito  servono a presentare un’azienda e i suoi servizi in maniera “generica”. Le landing page, invece, hanno un obiettivo di conversione molto specifico, inoltre:

  • Sono destinate ad un pubblico attentamente profilato.
  • Vengono strutturate con logiche diverse da quelle adoperate per l’homepage e le altre pagine: “servizi”, “prodotti”, “chi siamo” ecc.
  • Non vi si accede dal sito web, ma in altri modi che ora vedremo.

 Landing page, dove si trova?

Una landing page non si trova nel menu di navigazione del sito web ma vi si accede, solitamente, da un annuncio pubblicitario. Questa è un’altra delle caratteristiche tipiche della landing page; che la rende speciale, diversa dalle altre pagine.

A cosa serve una landing page?

Le landing page sono utili in due casi:
1- Quando si vogliono raccogliere le e-mail degli utenti per fare successivamente e-mail marketing.
2- Per vendere un prodotto/servizio direttamente online.

Nelle paragrafo che segue ti spiegherò la differenza tra queste due tipologie.

Squeeze page e Sale page

Niente paura, chiariamo subito questi termini. Come abbiamo appena visto, esistono due motivi che portano a creare una landing page.

La squeeze page è una pagina creata con lo scopo di raccogliere i dati degli utenti (fondamentalmente il nome e l’indirizzo e-mail) per poter in seguito inviargli offerte, novità, promozioni ecc. Insomma, per avviare tutte quelle azioni di e-mail marketing (link articolo) utili a instaurare una relazione con l’utente e condurlo poi, gradualmente, all’acquisto (o a mettersi in contatto con l’azienda).

Questo tipo di landing page è utilizzato per avvicinarsi agli utenti che ancora non conoscono bene un’azienda e i suoi servizi, e che vanno quindi “scaldati” prima di invitarli a un’azione più impegnativa (acquisto).

Come trattato nell’articolo “Funnel di vendita”, le persone prima di acquistare beni o servizi compiono un vero e proprio percorso a tappe, che sono:

funnel marketing

Bisogna guidare gli utenti passo-passo in questo percorso, a partire dall’alimentare il loro interesse.

Tornando alla squeeze page, come si fa ad ottenere l’indirizzo e-mail degli utenti? Offrendo in cambio un contenuto utile e interessante (sconto, e-book gratuito, consulenza gratuita, campione omaggio, demo gratuita ecc.). Insomma, qualsiasi incentivo che lo faccia proseguire nel suo “viaggio”.

– Le sale page, invece, puntano direttamente alla vendita. Sono pagine destinate ad un pubblico più “maturo”, che ha le idee chiare e che conosce già l’azienda/prodotti e che ha manifestato in precedenza interesse nei suoi confronti ed è quindi più propenso e pronto a convertire.

Le sale page sono molto utilizzate dalle aziende che danno la possibilità di acquistare direttamente online (es.e-commerce) ma, come vedremo, ne possono beneficiare anche aziende e professionisti che trattano servizi anziché prodotti.

L’intento di ricerca

Indipendentemente dal tipo di landing page che si vuole creare, è necessario conoscere l’ “intento di ricerca” degli utenti. Da qui parte la strutturazione della pagina.

Ma, cos’è l’intento di ricerca? È la domanda che l’utente fa al motore di ricerca (come Google) per trovare una risposta ai suoi bisogni, dubbi o desideri.

Esempio:

Gianni ha smesso di fumare e vuole premiarsi con un trattamento di sbiancamento dentale. Non conoscendo nessun professionista in zona che offra questa prestazione, va su Google e digita: “sbiancamento dentale a Torino”. Cosa si aspetta che Google “risponda”?

Gianni spera che il motore di ricerca gli fornisca informazioni su quali dentisti in zona si occupano di sbiancamento dentale. Questo è il suo intento di ricerca. Questo è quello che si aspetta.

 Dall’altra parte, per lo studio dentistico “Dentibelli”, esperto in questo tipo di trattamenti, è fondamentale conoscere l’intento di ricerca di utenti come Gianni. È sull’intento di ricerca che si costruisce una landing page.

Questo banale esempio serve anche a chiarire due aspetti:

  1. Non solo le aziende possono beneficiare di landing page, ma anche professionisti;
  2. L’obiettivo di conversione di una landing page (in questo esempio, di sale page) non deve per forza essere la vendita diretta sul sito, ma si può adattare ai bisogni di ciascuno. Nel caso del nostro studio dentistico, l’obiettivo di conversione è quello di essere contattati per fissare un appuntamento.

Cerchiamo ora di capire meglio il legame tra intento di ricerca e landing page. Come detto all’inizio di quest’articolo, le landing page sono pagine molto specifiche, che vogliono rispondere ad un preciso bisogno dell’utente.

Lo studio dentistico “Dentibelli” ha un sito web dove presenta tutti i suoi servizi, ma questo potrebbe non bastare a convincere Gianni a prendere un appuntamento. Perché Gianni non sta cercando un dentista qualunque, bensì uno specializzato in sbiancamento denti.
Per questo motivo, se lo studio dentistico in questione vuole attirare persone come Gianni, farà bene a creare una landing page ad hoc su quel particolare argomento.

landing page efficace

Con quali canali promuovere una landing page

In che modo far approdare un utente su una landing page?
Come ormai avrai capito, una landing page è una pagina di approfondimento e, sebbene vi si può accedere anche attraverso i risultati organici, il più delle volte è l’estensione di un annuncio pubblicitario.

1 – Annunci Google.

Tra i metodi più utilizzati per portare gli utenti a una landing page ci sono gli annunci “Search” e quelli “Display” di Google.

Come dicevamo nell’articolo “Tipi di campagne Google Ads”, le campagne “search” sono le più diffuse e consistono in annunci testuali che compaiono nella pagina dei risultati di Google quando un utente utilizza determinate keyword nella sua ricerca.

Gli annunci dovranno essere configurati intercettando proprio quelle keyword (ricordi l’importanza di conoscere l’intento di ricerca degli utenti?), assicurandosi che l’utente, una volta cliccato sull’annuncio e atterrato sulla landing page, trovi la risposta alla sua domanda.

2 – Annunci pubblicitari sui Social media

È possibile fare conoscere al pubblico una landing page anche attraverso le campagne sponsorizzate su Facebook. Anche qui non va trascurata la prima fase di analisi: bisogna scegliere accuratamente il pubblico.

Le landing page, ripetiamolo, sono pagine che rispondono in modo preciso a uno specifico bisogno. Pertanto, il pubblico di destinazione sarà molto circoscritto.

Se, ad esempio, sto pubblicizzando nella mia landing page un innovativo sterilizzatore per biberon, non mi rivolgerò ad un pubblico generico (uomini e donne di tutte le età) ma sarà meglio selezionare:

  • Un pubblico femminile;
  • di una certa fascia di età (25-35 anni);
  • che mostra interesse verso pagine che parlano di maternità per essere sicuro di avvicinarmi al mio target (=neo mamme).

L’esempio è molto approssimativo; in realtà quando si costruisce una campagna ci sono molti altri parametri selezionabili, ma può essere utile a ribadire il fatto che più circoscrivo il mio pubblico e più probabilità ho di far vedere il mio annuncio a persone realmente interessate al prodotto.

Tante volte si pensa, erroneamente, che un annuncio mostrato a un pubblico molto ampio porti ad una maggior visibilità; in realtà, se l’obiettivo è convertire, questo comportamento non serve a nulla, anzi porta a uno spreco di denaro. Quello che serve è il pubblico “giusto”, i cui bisogni sono perfettamente in linea con le nostre soluzioni.

3 – E-mail marketing

Anche le e-mail sono un eccellente strumento per far conoscere una landing page e il suo contenuto. In questo caso poi, il processo di “raffinazione” del pubblico è già avvenuto: ci stiamo, infatti, rivolgendo a utenti che conoscono l’azienda e che, in passato, ci avevano lasciato il loro indirizzo e-mail.

Un pubblico più “maturo” quindi, che potrebbe essere già vicino alla conversione.
Logicamente, attraverso le e-mail ha senso promuovere una sale page; la squeeze page non avrebbe molto senso (poiché abbiamo già raccolto l’indirizzo e-mail degli utenti).

Come impostare una landing page

Quest’ultimo paragrafo è dedicato all’aspetto più tecnico, ovvero come costruire una landing page. Anche se le squeeze page e le sale page, per ovvi motivi, differiscono in alcuni aspetti, ci sono molti punti in comune. Possiamo dire che il ragionamento alla base della loro costruzione è il medesimo.

Bene, scopriamo allora cosa deve contenere una landing page.

1 – Come prima cosa, la pagina deve essere in linea con l’annuncio pubblicitario su cui l’utente ha cliccato; egli deve capire di cosa si sta parlando appena atterra sulla pagina. Quindi tutti gli elementi dell’intestazione ( titolo, testo e immagini ) devono essere accattivanti ma soprattutto esplicativi. Il layout dev’essere professionale, con il logo aziendale ben in evidenza e gli altri elementi grafici disposti secondo certe logiche.

2 – Nella descrizione del prodotto/servizio che si sta pubblicizzando è importante elencare i benefici per l’utente. Non si tratta di esporre le caratteristiche del prodotto; ma di spiegare perché può essere utile alla persona; che problema risolve, che miglioramento offre.
Sia che si tratti di un benefit (squeeze page) che di un prodotto/servizio (sale page), va offerto un vantaggio reale, un incentivo molto chiaro e che nessun competitor offre.
Differenziarsi e lavorare sull’unicità della propria proposta è uno dei punti salienti nella realizzazione di landing page.

3 – Il pulsante call to action (es.“scarica gratis”; “iscriviti; “acquista” ecc.) è quello che porta alla conversione. Pertanto, il suo messaggio deve essere breve e chiaro e il pulsante ben visibile, con colori in contrasto con il resto della pagina. Infine, dev’essere l’unico elemento cliccabile di tutta la pagina. Come ti dicevo, nelle landing page non c’è un menu, e nemmeno dei link; nessun elemento di distrazione. L’obiettivo, infatti, è di non far uscire l’utente dalla pagina.

Un concetto che spesso si applica alle call to action è quello di scarcity. Si tratta di rendere l’offerta imperdibile agli occhi dell’utente, facendo leva sul fatto che essa sia limitata (nel tempo o nella disponibilità). In questo caso, le call to action saranno affiancate da diciture come “ultimi posti disponibili”, “offerta valida fino al…”.

Un centro estetico che promuove su una landing page il trattamento viso scontato al 50%, potrebbe ottenere diversi risultati a seconda che usi l’una o l’altra di queste call to action:

  • Sconto 50% prenota
  • Sconto 50% prenota ora, l’offerta scade domani!

Il fatto che l’offerta abbia una scadenza aumenta il desiderio di ottenere quello sconto, e può essere la spinta all’acquisto. Il senso di “urgenza”, infatti, elimina eventuali dubbi e porta l’utente ad appropriarsi in fretta di quel vantaggio, senza rimandare.

4 – Semplificare le procedure di conversione. È fondamentale rendere la vita facile al visitatore della pagina. Ciò significa che, una volta che l’utente ha cliccato sul pulsante call to action, le successive procedure (di iscrizione o di acquisto) devono essere semplici, chiare e portare alla conversione nel minor numero di passaggi possibile.

5- Le testimonianze. Le opinioni di altre persone sono utilissime ad abolire lo scetticismo, la paura e i dubbi dei nuovi clienti. Quindi, se ci sono recensioni, inseriamole nella pagina!

esempio di landing page

A questo punto, la landing page è completa di tutti i suoi elementi. Il pulsante di conversione può essere ripetuto anche alla fine della pagina, dopo le recensioni.

Un’ultima accortezza: realizzare una “thank you page” che si apra una volta che l’utente ha convertito. Si tratta di una finestrella che appare per ringraziare l’utente per l’azione compiuta. Ma non ha solamente questa finalità; serve anche a tracciare le conversioni.

Dopo tutto l’impegno per creare correttamente la landing page, infatti, bisogna capire se porta dei risultati. Come? Analizzando il tasso di conversione, ovvero il rapporto tra il numero di visite (utenti entrati nella pagina) e il numero di conversioni.

Se su 100 visite, 10 persone mi lasciano la mail (o acquistano prodotto), il tasso di conversione sarà del 10%.

Non esiste un valore preciso che indichi se il tasso di conversione è alto o basso. I dati vanno contestualizzati e soprattutto monitorati, perché una landing page può essere continuamente ottimizzata.

In conclusione, voglio sottolineare la peculiarità di una landing page rispetto ad altre pagine web.
Una landing page è in grado di rispondere ad un’unica, precisa domanda posta dall’utente. Per questo motivo, la conversione avverrà in maniera più fluida, facile e naturale.

Molto spesso vedo annunci pubblicitari che si collegano alla home page del sito. In questi casi è davvero difficile che le persone convertano, perché si trovano su una pagina molto generica che si ramifica e porta ad altre pagine. 

Come sappiamo, le persone in rete sono distratte e cercano risposte veloci; non vogliono navigare in tutto il sito per trovare la risposta ai loro bisogni. Ecco, quindi, che il miglior sistema per rendere una campagna efficace è collegarla ad una landing page creata ad hoc e che risponde a quello specifico bisogno.

Creare una landing page è “un’arte”; passatemi il termine, ma ogni elemento dev’essere pensato e curato nei dettagli. Se ben impostate sono strumenti di conversione molto potenti.

Stefano Comencini

Pronto a far decollare la tua attività online?

Siti web e/o web marketing?

siti-o-web-marketing

In questo articolo ho il piacere di raccontare brevemente come lavoriamo quando ci viene richiesta la realizzazione di un sito web per una struttura ricettiva. Insomma, il nostro approccio e la nostra filosofia di fronte la richiesta di “ricevere più prenotazioni dirette tramite il sito internet”.

Partiamo da una considerazione: i siti web non sono tutti uguali; non esiste una formula da applicare indistintamente a tutti i tipi di aziende. Un sito e-commerce avrà esigenze diverse da quello di un’azienda locale, il sito web di uno studio medico verrà concepito secondo logiche diverse rispetto il sito di un ristorante e così via.

Ogni tipologia di attività ha il suo obiettivo ed è proprio intorno ad esso che noi cuciamo il sito web. Le strutture ricettive hanno come obiettivo principale quello di vendere camere in maniera diretta; senza, cioè, dipendere dalle OTA o altri intermediari. Tutto il nostro lavoro di web agency è orientato in questa direzione.

Chiariamo subito che, per raggiungere questo scopo, non esiste un “sito web magico”: nessun sito è in grado di ricevere prenotazioni dirette da solo, ma dev’essere supportato da specifiche attività di marketing (che portino traffico al sito web). Nelle prossime righe scopriremo, attraverso degli esempi, perché le due attività (sito e web marketing) non devono essere pensate come due cose separate.

Certo, ci sono molte cose che si possono e si dovrebbero fare per rendere un sito web uno strumento di conversione (come abbiamo visto in questo articolo) ; anzi è indispensabile che sia performante e che guidi facilmente l’utente verso la prenotazione.

Un sito, infatti, può essere bello, creativo, ricco di immagini, ma una delle cose più importanti, secondo la nostra esperienza, è che sia facilmente fruibile. L’estetica ha la sua importanza ma non deve interferire con l’“usabilità” del sito stesso. Credere di distinguersi dai competitor e ricevere più prenotazioni con un sito web ricco di “effetti speciali” è un grosso errore.

Se l’utente non capisce dove cliccare per prenotare perché bombardato da distrazioni, addio prenotazione. Egli preferirà prenotare da booking.com, ad esempio, dove trova molta più chiarezza e facilità d’utilizzo. Ora, invece, facciamo un paio di esempi per capire meglio il rapporto tra sito web e attività di web marketing.

Esempio 1:

Un albergatore, stufo di ricevere prenotazioni tramite OTA, investe nella creazione di un sito web bello ma anche veloce, fruibile e con tutte le migliori qualità esistenti che favoriscono le prenotazioni. A questo punto, pensa di aver concluso la sua missione “ricevere più prenotazioni sul sito” ma non è così. Se si ferma a questo-sebbene importante-step, gli rimangono solo due possibilità: o il sito si posiziona in maniera organica (senza pagare Google) ai primissimi posti dei risultati di ricerca (cosa difficile per la categoria hotel) oppure questo magnifico sito è destinato a non essere trovato dagli utenti o comunque a ricevere poche visite (e quindi poche prenotazioni). È come se il sito neanche esistesse e tutto il lavoro fatto risulta inutile. Cosa può fare? L’alternativa è adottare un’attività mirata di web marketing (possono essere annunci su Google o sui Social) per portare le persone dentro al suo sito.

Esempio 2:

Un altro albergatore, anch’egli stanco di pagare le alte commissioni alle OTA, ha investito in campagne pubblicitarie per far approdare le persone sul sito web della sua struttura affinché prenotino da lì. Le persone entrano nel sito ma, una volta atterrati, si trovano in un sito:

  • Lento a caricare
  • Caotico, non si capisce dove cliccare per prenotare
  • Le immagini sono di scarsa qualità
  • La descrizione delle camere è approssimativa
  • La descrizione e i prezzi dei servizi sono poco chiari

Cosa fanno quelle persone? Escono. Scappano dal sito, probabilmente non fanno nemmeno in tempo a rendersi conto di tutte le lacune indicate, perché già a causa della prima (sito lento) si stancano di aspettare ed escono.

Insomma, avrai capito che sito web e attività di web marketing vanno a braccetto e non possono essere pensate separatamente se si vuole creare una strategia solida di disintermediazione dalle OTA.

“Le performance di un sito web per hotel si misurano in prenotazioni dirette”

Ora, però, voglio raccontarti come la nostra web agency si attiva di fronte la richiesta
di un albergatore nella realizzazione di un sito web
e di come lo accompagniamo
verso il raggiungimento dei suoi obiettivi di vendita.

Un sito web che converte

La nostra web agency, trovandosi nel territorio altamente turistico del Lago di Garda, ha acquisito negli anni competenze specifiche nella realizzazione di siti web & marketing turistico.
Ecco brevemente come interveniamo e la nostra metodologia di lavoro:

Briefing iniziale
Facciamo un’analisi con il cliente per capire le caratteristiche della sua struttura; cosa la distingue dai competitor; i servizi su cui vuole puntare e, soprattutto, il suo "cliente-tipo".
Elaborazione strategia
Sulla base del brief, elaboriamo una proposta strategica per raggiungere gli obiettivi del cliente. Pensiamo a come realizzare il sito web della struttura, e quali strumenti di web marketing utilizzare, ideando campagne pubblicitarie ad hoc.
Raccolta materiale
Occorrono foto, video e testi per la realizzazione del sito. Se il cliente non riesce a fornirli, suggeriamo professionisti quali: fotografi, videomaker e copywriter, occupandoci personalmente della coordinazione di questi lavori.
Creazione pagine e grafica
Dopo aver raccolto i contenuti, creiamo le pagine del sito web rendendole chiare e facili da fruire per gli utenti. Grazie ai graphic designer, inoltre, rendiamo il sito accattivante e coerente con l’immagine dell’hotel.
Test
La prima bozza del sito viene fatta in un “ambiente test”, dove sarà possibile valutare lo stato di avanzamento dei lavori, ed apportare le necessarie modifiche. Inoltre si verifica che il sito web funzioni su tutti i browser.
Versione mobile e responsive
Un sito web oggi deve poter essere visibile su qualsiasi dispositivo mobile (smartphone & tablet ). Per fare questo, si utilizzano delle tecniche per adattare i contenuti alle dimensioni dei vari display.
Pubblicazione
Una volta approvata la versione test, il sito viene messo online definitivamente.
Web marketing
A questo punto si lavora sulla pubblicità, attivando campagne sponsorizzate per portare traffico al sito web e renderlo così un potente strumento di conversione, in grado di generare prenotazioni dirette.

Come vedi, l’ultimo (ma non per importanza) step è quello della promozione, indispensabile a portare le persone al sito web. Oggi esistono molti strumenti di marketing che permettono di farsi conoscere facilmente dagli utenti, ovunque essi si trovino. Nel nostro lavoro ci serviamo principalmente di:

Campagne Google Ads

Utili per promuovere un sito web in maniera immediata, inserendo annunci a pagamento all’interno delle pagine di ricerca di Google.

Social Media Marketing

Serve sia a comunicare con le persone attraverso i Social Media (come Facebook, e Instagram,) consolidando così la propria brand reputation, sia per creare campagne sponsorizzate mirate a precisi gruppi di persone.

E-mail marketing 

Infine, non dimentichiamo l’importanza delle e-mail sia per comunicare in modo diretto e veloce con i clienti, ma soprattutto come lo strumento per fidelizzare i propri ospiti con l’invio, ad esempio, di offerte personalizzate.

Riassumendo:

  • Il sito web da solo (ossia senza supporto di attività di web marketing) per quanto ben concepito non riceverà visite…e quindi potenziali prenotazioni.
  • Attività di web marketing da sole (che però portano ad un sito lento, caotico ecc. ) saranno insufficienti per raggiungere l’obiettivo di vendita; come abbiamo visto, l’utente uscirà dal sito e… addio prenotazione!
  • Sito web (ben costruito) & attività di marketing incluse in un unico piano strategico
    significa portare molte visite al sito; il quale, grazie alla sua facilità d’uso per l’utente, genererà più prenotazioni

“C’è sempre un piano strategico alla base del successo”.

Quando incontriamo i nostri clienti, esploriamo anche altri dettagli, al fine di rendere le attività di marketing più efficaci. Ad esempio, cerchiamo di capire bene il loro cliente-tipo per andare a colpire in modo mirato quegli utenti e non disperdere risorse. 

Concentrarsi sul proprio target aiuta anche a confezionare offerte e promozioni specifiche davvero allettanti e quindi capaci di condurre le persone alla prenotazione. Con questo articolo spero di averti dato utili spunti di riflessione per la tua attività. 

Se vuoi approfondire l’argomento noi siamo pronti ad ascoltarti e a rispondere ai tuoi dubbi. 

Alla prossima, Stefano

Vuoi ricevere più prenotazioni dirette?

Funnel di Vendita, cos’è?

cos'è il funnel di vendita

Il funnel di vendita, o funnel marketing, è un modo per rappresentare il processo di
acquisizione clienti.
Conoscere il funnel di vendita è molto importante, soprattutto per chi vende prodotti o servizi online.

Per cominciare, la parola funnel significa imbuto e, come ben sappiamo, la particolarità di un imbuto è di avere un’ apertura molto ampia, e la parte terminale estremamente stretta. La struttura dell’imbuto rispecchia perfettamente il percorso delle persone quando
acquistano beni e/o servizi.

Già, perché le persone- più o meno consapevolmente- compiono un “cammino” prima di arrivare all’acquisto. Facciamo subito un esempio:

  1. Un negozio di abbigliamento trabocca di gente. Nonostante l’alta affluenza, vi è una certezza: tra tutte le persone che sono entrate nel negozio, soltanto alcune di loro usciranno con una busta in mano. Le restanti persone, dopo aver visionato gli scaffali e provato alcuni capi, usciranno senza comprare nulla. Probabilmente, molti di loro sono entrati solo per dare un’occhiata, altri non hanno trovato quello che cercavano; altri ancora non sono rimasti soddisfatti dei prezzi ecc.
  2. Negozio di abbigliamento online: l’e-commerce riceve moltissime visite, le persone osservano i prodotti presenti sul sito; comparano i prezzi; inseriscono prodotti nelle loro wishlist, ma solamente una piccola percentuale inserirà dei prodotti nel carrello virtuale portando a termine l’acquisto.

Insomma, online oppure offline, in un processo di vendita accade sempre la stessa cosa: soltanto una parte dei potenziali clienti porta a termine un acquisto. Ed ecco spiegato l’imbuto applicato al marketing: nell’apertura dell’ ”imbuto di vendita” entrano tutti i potenziali clienti mentre all’estremità, dove l’imbuto si stringe, escono solamente i clienti veri e propri.

Ma quello che è veramente interessante, e di cui ci occuperemo ora, è che online abbiamo la possibilità di intervenire attivamente, con varie strategie, per aumentare il flusso di clienti in entrata (e quindi, potenzialmente, anche quello in uscita).

Per fare questo, occorre innanzitutto svelare le fasi “invisibili” del processo di
vendita, e lo facciamo servendoci proprio dell’immagine dell’imbuto.

funnel marketing

Come possiamo vedere, gli step fondamentali del funnel sono quattro:

  • Attrazione
  • Interesse
  • Conversione
  • Fidelizzazione

Come dicevo, possiamo intervenire in ognuna di queste fasi, servendoci di vari strumenti digitali, qui riportati alla destra dell’imbuto. Lo scopo, quando si organizza un funnel di vendita, è di ottimizzare al meglio ogni passaggio; preparare il terreno adatto per trattenere quanti più utenti possibili all’interno del funnel e di accompagnarli all’ultimo step.

Non esiste un unico modello di funnel da applicare; ma va progettato strategicamente, di volta in volta, tenendo conto di:

  • Tipo di azienda/servizi
  • Target, ossia la tipologia di potenziali clienti
  • Obiettivo che si vuole raggiungere

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, ci tengo a precisare che l’obiettivo di conversione non è per forza di cose la vendita.

La conversione esprime il completamento con successo di un’azione di marketing orientata a far compiere agli utenti una determinata azione; ad esempio, l’acquisto di un prodotto, la sottoscrizione di una newsletter, il download di un documento, l’accesso al sito web ecc.

Funnel di vendita, come funziona?

Vediamo ora nel dettaglio gli step di un funnel di vendita:

1- ATTRAZIONE

La prima fase consiste nell’attrarre più persone possibili verso la propria azienda/prodotto. È il momento di farsi conoscere dal pubblico e far acquisire notorietà al proprio brand; insomma, di far entrare le persone nel funnel.

Nel mondo digitale, questo si può fare grazie ai moltissimi mezzi a disposizione che ora t’illustro brevemente. 

  • Seo: La SEO (Search Engine Optimization) è un insieme di tecniche volte a portare un sito web nelle prime posizioni sui motori di ricerca, sfruttando le parole chiave che usano le persone. Questo significa farsi trovare facilmente dagli utenti che stanno svolgendo una ricerca su Google.

  • Google Ads: pur usando altre modalità, queste inserzioni pubblicitarie hanno lo stesso scopo della SEO, ovvero portare molta visibilità a un sito web.

  • Blog: è possibile attirare gli utenti anche attraverso articoli di blog per stimolare la loro curiosità.
  • Social media: Facebook, Instagram, ma anche piattaforme come Youtube, sono strumenti utilissimi per farsi trovare dalle persone in rete e per raccontar loro la nostra attività

2- INTERESSE

Segue un processo di raffinazione: si cercano le persone che potrebbero essere realmente interessate a ciò che si offre; in questa fase il numero di utenti si riduce inevitabilmente, ma la cosa positiva è che restano gli utenti “giusti”: quelli che probabilmente convertiranno!

Una volta scremato il pubblico, lo si motiva all’acquisto facendo leva sui loro bisogni/desideri, dando loro informazioni utili per facilitare la decisione d’acquisto. Si offre una soluzione ai loro problemi e si stimola il loro interesse grazie a contenuti specifici, come:

  • E-book o pdf gratuiti da scaricare
  • Video informativi
  • Faq
  • Sconti e offerte speciali

In questo modo si offre un approfondimento o un “ assaggio” dei propri servizi, un ulteriore input che possa spingerli alla conversione.

Uno degli aspetti interessanti di questo step è che può essere sfruttato anche per la raccolta degli indirizzi e-mail degli utenti (che vengono richiesti in cambio del contenuto omaggio da scaricare), che saranno fondamentali per fare e-mail marketing in un momento successivo.

3-CONVERSIONE

L’imbuto si assottiglia sempre più: ci troviamo nel cuore del funnel di vendita, il momento in cui gli utenti convertono (come abbiamo visto la conversione dipende dall’obiettivo del funnel).

In questa fase non siamo più davanti a un utente completamente sconosciuto e indefinito, ma bensì un CLIENTE. Ma, come si arriva a farlo convertire? Qui gli strumenti utili sono:

  • Sito web: In un sito web non devono mancare le call to action (invito all’azione), ovvero quelle parti in cui si richiama l’attenzione dell’utente per sollecitarlo a compiere un’azione. Sono, fondamentalmente, quei pulsanti che conducono alla conversione (es. “aggiungi al carrello”, “prenota”, “registrati”, “contattaci”, “invia richiesta”, “scopri di più” ecc).
  • Landing page: sono pagine web molto specifiche dove far atterrare un utente e per promuovere una call to action precisa. Una landing page è raggiungibile attraverso una campagna di web marketing, come: un annuncio Ads, un’inserzione a pagamento su Facebook oppure una campagna di email marketing.
  • Retargeting: Infine, grazie al retargeting possiamo recuperare quelle persone che non hanno convertito immediatamente ma che hanno mostrato interesse; è un tipo di pubblicità online (si fa tramite Google o Facebook) il cui scopo è di far ritornare le persone sul sito web (o sulla landing page) e, questa volta, condurli all’acquisto.

4-FIDELIZZAZIONE

Una volta che le persone hanno raggiunto la conversione, è opportuno dedicarsi al rafforzamento del rapporto di fiducia con loro.

La fidelizzazione è uno step da non sottovalutare: è più semplice e vantaggioso, infatti, avere dei clienti affezionati, rispetto la continua ricerca di nuovi consumatori.

Per creare un legame con i clienti, ci vengono in aiuto strumenti come:

  • E-mail, tramite le quali raccontare le ultime novità, proporre offerte, nuovi servizi, sconti riservati ecc. (ti ricordi l’importanza di raccogliere le e-mail degli utenti, che abbiamo visto nel secondo step del funnel?).
  • Assistenza clienti nel post-vendita. Uno degli aspetti che può influenzare il ritorno -o meno- di un cliente è l’efficacia del proprio customer service. Il cliente, infatti, non deve sentirsi abbandonato dopo l’acquisto: deve poter contare sull’aiuto di un esperto in ogni momento. In questo modo si evitano recensioni negative e, di conseguenza, si può sperare nel ritorno del cliente in futuro.
  • Recensioni; è importante conoscere le opinioni dei clienti poiché un cliente soddisfatto probabilmente genererà un passaparola positivo, innescando altre vendite e altri commenti positivi. Altrettanto raccomandabile è rispondere ai commenti negativi per mostrarsi attenti e interessati a tutti i giudizi, e sfruttare la possibilità di difendere il prodotto /servizio che è stato messo in discussione.
  • CRM; per facilitare la gestione delle relazioni con i clienti, vengono in aiuto questi software. L’obiettivo di un CRM è di aiutare le aziende a restare in contatto con i clienti in modo sistematico, semplificando e rendendo più efficienti i processi aziendali.

Riassumendo, possiamo notare -attraverso i 4 passaggi illustrati sopra- la seguente trasformazione:

UTENTE SCONOSCIUTO
UTENTE INTERESSATO
CLIENTE
CLIENTE ABITUALE

Va precisato che questa “trasformazione” non è immediata, e i funnel sono dei modelli e come tali sono tracce da seguire ma con flessibilità, adattandoli ai risultati concreti.

A proposito dei risultati: se non soddisfano, o non si sono raggiunti gli obiettivi di conversione prefissi, bisogna analizzare tutti gli step del funnel aiutandosi con Google Analytics; solo in questo modo si può scoprire cosa ostacola il flusso e apportare le necessarie modifiche.

Possiamo aiutarti a strutturare il tuo funnel di vendita.

Brand protection per hotel: come difendere il proprio nome

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Brand protection: cos’è 

Per brand protection si intende un’azione volta a proteggere un marchio dalle cosiddette attività di brandjacking (o brand hijacking) dei competitor che, per ottenere visibilità, utilizzano impropriamente il nome di altri brand. Nel caso specifico delle strutture ricettive, la brand protection si attua nei confronti delle OTA e dei metamotori (es.Trivago).

Da anni, infatti, è consentito utilizzare un marchio altrui come keyword all’interno delle campagne pubblicitarie di Google. Ed è lo stesso Google che, dal 2018, permette l’utilizzo di marchi registrati all’interno degli annunci. Nulla d’illegale, quindi, in questa pratica; che porta però non poche problematiche all’albergatore.

Scopriamole attraverso un esempio e delle immagini.

Giovanna sta cercando su Google il sito dell’“Hotel Colosseo” a Roma, di cui ha sentito parlare bene, perché vuole prenotare una camera. Si aspetta di trovare come primo risultato il sito dell’Hotel Colosseo; invece fa un amara scoperta: i primi risultati che Google le restituisce sono tutti annunci di OTA che la invitano a prenotare tramite il loro servizio. Giovanna se ne accorge e dunque insiste nella sua ricerca scorrendo i risultati fino a trovare il sito ufficiale dell’hotel.

Questa è una storia a lieto fine; purtroppo storie come questa sono la minoranza: la maggior parte delle persone, infatti, clicca sul primo risultato che trova, dando per scontato di trovarsi sul sito ufficiale dell’hotel

Talvolta gli utenti non si accorgono nemmeno di essere sulla pagina di booking.com e finiscono così per concludere la loro prenotazione sul portale turistico di turno anziché sul sito dell’hotel che stavano cercando. 

Come se non bastasse, oggi la maggior parte delle persone naviga da smartphone e in questo caso è ancora più evidente l’impatto di questi annunci. Essendo lo schermo del cellulare più ridotto rispetto a quello del pc, ne risulta che il primo annuncio occupa tutta la schermata e la gente è molto pigra a “scrollare” i risultati.

Il fenomeno appare estremamente subdolo: un albergo viene superato sui motori di ricerca dalle OTA per la keyword contenente il suo stesso nome. Una concorrenza leale vedrebbe una competizione su parole chiave generiche come “Hotel a Roma” oppure “hotel con Spa a Merano”, “B&b in centro a Milano” ecc. ma, essere scavalcati per il nome stesso del proprio hotel, e doversi difendere da questo fenomeno, è sicuramente irritante. 

Te lo anticipo: per quanto possa infastidire la faccenda, è davvero importante prendere delle contromisure per difendere la propria immagine e il proprio nome in rete anche perché, come abbiamo detto, i consumatori tendono a fidarsi del primo risultato che Google gli propone.

In questa immagine si vedono chiaramente gli effetti del brandjacking: il sito dell’Hotel Dateo a Milano si trova solamente in terza posizione tra i risultati di Google per la ricerca esatta “Hotel Dateo Milano”. I primissimi posti sono tutti occupati dagli annunci delle Ota.

Conseguenze del Brandjacking 

La chiara conseguenza di questo fenomeno è che le persone finiscono per prenotare sui portali anziché sul sito ufficiale dell’hotel. Tradotto per l’albergatore, questo significa due cose: 

  • Dover pagare le commissioni alle OTA nonostante il tipo di ricerca (nome esatto dell’hotel) avrebbe dovuto portare immediatamente al sito web dell’hotel. 
  • Perdere anche la possibilità di raccogliere le e-mail ai fini della fidelizzazione. Per gli albergatori più avveduti, che hanno l’ottima abitudine di fare e-mail marketing, questo è un altro bel problema. 

Per quanto riguarda i clienti, il rischio è che paghino di più perdendo l’occasione di accaparrarsi il miglior prezzo garantito dall’hotel.

Soluzioni: cosa fare per proteggere il nome dell’hotel 

Come abbiamo detto non si può impedire che il nome del proprio hotel venga utilizzato come parola chiave nelle campagne sponsorizzate Google Ads. L’unica cosa da fare è prendere parte a questa partita e investire a nostra volta in campagne sponsorizzate. Si tratta, appunto, di fare brand protection. 

Certo, pagare per difendere il proprio nome e per competere con le OTA per una keyword che “ci appartiene” può suonare strano; ma ahimè ad oggi è l’unica strada da percorrere. L’alternativa (ossia non fare nulla) porta a conseguenze peggiori, come abbiamo visto nel paragrafo precedente. Secondo la nostra esperienza, le campagne di brand protection andrebbero sempre attivate e, per renderle più efficaci possibili, seguire alcune accortezze:

  • Creare campagne di brand protection su Google in modalità Pay per click: in questo modo pagherete soltanto se gli utenti cliccano sul vostro annuncio. Se poche persone cliccheranno sul vostro annuncio poco danno: avrete speso poco. Se, invece, riceverete molti click questo è un buon segno perché è molto probabile che quei click si traducano in prenotazioni. Sarebbe un controsenso attivare le campagne nella speranza che poche persone vi clicchino; al contrario gli annunci dovrebbero essere molto allettanti e invitare chiaramente le persone a “scoprire di più”, a conoscere la vostra miglior offerta. Come rassicurazione va detto che le keyword del brand sono molto più economiche rispetto a keyword più gettonate e generiche come “hotel in centro a milano”. 

Se, però, ancora temete di ricevere molti click (e quindi anche più spese) ricordatevi che:

le commissioni da riconoscere a Booking.com ammontano al 20%, mentre le spese a Google, in seguito di una prenotazione avvenuta grazie all’annuncio pubblicitario, si aggira intorno al 5%. 

Si fa presto a fare due conti su cosa sia il male peggiore. 

  • Creare delle campagne che portino ad una specifica pagina del vostro sito web, dove andrete ad illustrare chiaramente il vantaggio che hanno le persone a prenotare sul vostro sito. Ovviamente dovrete offrire una tariffa più allettante di quelle proposte dalle OTA. Oppure potreste invogliare l’utente garantendo la cancellazione gratuita o, ancora, un beneficio come la colazione, la spa o il parcheggio gratuiti. L’importante è far capire a chiare lettere che acquistare direttamente sul vostro sito ha un indubbio vantaggio. Alla fine è questo che desiderano gli utenti; sono queste piccole, ma grandi differenze a far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Quindi, differenziatevi con degli incentivi unici che le OTA non possano replicare.
  • Monitorare la situazione per capire quando è il caso di attivare queste campagne. Con una semplice ricerca su Google del nome della vostra struttura ricettiva, potrete subito vedere come siete posizionati. Se i vostri annunci sono già in prima posizione non occorre fare altro; ma se vi accorgete di essere stati scavalcati dalle Ota per la keyword contenente il nome del vostro hotel, allora è proprio il caso di attivare una campagna di brand protection. Durante la pandemia Covid-19, è capitato invece che molti hotel avessero lasciato attive queste campagne nonostante le OTA (anch’esse colpite economicamente dalla situazione) avessero sospeso le attività di brandjacking. Se quegli albergatori avessero monitorato la situazione, avrebbero potuto sospendere le campagne di brand protection ed evitarsi quest’inutile spesa. In sintesi, è bene controllare periodicamente l’andamento della situazione.

Conclusioni 

Le campagne di brand protection Google Ads sono campagne di natura “difensiva” , ma non per questo meno utili di altre. Nonostante le OTA investano parecchi soldi in Ads, il nostro consiglio è di non lasciarsi schiacciare e non lasciare che abbiano vita facile, soprattutto quando si tratta di giocare con il vostro nome. Quello che investirete in campagne di brand protection lo risparmierete sulle commissioni alle OTA. 

Inoltre, a differenza delle OTA, che presentano le strutture in modo piatto e monotono, voi avete la possibilità di scegliere su quale pagina del vostro sito web far atterrare le persone. Qui il segreto sta nel differenziare la proposta con CTA accattivanti; condizioni e descrizioni dell’offerta chiare ed esaustive e tutte quelle regole che abbiamo visto nell’articolo “Sito web per hotel-obiettivo di aumentare le prenotazioni dirette”. 

In definitiva, le campagne di brand protection: 

  1. Sono meno costose rispetto le commissioni alle OTA, come abbiamo visto.
  2. Hanno un ottimo tasso di conversione. Questo perché ci si rivolge a persone che, nella loro ricerca, vi stavano già cercando; non cercavano un hotel a caso bensì il nome esatto del vostro hotel. 
  3. Acquisire i clienti in modo diretto ci permette di raccogliere le loro e-mail per fare azioni di marketing mirate, come le promozioni, ai fini della fidelizzazione. 

Per oggi è tutto, se hai delle domande e hai bisogno di chiarimenti non esitare a contattarmi per una consulenza gratuita. 

Alla prossima
Stefano Comencini

Campagne pubblicitarie sui Social media

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In questo articolo scopriremo come creare campagne pubblicitarie sui social media.

I Social media, come Facebook e Instagram, sono canali di intrattenimento dove milioni di persone passano il loro tempo: vedono le ultime notizie, rimangono in contatto con altre persone, condividono foto o momenti della loro giornata.

Ma sono anche formidabili strumenti di web marketing per aziende e professionisti; sono, infatti, utili ad intercettare nuovi potenziali clienti e ad aumentare la notorietà di un brand (o di uno specifico prodotto/servizio).

Con Facebook ed Instagram, ad esempio, si possono creare campagne pubblicitarie sulla base sia dell’obiettivo che si vuole raggiungere (maggior visibilità di un post, più like alla pagina, più click al sito ecc.), sia del target di persone che si vuole intercettare (in base ai loro interessi , la loro età o alla loro posizione geografica). Creare inserzioni così specifiche serve ad attirare utenti realmente interessati.

Investire in pubblicità sui Social media è un’operazione che richiede, però, un’attenta valutazione a monte: non è detto, infatti, che sia utile a tutti indistintamente. Alcune tipologie di attività, infatti, potrebbero beneficiarne più di altre. Insomma, come sempre, è indispensabile un’accurata analisi per comprendere su quali strumenti di web marketing è il caso di puntare (campagne social, appunto, oppure campagne Google adse-mail marketing, o un giusto mix di queste).

In questo articolo mi concentrerò solamente sulle attività di advertising, in particolare sulle campagne pubblicitarie Facebook ed Instagram. Ovviamente, i social media sono strumenti utili anche a prescindere dall’utilizzo delle inserzioni a pagamento. Grazie a post organici (=non a pagamento), infatti, si può coinvolgere il proprio pubblico nel quotidiano con contenuti testuali, foto e video. Un impegno comunque da non sottovalutare se si vuole creare una pagina interessante, curata e con pubblicazioni costanti.

Tutto questo impegno, però, spesso non basta, perché solamente il 6% circa del pubblico di una pagina social visualizzerà i contenuti organici, come spiegato anche in questo articolo.

Perché solamente così pochi fan di una pagina riescono a vedere i post pubblicati? Perché, per farla breve, i Social Media, per guadagnare soldi e quote di mercato, devono fare in modo che il pubblico raggiunto in maniera organica rimanga sempre nei limiti di una determinata soglia.

Ed ecco spiegata una delle ragioni per cui, volenti o nolenti, abbiamo tutti bisogno di campagne sponsorizzate, se vogliamo raggiungere un più ampio pubblico. Vediamo quindi ora l’utilità che i contenuti sponsorizzati possono avere all’interno del social media marketing. 

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Campagne pubblicitarie Facebook e Instagram: 

Una volta capito che è appropriato investire in pubblicità sui social media, e che questi mezzi possono portare un beneficio alla propria attività, si può definire la campagna pubblicitaria, seguendo questi step: 

1) Scelta della piattaforma da utilizzare 

Per scegliere il Social media più indicato a supportare i propri obiettivi di marketing, bisogna studiare il pubblico, la concorrenza, e conoscere le differenze tra le varie piattaforme. Ovviamente, possono essere impiegati anche più canali ma, in linea generale, è meglio concentrarsi su un canale alla volta. 

2) Scelta degli obiettivi e risultati attesi 

Facebook e Instagram offrono diversi tipi di campagne pubblicitarie, in base agli obiettivi di marketing da raggiungere. Esistono, infatti, tre macro-categorie di obiettivi, che ricalcano le diverse fasi del processo d’acquisto, e che sono: notorietà, considerazione e conversione. Vediamole più nel dettaglio:

Notorietà 

L’obiettivo di questa categoria di inserzioni è far conoscere l’azienda ad un pubblico potenzialmente interessato. All’interno della macro-categoria “Notorietà”, è possibile scegliere tra due campagne diverse: notorietà del brand e copertura. 

  • Notorietà del brand: qui l’obiettivo è creare interesse nei confronti del brand (o prodotto/servizio). Queste inserzioni possono essere: video, caroselli, esperienze interattive; in ogni caso aiutano a raggiungere le persone che potrebbero essere interessate all’azienda.
  • Copertura: con queste inserzioni si mira a raggiungere le persone presenti in una specifica area geografica. Sono ideali per chi vuole promuovere la propria attività nelle vicinanze.

Considerazione 

Queste campagne servono a creare un’interazione con le persone che già conoscono il brand, al fine di aumentare la loro considerazione nei confronti del brand stesso. Anche per questa categoria esistono diverse sotto-categorie tra cui scegliere in base alle proprie esigenze. Si può impostare una campagna: 

  • Traffico: inserzione utile a promuovere il proprio sito web. Indispensabile inserire nell’annuncio una call to action su cui cliccare (es. “scopri di più”).
  • Interazione con il post: con interazione intendiamo: reazioni, condivisioni, commenti o “mi piace” alla pagina. 
  • Messaggi: queste inserzioni vengono mostrate alle persone che hanno l’abitudine a mandare messaggi alle pagine Fb/Ig delle aziende per chiedere informazioni (ad esempio su una promozione/prodotto).
  • Installazione dell’app: campagna che promuove l’installazione di un’applicazione. Si va a rintracciare, infatti, quel pubblico che ha la tendenza a scaricare app sul proprio telefono. 
  • Visualizzazione video: questa campagna aiuta a raggiungere le persone interessate a guardare video; mostrando proprio a loro la nostra inserzione-video.
  • Generazione di contatti: con questa inserzione possiamo creare un form per raccogliere nuovi contatti e profilare così possibili nuovi clienti.

Conversione 

Quest’ultimo insieme di inserzioni serve a far compiere agli utenti una determinata azione (detta conversione). Il più delle volte, l’ obiettivo è la vendita. Queste inserzioni sono da indirizzare ad un pubblico che già conosce il brand e che ha già interagito con l’azienda.

È un pubblico più ”maturo”, pronto a convertire. In particolare si può scegliere tra:

  • Conversioni: per aumentare le azioni, da parte degli utenti, sul proprio sito web. Le conversione possono essere: l’iscrizione ad una newsletter, il download di un e-book, l’acquisto di un prodotto, o l’aggiunta di un prodotto al carrello. Le campagne conversione sono indicate per aziende che hanno un sito internet o un e-commerce.
  • Vendita prodotti del catalogo: questa campagna, invece, è più indicata per i grandi e-commerce che hanno molti prodotti.
  • Visita al punto vendita: come suggerisce il nome, questo tipo d’inserzione serve a raggiungere le persone che si trovano nei pressi di un punto vendita fisico. Per indirizzare le persone a visitare il punto vendita si possono usare call to action che danno le indicazioni stradali per raggiungere quel luogo.

Oltre la decisione dell’obiettivo, un altro parametro da selezionare per rendere più efficiente un’inserzione è l’individuazione del target.

3) Individuazione del target 

Occorre avere chiaro chi è il pubblico al quale indirizzare la comunicazione. Sviluppare il profilo del cliente tipo (buyer personas) è essenziale per lo sviluppo di ogni strategia di web marketing. Facebook e Instagram aiutano a intercettare il pubblico giusto grazie le opzioni di targetizzazione. Quando impostiamo una campagna pubblicitaria, infatti, possiamo selezionare il pubblico destinatario in base all’area geografica in cui si trova, all’età, al sesso, agli interessi e comportamenti; oppure far ricorso all’opzione “pubblico simile” che analizza il pubblico già esistente e trova altre persone con caratteristiche simili (quindi anch’esse probabilmente interessate). Se sei curioso di approfondire ulteriormente quest’aspetto ti invito a visitare questa pagina.
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4) Analisi dei dati 

Facebook e Instagram, come altri strumenti di web marketing, hanno anche il vantaggio di restituirci un dettagliato report sull’andamento delle campagne ed aiutarci quindi nell’analisi delle conversioni. 

Sulla pagina “Gestione inserzioni” si hanno a disposizione una serie di dati relativi le prestazioni dei post sponsorizzati. Saper leggere e analizzare questi dati e, se necessario, modificare la campagna in corso è fondamentale per ottenere i risultati sperati

Una campagna sui social, come qualsiasi altro intervento di digital marketing, infatti, è “in divenire” e richiede un costante monitoraggio per renderla sempre più precisa ed efficiente.

Siamo giunti al termine di questa breve presentazione delle campagne pubblicitarie dei due noti canali Social. Come avrai capito, non mancano gli strumenti per fare della buona pubblicità, ma lasciamelo ripetere: senza uno studio all’origine e senza pensare la campagna all’interno di un più ampio piano strategico, il successo non è per niente assicurato e si rischia di buttar via soldi e tempo. 

Per far decollare una campagna non è sufficiente pagare il social media di turno; gli strumenti di web marketing ci vengono in aiuto per promuovere le nostre attività ma non bisogna mai scordare l’importanza del “fattore umano” prima (pianificazione) e dopo (monitoraggio). 

Spero che questa panoramica sul mondo delle campagne pubblicitarie sui Social media ti sia stata utile. 

Alla prossima puntata ☺
Stefano

Il Social media marketing fa per te? Raccontami la tua attività, e scopriamolo assieme

Tipi di campagne Google

Tipi di campagne Google ADS

Tipi di campagne Google: oggi parliamo di Google Ads, la famosa piattaforma che consente di fare pubblicità a pagamento su Google, il motore di ricerca più utilizzato al mondo. 

Google Ads è uno mezzo pubblicitario indispensabile per aziende (sia grandi che pmi) e professionisti; per chi vende prodotti e per chi vende servizi. Insomma,  un eccezionale strumento  di web marketing per chiunque voglia far decollare la propria realtà online. 

Uno dei più grandi vantaggi, come vedremo più avanti, è che l’annuncio pubblicitario creato dall’inserzionista ha un costo strettamente legato alle azioni degli utenti; ovvero l’inserzionista non paga per mostrare l’annuncio, ma gli viene addebitato un costo solamente nel momento in cui un utente clicca sul suo annuncio.

Marco deve installare un climatizzatore nella sua abitazione, perciò cerca su internet un’azienda della sua città che si occupi d’impianti di condizionamento. Su Google digita la sua ricerca utilizzando questi termini: “installazione climatizzatori a Roma”.

Google, in risposta, gli offre una lunga serie di risultati, ed il primo che compare è l’azienda Cheroteramica che aveva creato un annuncio Google Ads Search indicando proprio “climatizzatori a Roma” come keyword per comparire tra i risultati di ricerca. Nel momento in cui Marco, reputandolo utile, clicca su quell’annuncio, all’azienda inserzionista viene addebitato un costo.

google ads

Campagne Rete Display

Brevissima premessa: la rete display è un gruppo di siti web che hanno accettato di mostrare gli annunci Google. 

Una campagna Google Ads Display si manifesta attraverso annunci testuali, video o banner pubblicitari che Google mostra all’interno dei siti web appartenenti alla sua rete.

È il proprietario del sito web a decidere il tipo di formato che vuole ospitare all’interno del proprio sito. Anche qui un esempio, anche se di fantasia, sarà di aiuto più di molte parole:

Luca sta cercando un hotel a Bibione e visita il sito dell’“Hotel Bibione Palace” per informarsi su prezzi e servizi. Poi esce dal sito senza prenotare. Poco tempo dopo, Luca legge le notizie sportive sul sito della Gazzetta dello Sport (sito che fa parte della rete display di Google) e tra le varie inserzioni pubblicitarie c’è anche un annuncio dell’hotel “Bibione Palace”, accompagnato da una promozione allettante. Luca, vedendo la pubblicità, si ricorda dell’hotel e, probabilmente, tornerà sul sito per prenotare.

esempio annuncio rete display

Questo è solo un esempio di un possibile funzionamento della rete display, che è molto efficace quando si usa la strategia di “retargeting”, ovvero di rintracciamento degli utenti che avevano già visitato il sito web.

Tra le campagne display ci sono anche le campagne Gmail, che mostrano gli annunci pubblicitari all’interno delle caselle di posta elettronica. Tali annunci somigliano proprio ad una e-mail, ma sono preceduti dalla dicitura “Ann.” o ”Annuncio”.

esempio annuncio

Come si vede in questo esempio, prima dell’elenco delle e-mail ricevute, c’è un annuncio pubblicitario di Postepay che ha tutto l’aspetto di una normale email e che, proprio per questo motivo, spinge l’utente a cliccarvi sopra.

Campagne Google Shopping

Gli annunci “Shopping” sono utilizzati soprattutto da e-commerce, per promuovere e vendere i loro prodotti.

Le inserzioni di Google Shopping non appaiono come semplici annunci di testo, ma mostrano le immagini dei prodotti e le loro descrizioni. Generalmente appaiono in cima alla pagina dei risultati del motore di ricerca, quando l’utente digita determinate keyword (come per gli annunci Search) oppure nell’apposita tab “Google Shopping”.

Per questo tipo di annunci, l’inserzionista deve caricare sulla piattaforma “Google Merchant Center” i propri prodotti per pubblicizzarli.

annunci shop google

Nel nostro esempio abbiamo cercato il prodotto “frigorifero da incasso”.

Un altro esempio cercando “scarpe da trekking”:

annunci-shop-2

Campagne Google Video

Le campagne Google video, rispetto le altre campagne, si distinguono per il dinamismo e la capacità di intrattenimento. Il più delle volte si appoggiano al famosissimo canale di YouTube.

Per questi annunci, Google permette di scegliere il target cui mostrare l’annuncio per
aumentare le possibilità di ottenere conversioni, e questo tipo di advertising costa meno di altri tipi di campagne poiché vi è meno concorrenza. Esistono diversi tipi di campagne video:

  • Video discovery: costituiti da un’immagine in miniatura del video, accompagnata da un testo che invita l’utente a cliccare per iniziare la riproduzione. Il video viene quindi riprodotto sulla pagina di visualizzazione o su quella del canale di YouTube.
  • In stream: Gli annunci in-stream si dividono in “ignorabili” e “non ignorabili”. I primi vengono riprodotti prima, durante o dopo altri video ma, dopo 5 secondi, chi guarda il video ha la possibilità di saltare l’annuncio. Mentre gli annunci “nonignorabili” durano circa 15 secondi e gli spettatori, come suggerisce il nome, non possono chiudere l’annuncio.
  • Annunci bumper: sono video brevi ed incisivi della durata massima di 6 secondi. Gli spettatori non possono saltare l’annuncio.
  • Annunci outstream: gli annunci outstream sono annunci video specifici per i dispositivi mobili che vengono mostrati solo nei partner video Google. Sono riprodotti inizialmente con l’audio disattivato. Gli spettatori possono toccare l’annuncio per riattivare l’audio del video.

Se ti interessa conoscere nel dettaglio le campagne video e i loro costi visita questa pagina >> 

Una volta stabilito il tipo di campagna Google (Search, Rete display, Shopping o Video) più adatto alle proprie esigenze, segue la fase operativa di creazione della campagna stessa.

Per creare campagne pubblicitarie efficaci è necessario conoscere approfonditamente questo strumento e tener monitorati i risultati. Gli esperti in Google Ads, infatti, hanno tantissimi parametri tra cui scegliere quando creano una campagna, scopriamo i più importanti.

Impostare una campagna Google Ads

  1. Definire l’obiettivo: Come prima cosa occorre indicare a Google quale obiettivo si desidera raggiungere con la campagna pubblicitaria selezionata. Gli obiettivi possono essere:
    Copertura: quest’obiettivo è di far conoscere la propria azienda/attività a più persone possibili.
    Traffico: obiettivo di portare gli utenti a visitare il sito web.
    Lead generation: qui l’obiettivo è ottenere i dati degli utenti (es. indirizzo e-mail).
    Vendita: obiettivo di portare l’utente a comprare i prodotti sull’e-commerce.
    Promo di App: obiettivo di far scaricare la propria applicazione agli utenti.

    Una volta scelto l’obiettivo della campagna Ads, vanno impostati altri parametri, tra cui:

  2.  Geo-targeting: si stabilisce in quali località vogliamo che sia visto l’annuncio.
  3. Segmenti di pubblico: con questo parametro, si possono intercettare le persone che hanno determinati comportamenti sul web, che consideriamo rilevanti per le nostre campagne.
  4. Metodo di pubblicazione: può essere standard o accelerato. Nel primo (che è consigliato a quasi tutti gli inserzionisti) il budget viene ottimizzato distribuendo la spesa lungo l’arco dell’intera giornata, mentre la pubblicazione “accelerata ” richiede un grosso budget da investire e serve a chi, ad esempio, vuole la massima visibilità degli annunci nelle prime ore della giornata.
  5. Budget: si stabilisce il budget giornaliero medio che si intende spendere per la campagna.

Vantaggi Campagne Google Ads

Il vantaggio principale delle campagne Google, trattandosi di pubblicità, è quello di ottenere molta visibilità. Nel caso delle campagne “search” si intercetta un bisogno dell’utente espresso in
maniera attiva tramite le sue ricerche.

Con gli annunci “search”, quindi, si ha la possibilità di comparire nelle prime pagine dei risultati Google. Anche per le altre tipologie di campagne, nonostante gli annunci compaiano in maniera più “passiva” all’utente che sta navigando, si ottengono ottimi risultati in termini di visibilità.
Altri vantaggi delle campagne Google Ads sono:

  • Rapidità: Le campagne sono molto semplici e veloci da creare e si possono modificare in tempo reale. È importante, infatti, tenerle monitorate analizzando le performance, e apportare eventuali modifiche per ottimizzarle.
  • Si pagano solo i click: Grazie al sistema PPC si andrà a pagare solo se un utente clicca effettivamente sull’annuncio.
  • Ampia copertura: Essendo Google il motore di ricerca più utilizzato, si avrà la possibilità di raggiungere un enorme bacino di utenti.
  • Precisione: Gli annunci possono essere indirizzati a gruppi specifici di utenti, ad esempio persone di una specifica nazione, regione, città; affinando così il proprio target in base alle proprie esigenze di mercato.

Bene, siamo giunti al termine e di questa breve presentazione sui vari tipi di campagne Google.

Alla prossima puntata 🙂

Stefano

Ideare per comunicare

Hai bisogno di impostare una campagna Google per la tua attività?

Indicizzazione sito web: SEO o Google Ads?

Indicizzazione sito web

Quando viene ultimata la realizzazione di un sito web, si lavora per migliorare la sua visibilità, in altre parole per rendere un sito “trovabile” dagli utenti. Un sito web in cima alla lista dei risultati di Google (motore di ricerca utilizzato dal 90% delle persone) riceverà, infatti, un sacco di visite; moltiplicando conseguentemente le possibilità di conversione (= vendita nel caso di un e-commerce, prenotazione nel caso di un hotel e così via).

Insomma, per essere trovati online non è sufficiente avere un sito web, ma esso
va sostenuto e promosso da strategie di marketing
. Le strategie per la promozione di siti web possono essere a pagamento (SEA) e non (SEO).

Come vedremo in quest’articolo, SEA e SEO non differiscono fra loro solamente per questo criterio di natura economica; ma anche per altri aspetti (tempi di realizzazione e di ottenimento dei risultati). Prima di presentare le loro differenze, però, facciamo chiarezza su questi termini.

  • SEA, sta per Search Engine Advertising e consiste nella creazione di annunci a
    pagamento sui motori di ricerca per pubblicizzare le pagine di siti web.
    Lo strumento più utilizzato è Google Ads, con gli annunci “Search”.
  • SEO, Search Engine Optimization, è un insieme di tecniche che intervengono
    direttamente sul sito web
    , migliorandone alcuni aspetti (parole chiave, struttura,
    contenuti, link, tag e altri
    ) utili ai fini di posizionamento sui motori di ricerca.

Se poi vogliamo divertirci ancora un po’ con gli acronimi, possiamo aggiungere che

SEO e SEA fanno entrambi parte del SEM (Search Engine Marketing) che, appunto, è l’insieme di tutte le attività di marketing che migliorano la visibilità di un sito web nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

Voglio precisare subito che non c’è una tecnica migliore dell’altra ma tutto dipende dagli obiettivi, dal tempo e dal budget a disposizione, e non è detto che le due strategie non possano coesistere.

Ora cerchiamo di fare chiarezza su i pro e i contro di SEO e SEA.

google

Caratteristiche SEO

Come abbiamo accennato prima, la SEO è un insieme di tecniche per costruire un sito
web in grado di attirare visite in modo naturale; senza, cioè, ricorrere ad annunci a pagamento. La SEO intercetta le domande degli utenti e interviene realizzando contenuti utili e pertinenti.

Questo tipo di lavoro, incentrato sul dare le risposte agli utenti, viene premiato dagli utenti stessi ma anche da Google, che aumenta la visibilità di quei contenuti all’interno delle pagine di ricerca.

Anche se uno degli aspetti più noti della SEO è la ricerca e lo studio delle migliori keywords (le parole chiave che utilizzano gli utenti nelle loro ricerche online) , ci sono tantissimi altri aspetti soggetti ad ottimizzazione, come:

  • La struttura del sito e del menu di navigazione;
  • I contenuti testuali;
  • I link interni al sito e i backlink (link provenienti da siti esterni);
  • L’usabilità del sito;
  • L’accessibilità delle informazioni;
  • Le immagini e video.

Ciascuno di questi fattori contribuisce a migliorare il posizionamento del sito all’interno delle pagine di ricerca di Google. Spiegare nel dettaglio la SEO richiederebbe un articolo a parte. Qui vogliamo concentrarci sui vantaggi che può portare a un sito web e le differenze rispetto le
attività SEA.

sea e seo

PRO

  • Il sito compare nei risultati di ricerca gratuitamente: con il posizionamento organico non si pagano i click ricevuti. Se un utente, nelle sue ricerche, trova il tuo sito web e ci clicca sopra, non ti viene addebitata alcuna spesa, poiché il sito è stato posizionato in maniera “naturale”. 
  • Risultati stabili nel tempo: una volta raggiunto un buon posizionamento del sito tramite la SEO, questa visibilità sarà stabile nel tempo mantenendo i risultati nel lungo periodo. Lungo periodo non significa, però, “per sempre”: saranno, infatti, necessari degli aggiornamenti poiché gli algoritmi di Google sono in continua evoluzione.
  • Migliora l’autorevolezza dell’azienda/brand: secondo alcune analisi, gli utenti si fidano molto di più dei risultati naturali rispetto agli annunci. Sembra, infatti, che i risultati organici vengano cliccati 8.5 volte in più degli annunci a pagamento. Questo probabilmente perché le persone hanno imparato ad individuare gli spazi pubblicitari e li ignorano, reputandoli meno attendibili.

CONTRO

  • Ci vuole tempo per vedere i risultati: per applicare le strategie SEO serve tempo, così come vedere i risultati. Per chi ha fretta o deve promuovere un sito in un preciso periodo (pensiamo alla necessità di mostrare una landing page con l’offerta last minute di un servizio o prodotto, oppure la promozione di un evento imminente) la Seo non è la strada
    giusta.
  • Il posizionamento non è assicurato: le attività SEO sono talmente complesse e dipendono da così tanti fattori che non è possibile garantire il miglior posizionamento organico. Bisogna far fronte, ad esempio, ai tantissimi competitor, magari presenti sul web da più tempo.

Caratteristiche SEA 

Come dicevamo, la SEA è a pagamento: le inserzioni pubblicitarie Google Ads, infatti, sono in modalità Pay-per-Click (PPC): si paga una determinata cifra per ogni click che gli utenti fanno sull’ annuncio. Per rendere una campagna Ads davvero efficace sono necessarie delle operazioni
quali: scelta del target, analisi, sviluppo e monitoraggio della campagna per ottenere il massimo ROI (Return on Investment), ovvero ottenere i miglior risultato con il minimo investimento.

Insomma: le campagne Google Ads sono sicuramente meno complicate da predisporre rispetto gli interventi SEO, ma non funzionano in maniera completamente automatica; in altre parole non è sufficiente pagare e lasciare che Google Ads faccia da sé, ma vanno predisposte e monitorate da personale competente.

 

PRO

  • Risultati immediati: una volta impostata la campagna pubblicitaria, l’annuncio comparirà subito nei risultati di ricerca. E questo è il punto forte di Google Ads, ideale per le nuove aziende che devono farsi conoscere o per i siti web freschi di realizzazione e che desiderano del traffico immediato.
  • Scelta del budget: con Ads si ha il pieno controllo del budget: le campagne, infatti, hanno un costo variabile e si può decidere liberamente il costo di ogni click. Certo, bisogna fare attenzione a non scegliere budget troppo bassi, altrimenti non si comparirà tra i primi annunci.
  • Modificare gli annunci in tempo reale: uno dei vantaggi di Google Ads è la possibilità di monitorare costantemente l’andamento delle campagne pubblicitarie e, di conseguenza, migliorarle strada facendo intercettando il pubblico più adatto.

 

CONTRO

  • Visibilità sempre legata al budget: quando il budget giornaliero impostato è terminato, il sito web smette di comparire tra i risultati di ricerca.
  • Alta competitività: Se si ha a disposizione un budget ridotto, si rischia di rimanere sopraffatti dai competitor che investono di più.

Riassumendo, potremo dire che la SEO è un vero e proprio investimento per chi desidera dare una visibilità stabile al sito e non dipendere dai costi per click. Inoltre è preferibile se si vuole migliorare la percezione del brand e rendere più autorevole l’azienda. In ogni caso va bene solo per chi non ha fretta.

Viceversa, la SEA- e quindi Google Ads – va bene per promuovere velocemente un sito e portare traffico immediato senza troppe preoccupazioni per il domani.

Stefano Comencini

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