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Content marketing, cos’è

content marketing cos'è

Quante volte abbiamo sentito parlare di content marketing? Effettivamente, negli ultimi anni, il content marketing è diventato uno dei migliori strumenti di web marketing per attirare l’attenzione degli utenti online.

Prima di entrare nel vivo di questo argomento e svelare alcuni consigli, facciamo un piccolo passo indietro per capire che cos’è il content marketing.

Cos’è il content marketing?

Il content marketing è una strategia di marketing che prevede la creazione e la condivisione di contenuti di valore (es. articoli, video, podcast, webinar ) capaci di attrarre e coinvolgere un pubblico.

La creazione di questi contenuti può sviluppare un engagement tale da orientare e condizionare il processo di acquisto degli utenti. Il termine inglese engagement indica l‘attrazione che un’azienda o un marchio sono in grado di creare nel potenziale cliente.

Bene, ora che abbiamo dato una definizione concettuale di content marketing, vediamo più nel concreto di cosa si tratta. Molte persone pensano che content marketing significhi creare articoli di blog. Indubbiamente il blog è uno degli strumenti principali, ma i contenuti possono essere presentati anche sotto forma di video, audio, infografiche, guide, webinar, seminari ecc.

Per rendere efficace e attraente un contenuto non importa molto lo strumento utilizzato, bensì il contenuto stesso. E come fare a capire qual è il contenuto giusto di cui trattare?
Dipende. Ogni azienda ha i suoi argomenti, temi specifici di cui può parlare per attirare l’attenzione del suo target di riferimento.

Come costruire una strategia di content marketing?

Nonostante ogni azienda abbia le sue peculiarità, vi sono alcune caratteristiche comuni, necessarie per assemblare lo scheletro di ogni strategia efficace di content marketing.
Si inizia, com’è prevedibile, da una adeguata pianificazione. Per progettare la propria strategia di content marketing con facilità, basta rispondere con accuratezza a tre domande chiave:

1 – Qual è l’obiettivo?

Normalmente, gli obiettivi che si vogliono- e si possono- raggiungere attraverso questa tecnica di web marketing sono:

  • Aumentare la riconoscibilità dell’azienda
  • Aumentare le visite al sito web
  • Lead generation
  • Acquisire nuovi clienti
  • Fidelizzare i clienti già acquisiti

2 – Qual è il target di riferimento?

La natura stessa del contenuto che verrà creato dovrà tener conto di chi dovrà riceverlo e restarne colpito.

Un ottimo sistema per assicurarsi di rivolgersi alla propria target audience di riferimento è costruire la Buyer persona, l’acquirente ideale. È a questo “utente-tipo” che bisogna ispirarsi e rivolgersi, non a una massa indefinita e generica di persone.

Soltanto in questo modo si riusciranno ad intercettare persone realmente interessate e, quindi, più propense all’acquisto. Ad esempio, un’azienda che si occupa principalmente di scarpe da corsa, dovrà rivolgersi ad un gruppo preciso di persone, con interessi molto definiti (nella sua strategia di content marketing, l’azienda in questione non tratterà né di scarpe in generale, né di sport di ogni tipo, bensì del running). 

Non solo gli argomenti di cui trattare saranno specifici, ma anche lo stile narrativo sarà pensato appositamente per quel tipo di persone.

3 – Quali argomenti interessano realmente quel target?

Eccoci quindi al cuore del content marketing: rispondere ai bisogni di un preciso pubblico.
Sono i contenuti che aiutano a distinguersi dai competitor e a rendersi unici agli occhi del pubblico che si vuole conquistare e fidelizzare; sedurre potremmo dire, nella sua etimologia latina di “condurre a sé”.

L’efficacia del piano di contenuti dipende in gran parte da quanto si è capaci di coinvolgere.
Ricordiamoci che il content marketing non punta alla vendita diretta ed è proprio questa la sua arma vincente: la gente, infatti, non è interessata a proposte commerciali martellanti, a pubblicità esplicita. Soprattutto se ancora non conosce bene quell’azienda.

Come già trattato nell’articolo Funnel marketing, le persone percorrono un vero e proprio cammino prima di giungere all’acquisto; e i primi passi che muovono sono quelli verso la conoscenza dell’azienda e dei suoi prodotti. Insomma, non acquistano ad occhi chiusi ma prima si informano, ponderano, confrontano, perché hanno bisogno di nutrire un minimo di fiducia nei confronti di quell’azienda.

Ecco la grande potenzialità del content marketing: ispirare fiducia al proprio pubblico, mostrandosi competenti su un argomento. Fare del buon content marketing vuol dire individuare i problemi e i bisogni del proprio pubblico e fornir loro la miglior risposta attraverso contenuti utili, mirati ed approfonditi. In questo modo ci si distinguerà dalla concorrenza, diventando i più autorevoli in quel campo.

Una volta stabiliti questi tre parametri, è il momento di selezionare i canali attraverso cui veicolare i contenuti e stabilire un calendario editoriale, meglio se a medio lungo termine. Il calendario editoriale è utile ad organizzare e programmare giorno per giorno o periodicamente ( ma con costanza e regolarità!) gli argomenti da trattare.

Come abbiamo visto, gli strumenti per fare content marketing possono essere tanti ma devono essere pensati in maniera integrata. Ad esempio, i social media possono essere sfruttati per portare traffico al blog, oppure ci si può servire delle e-mail per raggiungere il proprio pubblico.

Infine, è buona norma monitorare la propria strategia di content marketing per scoprire quali argomenti interessano di più, quali mezzi risultano più efficaci, che riscontri ci sono e come si può migliorare.

Riassumendo, ogni strategia di content marketing passa attraverso tre step fondamentali:

  1. Pianificazione (obiettivi, target, contenuti)
  2. Scelta dei canali e calendario editoriale
  3. Analisi dei dati 

I vantaggi del content marketing

Vorrei concludere questo articolo riassumendo i tre principali vantaggi del content marketing:

  • Aumento brand awarness: più i consumatori conoscono un’azienda, la percepiscono come competente e instaurando una certa familiarità con essa, e più aumentano le possibilità che si trasformino in clienti.
  • Aumento loyalty: oltre ad aumentare la fiducia di nuovi utenti, con il content marketing andremo a consolidare il rapporto con chi già ci conosce o è già un cliente, fidelizzandolo nel tempo.
  • Aumento traffico sito: scrivere contenuti esaustivi, freschi, originali e utili sono requisiti molto apprezzati non solo dagli utenti, ma anche dai motori di ricerca che premieranno quei contenuti con un miglioramento dell’indicizzazione del sito web che li ospita. La pubblicazione costante di contenuti sul sito permette inoltre una continua fonte di traffico, riducendo il bisogno di pubblicità a pagamento.

E tu, stai già sfruttando le potenzialità del content marketing?
Se hai bisogno di un aiuto per muovere i primi passi in questo mondo puoi contattarci e fissare un incontro!

Alla prossima
Stefano

Landing page: cos’è e a cosa serve

landing page

Landing page, cos’è

Iniziamo quest’articolo dedicato alle “landing page” con alcune domande a bruciapelo, per poi entrare più nel dettaglio e scoprire tutti gli aspetti di questo fantastico strumento di conversione.

Pronto? Partiamo! 

Cosa vuol dire landing page?

Landing page significa, letteralmente, “pagina di atterraggio”. Si tratta, molto brevemente, di una pagina web dove far arrivare gli utenti per invitarli a compiere una precisa azione.

Quali sono le landing page?

Una pagina di atterraggio, anche se apparentemente non sembra, è molto diversa dalle normali pagine di un sito web. Ciò che le distingue è soprattutto l’obiettivo: le pagine di un sito  servono a presentare un’azienda e i suoi servizi in maniera “generica”. Le landing page, invece, hanno un obiettivo di conversione molto specifico, inoltre:

  • Sono destinate ad un pubblico attentamente profilato.
  • Vengono strutturate con logiche diverse da quelle adoperate per l’homepage e le altre pagine: “servizi”, “prodotti”, “chi siamo” ecc.
  • Non vi si accede dal sito web, ma in altri modi che ora vedremo.

 Landing page, dove si trova?

Una landing page non si trova nel menu di navigazione del sito web ma vi si accede, solitamente, da un annuncio pubblicitario. Questa è un’altra delle caratteristiche tipiche della landing page; che la rende speciale, diversa dalle altre pagine.

A cosa serve una landing page?

Le landing page sono utili in due casi:
1- Quando si vogliono raccogliere le e-mail degli utenti per fare successivamente e-mail marketing.
2- Per vendere un prodotto/servizio direttamente online.

Nelle paragrafo che segue ti spiegherò la differenza tra queste due tipologie.

Squeeze page e Sale page

Niente paura, chiariamo subito questi termini. Come abbiamo appena visto, esistono due motivi che portano a creare una landing page.

La squeeze page è una pagina creata con lo scopo di raccogliere i dati degli utenti (fondamentalmente il nome e l’indirizzo e-mail) per poter in seguito inviargli offerte, novità, promozioni ecc. Insomma, per avviare tutte quelle azioni di e-mail marketing (link articolo) utili a instaurare una relazione con l’utente e condurlo poi, gradualmente, all’acquisto (o a mettersi in contatto con l’azienda).

Questo tipo di landing page è utilizzato per avvicinarsi agli utenti che ancora non conoscono bene un’azienda e i suoi servizi, e che vanno quindi “scaldati” prima di invitarli a un’azione più impegnativa (acquisto).

Come trattato nell’articolo “Funnel di vendita”, le persone prima di acquistare beni o servizi compiono un vero e proprio percorso a tappe, che sono:

funnel marketing

Bisogna guidare gli utenti passo-passo in questo percorso, a partire dall’alimentare il loro interesse.

Tornando alla squeeze page, come si fa ad ottenere l’indirizzo e-mail degli utenti? Offrendo in cambio un contenuto utile e interessante (sconto, e-book gratuito, consulenza gratuita, campione omaggio, demo gratuita ecc.). Insomma, qualsiasi incentivo che lo faccia proseguire nel suo “viaggio”.

– Le sale page, invece, puntano direttamente alla vendita. Sono pagine destinate ad un pubblico più “maturo”, che ha le idee chiare e che conosce già l’azienda/prodotti e che ha manifestato in precedenza interesse nei suoi confronti ed è quindi più propenso e pronto a convertire.

Le sale page sono molto utilizzate dalle aziende che danno la possibilità di acquistare direttamente online (es.e-commerce) ma, come vedremo, ne possono beneficiare anche aziende e professionisti che trattano servizi anziché prodotti.

L’intento di ricerca

Indipendentemente dal tipo di landing page che si vuole creare, è necessario conoscere l’ “intento di ricerca” degli utenti. Da qui parte la strutturazione della pagina.

Ma, cos’è l’intento di ricerca? È la domanda che l’utente fa al motore di ricerca (come Google) per trovare una risposta ai suoi bisogni, dubbi o desideri.

Esempio:

Gianni ha smesso di fumare e vuole premiarsi con un trattamento di sbiancamento dentale. Non conoscendo nessun professionista in zona che offra questa prestazione, va su Google e digita: “sbiancamento dentale a Torino”. Cosa si aspetta che Google “risponda”?

Gianni spera che il motore di ricerca gli fornisca informazioni su quali dentisti in zona si occupano di sbiancamento dentale. Questo è il suo intento di ricerca. Questo è quello che si aspetta.

 Dall’altra parte, per lo studio dentistico “Dentibelli”, esperto in questo tipo di trattamenti, è fondamentale conoscere l’intento di ricerca di utenti come Gianni. È sull’intento di ricerca che si costruisce una landing page.

Questo banale esempio serve anche a chiarire due aspetti:

  1. Non solo le aziende possono beneficiare di landing page, ma anche professionisti;
  2. L’obiettivo di conversione di una landing page (in questo esempio, di sale page) non deve per forza essere la vendita diretta sul sito, ma si può adattare ai bisogni di ciascuno. Nel caso del nostro studio dentistico, l’obiettivo di conversione è quello di essere contattati per fissare un appuntamento.

Cerchiamo ora di capire meglio il legame tra intento di ricerca e landing page. Come detto all’inizio di quest’articolo, le landing page sono pagine molto specifiche, che vogliono rispondere ad un preciso bisogno dell’utente.

Lo studio dentistico “Dentibelli” ha un sito web dove presenta tutti i suoi servizi, ma questo potrebbe non bastare a convincere Gianni a prendere un appuntamento. Perché Gianni non sta cercando un dentista qualunque, bensì uno specializzato in sbiancamento denti.
Per questo motivo, se lo studio dentistico in questione vuole attirare persone come Gianni, farà bene a creare una landing page ad hoc su quel particolare argomento.

landing page efficace

Con quali canali promuovere una landing page

In che modo far approdare un utente su una landing page?
Come ormai avrai capito, una landing page è una pagina di approfondimento e, sebbene vi si può accedere anche attraverso i risultati organici, il più delle volte è l’estensione di un annuncio pubblicitario.

1 – Annunci Google.

Tra i metodi più utilizzati per portare gli utenti a una landing page ci sono gli annunci “Search” e quelli “Display” di Google.

Come dicevamo nell’articolo “Tipi di campagne Google Ads”, le campagne “search” sono le più diffuse e consistono in annunci testuali che compaiono nella pagina dei risultati di Google quando un utente utilizza determinate keyword nella sua ricerca.

Gli annunci dovranno essere configurati intercettando proprio quelle keyword (ricordi l’importanza di conoscere l’intento di ricerca degli utenti?), assicurandosi che l’utente, una volta cliccato sull’annuncio e atterrato sulla landing page, trovi la risposta alla sua domanda.

2 – Annunci pubblicitari sui Social media

È possibile fare conoscere al pubblico una landing page anche attraverso le campagne sponsorizzate su Facebook. Anche qui non va trascurata la prima fase di analisi: bisogna scegliere accuratamente il pubblico.

Le landing page, ripetiamolo, sono pagine che rispondono in modo preciso a uno specifico bisogno. Pertanto, il pubblico di destinazione sarà molto circoscritto.

Se, ad esempio, sto pubblicizzando nella mia landing page un innovativo sterilizzatore per biberon, non mi rivolgerò ad un pubblico generico (uomini e donne di tutte le età) ma sarà meglio selezionare:

  • Un pubblico femminile;
  • di una certa fascia di età (25-35 anni);
  • che mostra interesse verso pagine che parlano di maternità per essere sicuro di avvicinarmi al mio target (=neo mamme).

L’esempio è molto approssimativo; in realtà quando si costruisce una campagna ci sono molti altri parametri selezionabili, ma può essere utile a ribadire il fatto che più circoscrivo il mio pubblico e più probabilità ho di far vedere il mio annuncio a persone realmente interessate al prodotto.

Tante volte si pensa, erroneamente, che un annuncio mostrato a un pubblico molto ampio porti ad una maggior visibilità; in realtà, se l’obiettivo è convertire, questo comportamento non serve a nulla, anzi porta a uno spreco di denaro. Quello che serve è il pubblico “giusto”, i cui bisogni sono perfettamente in linea con le nostre soluzioni.

3 – E-mail marketing

Anche le e-mail sono un eccellente strumento per far conoscere una landing page e il suo contenuto. In questo caso poi, il processo di “raffinazione” del pubblico è già avvenuto: ci stiamo, infatti, rivolgendo a utenti che conoscono l’azienda e che, in passato, ci avevano lasciato il loro indirizzo e-mail.

Un pubblico più “maturo” quindi, che potrebbe essere già vicino alla conversione.
Logicamente, attraverso le e-mail ha senso promuovere una sale page; la squeeze page non avrebbe molto senso (poiché abbiamo già raccolto l’indirizzo e-mail degli utenti).

Come impostare una landing page

Quest’ultimo paragrafo è dedicato all’aspetto più tecnico, ovvero come costruire una landing page. Anche se le squeeze page e le sale page, per ovvi motivi, differiscono in alcuni aspetti, ci sono molti punti in comune. Possiamo dire che il ragionamento alla base della loro costruzione è il medesimo.

Bene, scopriamo allora cosa deve contenere una landing page.

1 – Come prima cosa, la pagina deve essere in linea con l’annuncio pubblicitario su cui l’utente ha cliccato; egli deve capire di cosa si sta parlando appena atterra sulla pagina. Quindi tutti gli elementi dell’intestazione ( titolo, testo e immagini ) devono essere accattivanti ma soprattutto esplicativi. Il layout dev’essere professionale, con il logo aziendale ben in evidenza e gli altri elementi grafici disposti secondo certe logiche.

2 – Nella descrizione del prodotto/servizio che si sta pubblicizzando è importante elencare i benefici per l’utente. Non si tratta di esporre le caratteristiche del prodotto; ma di spiegare perché può essere utile alla persona; che problema risolve, che miglioramento offre.
Sia che si tratti di un benefit (squeeze page) che di un prodotto/servizio (sale page), va offerto un vantaggio reale, un incentivo molto chiaro e che nessun competitor offre.
Differenziarsi e lavorare sull’unicità della propria proposta è uno dei punti salienti nella realizzazione di landing page.

3 – Il pulsante call to action (es.“scarica gratis”; “iscriviti; “acquista” ecc.) è quello che porta alla conversione. Pertanto, il suo messaggio deve essere breve e chiaro e il pulsante ben visibile, con colori in contrasto con il resto della pagina. Infine, dev’essere l’unico elemento cliccabile di tutta la pagina. Come ti dicevo, nelle landing page non c’è un menu, e nemmeno dei link; nessun elemento di distrazione. L’obiettivo, infatti, è di non far uscire l’utente dalla pagina.

Un concetto che spesso si applica alle call to action è quello di scarcity. Si tratta di rendere l’offerta imperdibile agli occhi dell’utente, facendo leva sul fatto che essa sia limitata (nel tempo o nella disponibilità). In questo caso, le call to action saranno affiancate da diciture come “ultimi posti disponibili”, “offerta valida fino al…”.

Un centro estetico che promuove su una landing page il trattamento viso scontato al 50%, potrebbe ottenere diversi risultati a seconda che usi l’una o l’altra di queste call to action:

  • Sconto 50% prenota
  • Sconto 50% prenota ora, l’offerta scade domani!

Il fatto che l’offerta abbia una scadenza aumenta il desiderio di ottenere quello sconto, e può essere la spinta all’acquisto. Il senso di “urgenza”, infatti, elimina eventuali dubbi e porta l’utente ad appropriarsi in fretta di quel vantaggio, senza rimandare.

4 – Semplificare le procedure di conversione. È fondamentale rendere la vita facile al visitatore della pagina. Ciò significa che, una volta che l’utente ha cliccato sul pulsante call to action, le successive procedure (di iscrizione o di acquisto) devono essere semplici, chiare e portare alla conversione nel minor numero di passaggi possibile.

5- Le testimonianze. Le opinioni di altre persone sono utilissime ad abolire lo scetticismo, la paura e i dubbi dei nuovi clienti. Quindi, se ci sono recensioni, inseriamole nella pagina!

esempio di landing page

A questo punto, la landing page è completa di tutti i suoi elementi. Il pulsante di conversione può essere ripetuto anche alla fine della pagina, dopo le recensioni.

Un’ultima accortezza: realizzare una “thank you page” che si apra una volta che l’utente ha convertito. Si tratta di una finestrella che appare per ringraziare l’utente per l’azione compiuta. Ma non ha solamente questa finalità; serve anche a tracciare le conversioni.

Dopo tutto l’impegno per creare correttamente la landing page, infatti, bisogna capire se porta dei risultati. Come? Analizzando il tasso di conversione, ovvero il rapporto tra il numero di visite (utenti entrati nella pagina) e il numero di conversioni.

Se su 100 visite, 10 persone mi lasciano la mail (o acquistano prodotto), il tasso di conversione sarà del 10%.

Non esiste un valore preciso che indichi se il tasso di conversione è alto o basso. I dati vanno contestualizzati e soprattutto monitorati, perché una landing page può essere continuamente ottimizzata.

In conclusione, voglio sottolineare la peculiarità di una landing page rispetto ad altre pagine web.
Una landing page è in grado di rispondere ad un’unica, precisa domanda posta dall’utente. Per questo motivo, la conversione avverrà in maniera più fluida, facile e naturale.

Molto spesso vedo annunci pubblicitari che si collegano alla home page del sito. In questi casi è davvero difficile che le persone convertano, perché si trovano su una pagina molto generica che si ramifica e porta ad altre pagine. 

Come sappiamo, le persone in rete sono distratte e cercano risposte veloci; non vogliono navigare in tutto il sito per trovare la risposta ai loro bisogni. Ecco, quindi, che il miglior sistema per rendere una campagna efficace è collegarla ad una landing page creata ad hoc e che risponde a quello specifico bisogno.

Creare una landing page è “un’arte”; passatemi il termine, ma ogni elemento dev’essere pensato e curato nei dettagli. Se ben impostate sono strumenti di conversione molto potenti.

Stefano Comencini

Pronto a far decollare la tua attività online?

Funnel di Vendita, cos’è?

cos'è il funnel di vendita

Il funnel di vendita, o funnel marketing, è un modo per rappresentare il processo di
acquisizione clienti.
Conoscere il funnel di vendita è molto importante, soprattutto per chi vende prodotti o servizi online.

Per cominciare, la parola funnel significa imbuto e, come ben sappiamo, la particolarità di un imbuto è di avere un’ apertura molto ampia, e la parte terminale estremamente stretta. La struttura dell’imbuto rispecchia perfettamente il percorso delle persone quando
acquistano beni e/o servizi.

Già, perché le persone- più o meno consapevolmente- compiono un “cammino” prima di arrivare all’acquisto. Facciamo subito un esempio:

  1. Un negozio di abbigliamento trabocca di gente. Nonostante l’alta affluenza, vi è una certezza: tra tutte le persone che sono entrate nel negozio, soltanto alcune di loro usciranno con una busta in mano. Le restanti persone, dopo aver visionato gli scaffali e provato alcuni capi, usciranno senza comprare nulla. Probabilmente, molti di loro sono entrati solo per dare un’occhiata, altri non hanno trovato quello che cercavano; altri ancora non sono rimasti soddisfatti dei prezzi ecc.
  2. Negozio di abbigliamento online: l’e-commerce riceve moltissime visite, le persone osservano i prodotti presenti sul sito; comparano i prezzi; inseriscono prodotti nelle loro wishlist, ma solamente una piccola percentuale inserirà dei prodotti nel carrello virtuale portando a termine l’acquisto.

Insomma, online oppure offline, in un processo di vendita accade sempre la stessa cosa: soltanto una parte dei potenziali clienti porta a termine un acquisto. Ed ecco spiegato l’imbuto applicato al marketing: nell’apertura dell’ ”imbuto di vendita” entrano tutti i potenziali clienti mentre all’estremità, dove l’imbuto si stringe, escono solamente i clienti veri e propri.

Ma quello che è veramente interessante, e di cui ci occuperemo ora, è che online abbiamo la possibilità di intervenire attivamente, con varie strategie, per aumentare il flusso di clienti in entrata (e quindi, potenzialmente, anche quello in uscita).

Per fare questo, occorre innanzitutto svelare le fasi “invisibili” del processo di
vendita, e lo facciamo servendoci proprio dell’immagine dell’imbuto.

funnel marketing

Come possiamo vedere, gli step fondamentali del funnel sono quattro:

  • Attrazione
  • Interesse
  • Conversione
  • Fidelizzazione

Come dicevo, possiamo intervenire in ognuna di queste fasi, servendoci di vari strumenti digitali, qui riportati alla destra dell’imbuto. Lo scopo, quando si organizza un funnel di vendita, è di ottimizzare al meglio ogni passaggio; preparare il terreno adatto per trattenere quanti più utenti possibili all’interno del funnel e di accompagnarli all’ultimo step.

Non esiste un unico modello di funnel da applicare; ma va progettato strategicamente, di volta in volta, tenendo conto di:

  • Tipo di azienda/servizi
  • Target, ossia la tipologia di potenziali clienti
  • Obiettivo che si vuole raggiungere

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, ci tengo a precisare che l’obiettivo di conversione non è per forza di cose la vendita.

La conversione esprime il completamento con successo di un’azione di marketing orientata a far compiere agli utenti una determinata azione; ad esempio, l’acquisto di un prodotto, la sottoscrizione di una newsletter, il download di un documento, l’accesso al sito web ecc.

Funnel di vendita, come funziona?

Vediamo ora nel dettaglio gli step di un funnel di vendita:

1- ATTRAZIONE

La prima fase consiste nell’attrarre più persone possibili verso la propria azienda/prodotto. È il momento di farsi conoscere dal pubblico e far acquisire notorietà al proprio brand; insomma, di far entrare le persone nel funnel.

Nel mondo digitale, questo si può fare grazie ai moltissimi mezzi a disposizione che ora t’illustro brevemente. 

  • Seo: La SEO (Search Engine Optimization) è un insieme di tecniche volte a portare un sito web nelle prime posizioni sui motori di ricerca, sfruttando le parole chiave che usano le persone. Questo significa farsi trovare facilmente dagli utenti che stanno svolgendo una ricerca su Google.

  • Google Ads: pur usando altre modalità, queste inserzioni pubblicitarie hanno lo stesso scopo della SEO, ovvero portare molta visibilità a un sito web.

  • Blog: è possibile attirare gli utenti anche attraverso articoli di blog per stimolare la loro curiosità.
  • Social media: Facebook, Instagram, ma anche piattaforme come Youtube, sono strumenti utilissimi per farsi trovare dalle persone in rete e per raccontar loro la nostra attività

2- INTERESSE

Segue un processo di raffinazione: si cercano le persone che potrebbero essere realmente interessate a ciò che si offre; in questa fase il numero di utenti si riduce inevitabilmente, ma la cosa positiva è che restano gli utenti “giusti”: quelli che probabilmente convertiranno!

Una volta scremato il pubblico, lo si motiva all’acquisto facendo leva sui loro bisogni/desideri, dando loro informazioni utili per facilitare la decisione d’acquisto. Si offre una soluzione ai loro problemi e si stimola il loro interesse grazie a contenuti specifici, come:

  • E-book o pdf gratuiti da scaricare
  • Video informativi
  • Faq
  • Sconti e offerte speciali

In questo modo si offre un approfondimento o un “ assaggio” dei propri servizi, un ulteriore input che possa spingerli alla conversione.

Uno degli aspetti interessanti di questo step è che può essere sfruttato anche per la raccolta degli indirizzi e-mail degli utenti (che vengono richiesti in cambio del contenuto omaggio da scaricare), che saranno fondamentali per fare e-mail marketing in un momento successivo.

3-CONVERSIONE

L’imbuto si assottiglia sempre più: ci troviamo nel cuore del funnel di vendita, il momento in cui gli utenti convertono (come abbiamo visto la conversione dipende dall’obiettivo del funnel).

In questa fase non siamo più davanti a un utente completamente sconosciuto e indefinito, ma bensì un CLIENTE. Ma, come si arriva a farlo convertire? Qui gli strumenti utili sono:

  • Sito web: In un sito web non devono mancare le call to action (invito all’azione), ovvero quelle parti in cui si richiama l’attenzione dell’utente per sollecitarlo a compiere un’azione. Sono, fondamentalmente, quei pulsanti che conducono alla conversione (es. “aggiungi al carrello”, “prenota”, “registrati”, “contattaci”, “invia richiesta”, “scopri di più” ecc).
  • Landing page: sono pagine web molto specifiche dove far atterrare un utente e per promuovere una call to action precisa. Una landing page è raggiungibile attraverso una campagna di web marketing, come: un annuncio Ads, un’inserzione a pagamento su Facebook oppure una campagna di email marketing.
  • Retargeting: Infine, grazie al retargeting possiamo recuperare quelle persone che non hanno convertito immediatamente ma che hanno mostrato interesse; è un tipo di pubblicità online (si fa tramite Google o Facebook) il cui scopo è di far ritornare le persone sul sito web (o sulla landing page) e, questa volta, condurli all’acquisto.

4-FIDELIZZAZIONE

Una volta che le persone hanno raggiunto la conversione, è opportuno dedicarsi al rafforzamento del rapporto di fiducia con loro.

La fidelizzazione è uno step da non sottovalutare: è più semplice e vantaggioso, infatti, avere dei clienti affezionati, rispetto la continua ricerca di nuovi consumatori.

Per creare un legame con i clienti, ci vengono in aiuto strumenti come:

  • E-mail, tramite le quali raccontare le ultime novità, proporre offerte, nuovi servizi, sconti riservati ecc. (ti ricordi l’importanza di raccogliere le e-mail degli utenti, che abbiamo visto nel secondo step del funnel?).
  • Assistenza clienti nel post-vendita. Uno degli aspetti che può influenzare il ritorno -o meno- di un cliente è l’efficacia del proprio customer service. Il cliente, infatti, non deve sentirsi abbandonato dopo l’acquisto: deve poter contare sull’aiuto di un esperto in ogni momento. In questo modo si evitano recensioni negative e, di conseguenza, si può sperare nel ritorno del cliente in futuro.
  • Recensioni; è importante conoscere le opinioni dei clienti poiché un cliente soddisfatto probabilmente genererà un passaparola positivo, innescando altre vendite e altri commenti positivi. Altrettanto raccomandabile è rispondere ai commenti negativi per mostrarsi attenti e interessati a tutti i giudizi, e sfruttare la possibilità di difendere il prodotto /servizio che è stato messo in discussione.
  • CRM; per facilitare la gestione delle relazioni con i clienti, vengono in aiuto questi software. L’obiettivo di un CRM è di aiutare le aziende a restare in contatto con i clienti in modo sistematico, semplificando e rendendo più efficienti i processi aziendali.

Riassumendo, possiamo notare -attraverso i 4 passaggi illustrati sopra- la seguente trasformazione:

UTENTE SCONOSCIUTO
UTENTE INTERESSATO
CLIENTE
CLIENTE ABITUALE

Va precisato che questa “trasformazione” non è immediata, e i funnel sono dei modelli e come tali sono tracce da seguire ma con flessibilità, adattandoli ai risultati concreti.

A proposito dei risultati: se non soddisfano, o non si sono raggiunti gli obiettivi di conversione prefissi, bisogna analizzare tutti gli step del funnel aiutandosi con Google Analytics; solo in questo modo si può scoprire cosa ostacola il flusso e apportare le necessarie modifiche.

Possiamo aiutarti a strutturare il tuo funnel di vendita.

Campagne pubblicitarie sui Social media

perche-fare-social-media-marketing

In questo articolo scopriremo come creare campagne pubblicitarie sui social media.

I Social media, come Facebook e Instagram, sono canali di intrattenimento dove milioni di persone passano il loro tempo: vedono le ultime notizie, rimangono in contatto con altre persone, condividono foto o momenti della loro giornata.

Ma sono anche formidabili strumenti di web marketing per aziende e professionisti; sono, infatti, utili ad intercettare nuovi potenziali clienti e ad aumentare la notorietà di un brand (o di uno specifico prodotto/servizio).

Con Facebook ed Instagram, ad esempio, si possono creare campagne pubblicitarie sulla base sia dell’obiettivo che si vuole raggiungere (maggior visibilità di un post, più like alla pagina, più click al sito ecc.), sia del target di persone che si vuole intercettare (in base ai loro interessi , la loro età o alla loro posizione geografica). Creare inserzioni così specifiche serve ad attirare utenti realmente interessati.

Investire in pubblicità sui Social media è un’operazione che richiede, però, un’attenta valutazione a monte: non è detto, infatti, che sia utile a tutti indistintamente. Alcune tipologie di attività, infatti, potrebbero beneficiarne più di altre. Insomma, come sempre, è indispensabile un’accurata analisi per comprendere su quali strumenti di web marketing è il caso di puntare (campagne social, appunto, oppure campagne Google adse-mail marketing, o un giusto mix di queste).

In questo articolo mi concentrerò solamente sulle attività di advertising, in particolare sulle campagne pubblicitarie Facebook ed Instagram. Ovviamente, i social media sono strumenti utili anche a prescindere dall’utilizzo delle inserzioni a pagamento. Grazie a post organici (=non a pagamento), infatti, si può coinvolgere il proprio pubblico nel quotidiano con contenuti testuali, foto e video. Un impegno comunque da non sottovalutare se si vuole creare una pagina interessante, curata e con pubblicazioni costanti.

Tutto questo impegno, però, spesso non basta, perché solamente il 6% circa del pubblico di una pagina social visualizzerà i contenuti organici, come spiegato anche in questo articolo.

Perché solamente così pochi fan di una pagina riescono a vedere i post pubblicati? Perché, per farla breve, i Social Media, per guadagnare soldi e quote di mercato, devono fare in modo che il pubblico raggiunto in maniera organica rimanga sempre nei limiti di una determinata soglia.

Ed ecco spiegata una delle ragioni per cui, volenti o nolenti, abbiamo tutti bisogno di campagne sponsorizzate, se vogliamo raggiungere un più ampio pubblico. Vediamo quindi ora l’utilità che i contenuti sponsorizzati possono avere all’interno del social media marketing. 

perche-fare-social-media-marketing

Campagne pubblicitarie Facebook e Instagram: 

Una volta capito che è appropriato investire in pubblicità sui social media, e che questi mezzi possono portare un beneficio alla propria attività, si può definire la campagna pubblicitaria, seguendo questi step: 

1) Scelta della piattaforma da utilizzare 

Per scegliere il Social media più indicato a supportare i propri obiettivi di marketing, bisogna studiare il pubblico, la concorrenza, e conoscere le differenze tra le varie piattaforme. Ovviamente, possono essere impiegati anche più canali ma, in linea generale, è meglio concentrarsi su un canale alla volta. 

2) Scelta degli obiettivi e risultati attesi 

Facebook e Instagram offrono diversi tipi di campagne pubblicitarie, in base agli obiettivi di marketing da raggiungere. Esistono, infatti, tre macro-categorie di obiettivi, che ricalcano le diverse fasi del processo d’acquisto, e che sono: notorietà, considerazione e conversione. Vediamole più nel dettaglio:

Notorietà 

L’obiettivo di questa categoria di inserzioni è far conoscere l’azienda ad un pubblico potenzialmente interessato. All’interno della macro-categoria “Notorietà”, è possibile scegliere tra due campagne diverse: notorietà del brand e copertura. 

  • Notorietà del brand: qui l’obiettivo è creare interesse nei confronti del brand (o prodotto/servizio). Queste inserzioni possono essere: video, caroselli, esperienze interattive; in ogni caso aiutano a raggiungere le persone che potrebbero essere interessate all’azienda.
  • Copertura: con queste inserzioni si mira a raggiungere le persone presenti in una specifica area geografica. Sono ideali per chi vuole promuovere la propria attività nelle vicinanze.

Considerazione 

Queste campagne servono a creare un’interazione con le persone che già conoscono il brand, al fine di aumentare la loro considerazione nei confronti del brand stesso. Anche per questa categoria esistono diverse sotto-categorie tra cui scegliere in base alle proprie esigenze. Si può impostare una campagna: 

  • Traffico: inserzione utile a promuovere il proprio sito web. Indispensabile inserire nell’annuncio una call to action su cui cliccare (es. “scopri di più”).
  • Interazione con il post: con interazione intendiamo: reazioni, condivisioni, commenti o “mi piace” alla pagina. 
  • Messaggi: queste inserzioni vengono mostrate alle persone che hanno l’abitudine a mandare messaggi alle pagine Fb/Ig delle aziende per chiedere informazioni (ad esempio su una promozione/prodotto).
  • Installazione dell’app: campagna che promuove l’installazione di un’applicazione. Si va a rintracciare, infatti, quel pubblico che ha la tendenza a scaricare app sul proprio telefono. 
  • Visualizzazione video: questa campagna aiuta a raggiungere le persone interessate a guardare video; mostrando proprio a loro la nostra inserzione-video.
  • Generazione di contatti: con questa inserzione possiamo creare un form per raccogliere nuovi contatti e profilare così possibili nuovi clienti.

Conversione 

Quest’ultimo insieme di inserzioni serve a far compiere agli utenti una determinata azione (detta conversione). Il più delle volte, l’ obiettivo è la vendita. Queste inserzioni sono da indirizzare ad un pubblico che già conosce il brand e che ha già interagito con l’azienda.

È un pubblico più ”maturo”, pronto a convertire. In particolare si può scegliere tra:

  • Conversioni: per aumentare le azioni, da parte degli utenti, sul proprio sito web. Le conversione possono essere: l’iscrizione ad una newsletter, il download di un e-book, l’acquisto di un prodotto, o l’aggiunta di un prodotto al carrello. Le campagne conversione sono indicate per aziende che hanno un sito internet o un e-commerce.
  • Vendita prodotti del catalogo: questa campagna, invece, è più indicata per i grandi e-commerce che hanno molti prodotti.
  • Visita al punto vendita: come suggerisce il nome, questo tipo d’inserzione serve a raggiungere le persone che si trovano nei pressi di un punto vendita fisico. Per indirizzare le persone a visitare il punto vendita si possono usare call to action che danno le indicazioni stradali per raggiungere quel luogo.

Oltre la decisione dell’obiettivo, un altro parametro da selezionare per rendere più efficiente un’inserzione è l’individuazione del target.

3) Individuazione del target 

Occorre avere chiaro chi è il pubblico al quale indirizzare la comunicazione. Sviluppare il profilo del cliente tipo (buyer personas) è essenziale per lo sviluppo di ogni strategia di web marketing. Facebook e Instagram aiutano a intercettare il pubblico giusto grazie le opzioni di targetizzazione. Quando impostiamo una campagna pubblicitaria, infatti, possiamo selezionare il pubblico destinatario in base all’area geografica in cui si trova, all’età, al sesso, agli interessi e comportamenti; oppure far ricorso all’opzione “pubblico simile” che analizza il pubblico già esistente e trova altre persone con caratteristiche simili (quindi anch’esse probabilmente interessate). Se sei curioso di approfondire ulteriormente quest’aspetto ti invito a visitare questa pagina.
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4) Analisi dei dati 

Facebook e Instagram, come altri strumenti di web marketing, hanno anche il vantaggio di restituirci un dettagliato report sull’andamento delle campagne ed aiutarci quindi nell’analisi delle conversioni. 

Sulla pagina “Gestione inserzioni” si hanno a disposizione una serie di dati relativi le prestazioni dei post sponsorizzati. Saper leggere e analizzare questi dati e, se necessario, modificare la campagna in corso è fondamentale per ottenere i risultati sperati

Una campagna sui social, come qualsiasi altro intervento di digital marketing, infatti, è “in divenire” e richiede un costante monitoraggio per renderla sempre più precisa ed efficiente.

Siamo giunti al termine di questa breve presentazione delle campagne pubblicitarie dei due noti canali Social. Come avrai capito, non mancano gli strumenti per fare della buona pubblicità, ma lasciamelo ripetere: senza uno studio all’origine e senza pensare la campagna all’interno di un più ampio piano strategico, il successo non è per niente assicurato e si rischia di buttar via soldi e tempo. 

Per far decollare una campagna non è sufficiente pagare il social media di turno; gli strumenti di web marketing ci vengono in aiuto per promuovere le nostre attività ma non bisogna mai scordare l’importanza del “fattore umano” prima (pianificazione) e dopo (monitoraggio). 

Spero che questa panoramica sul mondo delle campagne pubblicitarie sui Social media ti sia stata utile. 

Alla prossima puntata ☺
Stefano

Il Social media marketing fa per te? Raccontami la tua attività, e scopriamolo assieme

Come fare e-mail marketing

Come fare e-mail marketing

Come fare e-mail marketing?

Le e-mail sono lo strumento più diretto per comunicare con i clienti; ad esempio per informarli ed aggiornarli sulle ultime novità. Intese così, le e-mail diventano un eccezionale mezzo di fidelizzazione, poiché aiutano a mantenere una relazione con i propri clienti e, al contempo, servono a rafforzare il brand.

Ma, oltre l’invio regolare di questo tipo di comunicazioni (newsletter), esiste un altro impiego dello “strumento e-mail”, dal taglio nettamente più commerciale: il Direct Email Marketing (DEM) che ha l’obiettivo specifico di promuovere prodotti e servizi ed ,è infatti, un potente strumento di web marketing

Prima di parlare in maniera più approfondita del direct email marketing, voglio farti capire come le e-mail siano diventate negli anni uno strumento molto utilizzato dalle persone: A partire dal 2016, la frequenza di utilizzo delle email ha superato tutti gli altri canali.

Secondo uno studio effettuato da optinmonster.com, le persone per:

0 %
eseguono come prima operazione, una volta on-line, il controllo della E-mail
0 %
controllano almeno una volta al giorno la loro e-mail
0 %
preferiscono la mail rispetto ai social per ricevere messaggi promozionali
0 %
hanno acquistato almeno una volta dopo la ricezione di una email

Direct e-mail marketing, cos’è

Il DEM (Direct Email Marketing) è un tipo di comunicazione puramente commerciale, che prevede l’invio di offerte speciali con l’obiettivo preciso di generare vendite.

In questo caso, infatti, il destinatario non riceve una semplice comunicazione da leggere, ma trova un invito all’azione (Call to action).

Queste e-mail promozionali differiscono dalle newsletter anche per il fatto che non vengono spedite indistintamente a tutti gli utenti del proprio database, ma solamente ad un pubblico specifico di clienti, selezionato in base all’età, all’area geografica, agli interessi. 

Questo serve a creare offerte personalizzate ed effettivamente attraenti per chi le riceve.

I vantaggi del Direct email marketing

  • Costo competitivo: il Dem è economicamente più vantaggioso rispetto ad altre attività di direct marketing; e rispetto a costi di stampa ed invio materiale.
  • Velocità: in modo istantaneo si può raggiungere un gran numero di destinatari.
  • Precisione: si possono inviare messaggi ad un target ben profilato, segmentando la propria lista di contatti in base a determinate caratteristiche.
  • Misurabilità: si possono tracciare dati come: tasso di apertura delle e-mail, tasso di conversione, click all’offerta, cancellazioni.

 

Come creare campagne DEM

Per creare campagne Dem efficienti, è utile curare i seguenti passaggi:

1- Creazione di una mailing list (pre-requisito)

La prima cosa da chiedersi è: a chi invierò le e-mail? Ebbene, questo è il punto di partenza ed è fondamentale per costruire una strategia di email marketing. 

Per creare il proprio database di contatti si può cominciare raccogliendo le e-mail dei propri clienti ed aumentare mano a mano la propria mailing list, raccogliendo (con consenso tramite subscription o adesione alle normative sulla privacy!) indirizzi email di persone potenzialmente interessate ai prodotti o servizi.

Come raccogliere questi indirizzi e-mail? Esistono diversi modi, in ogni caso si tratta di uno scambio: chiedo il tuo indirizzo di posta elettronica offrendoti in cambio: uno sconto, un coupon, un e-book da scaricare, un webinar, etc. L’importante è offrire qualcosa di valore, qualcosa di realmente interessante per le persone.

esempio di newsletter

Il più delle volte, come ci suggerisce una ricerca condotta da Magnews, di fronte la domanda “Cosa ti piacerebbe ricevere via email?” il 60% ha risposto coupon ed il 49% offerte via email con contenuti in base alla localizzazione.

2- Pianificazione e creazione dell’e-mail promozionale

Una volta acquisiti gli indirizzi e-mail, è utile affinare il pubblico destinatario dell’offerta; creando delle liste specifiche di utenti. La fase di pianificazione è importantissima per ottenere una campagna DEM efficace e in grado di convertire.

In questo step va quindi definito il tipo di offerta/incentivo da proporre (es.sconto, spedizione gratuita, omaggio di benvenuto) ed il target a cui inviarlo.

Un esempio molto banale: per un e-commerce di abbigliamento si vuole lanciare un’offerta sulle scarpe da donna; è logico che bisognerà restringere il pubblico, selezionando solamente quello femminile.

Più si va ad affinare il pubblico (ad esempio restringendolo ulteriormente in base a una specifica fascia di età) e si crea un contenuto ad hoc, e più l’offerta risulterà interessante per chi la riceve.

Sempre prendendo il nostro esempio, immaginiamo di voler circoscrivere l’offerta ad un particolare modello di scarpa, che piace particolarmente alle più giovani. Ecco quindi che la mail sarà indirizzata al pubblico femminile, fascia d’età 20-30 anni.

Visto l’obiettivo del DEM, cioè promuovere, è importante pensare bene all’offerta, rendendola personalizzata e accattivante per un preciso pubblico. Tutti gli elementi che compongono l’e-mail, da quelli grafici a quelli testuali, vanno predisposti con cura, tenendo sempre a mente l’obiettivo.

  • Oggetto della mail: pertinente, breve ma accattivante. È importante creare un buon “oggetto” perché in gioco c’è l’apertura-o meno- dell’e-mail stessa.
  • Immagine introduttiva: serve a illustrare l’oggetto della promozione. Importante creare un giusto equilibrio tra elementi visivi e testuali.
  • Testo descrittivo: per spiegare l’offerta con chiarezza e persuasione, utilizzando un linguaggio e uno stile in linea con il pubblico selezionato.
  • Call to action, ovvero l’invito all’azione, che consiste in un link da cliccare per accedere all’offerta. Anche questo elemento è importantissimo, poiché è ciò che porta alla conversione. La Cta deve quindi essere ben visibile, chiara e linkare alla giusta pagina web.
esempio newsletter 2

Inoltre, consiglio di fare attenzione a:

  • Ottimizzare l’e-mail per mobile: l’offerta deve essere visualizzata perfettamente anche su smartphone.
  • Non usare parole come “free”, “gratis”, “costo zero”, risparmia”, “guadagna”. Questi termini, che fanno riferimento al denaro, mettono in allarme i filtri antispam, nati per tutelare gli utenti dal pericolo di truffe e da messaggi pubblicitari troppo invadenti.
  • Non usare termini ridondanti solo per attirare l’attenzione dei destinatati (es “super sconti!”) né parole e frasi scritte in maiuscolo.
  • Evitare l’uso di simboli e caratteri speciali, nonché l’uso eccessivo di punti esclamativi e interrogativi.
  • Non creare e-mail contenenti solo immagini, specie se prive dell’attributo “alt”.
  • Sconsiglio anche di usare servizi come Google URL Shortener per generare link abbreviati.
  • Ultimo ma non ultimo consiglio: inserisci sempre il link per la cancellazione dalla mailing list! Vi ricordo, infatti, che una mailing list sana e di qualità contiene solamente indirizzi ottenuti con il consenso degli utenti ed è fondamentale dare sempre la possibilità di disiscriversi.

3- Analisi risultati

Per migliorare il rendimento delle campagne DEM, ci sono alcune metriche da prendere in considerazione come:

  • Open rate, in altre parole la percentuale di apertura delle e-mail. È utile conoscere questo dato perché, ad esempio, si può intervenire per migliorare l’ ”oggetto” della mail.
  • Click through rate, ossia la percentuale di click sul link. Attenzione però: non è detto che un elevato numero di clic sul link generi automaticamente più conversioni. 
  • Bounce, errori che rendono impossibile recapitare le e-mail ad un indirizzo di posta. 

Insomma, le e-mail sono uno strumento davvero utile; sia che le intendiamo come newsletter che come mezzo meramente promozionale. In entrambi i casi quello che può fare la differenza è, come sempre quando si tratta di azioni di web marketing, dedicare sufficiente tempo ai necessari ragionamenti e alla definizione degli obiettivi /strategia.

Alla prossima☺
Stefano

Hai bisogno di impostare una campagna di E-mail marketing per la tua attività?

Tipi di campagne Google

Tipi di campagne Google ADS

Tipi di campagne Google: oggi parliamo di Google Ads, la famosa piattaforma che consente di fare pubblicità a pagamento su Google, il motore di ricerca più utilizzato al mondo. 

Google Ads è uno mezzo pubblicitario indispensabile per aziende (sia grandi che pmi) e professionisti; per chi vende prodotti e per chi vende servizi. Insomma,  un eccezionale strumento  di web marketing per chiunque voglia far decollare la propria realtà online. 

Uno dei più grandi vantaggi, come vedremo più avanti, è che l’annuncio pubblicitario creato dall’inserzionista ha un costo strettamente legato alle azioni degli utenti; ovvero l’inserzionista non paga per mostrare l’annuncio, ma gli viene addebitato un costo solamente nel momento in cui un utente clicca sul suo annuncio.

Marco deve installare un climatizzatore nella sua abitazione, perciò cerca su internet un’azienda della sua città che si occupi d’impianti di condizionamento. Su Google digita la sua ricerca utilizzando questi termini: “installazione climatizzatori a Roma”.

Google, in risposta, gli offre una lunga serie di risultati, ed il primo che compare è l’azienda Cheroteramica che aveva creato un annuncio Google Ads Search indicando proprio “climatizzatori a Roma” come keyword per comparire tra i risultati di ricerca. Nel momento in cui Marco, reputandolo utile, clicca su quell’annuncio, all’azienda inserzionista viene addebitato un costo.

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Campagne Rete Display

Brevissima premessa: la rete display è un gruppo di siti web che hanno accettato di mostrare gli annunci Google. 

Una campagna Google Ads Display si manifesta attraverso annunci testuali, video o banner pubblicitari che Google mostra all’interno dei siti web appartenenti alla sua rete.

È il proprietario del sito web a decidere il tipo di formato che vuole ospitare all’interno del proprio sito. Anche qui un esempio, anche se di fantasia, sarà di aiuto più di molte parole:

Luca sta cercando un hotel a Bibione e visita il sito dell’“Hotel Bibione Palace” per informarsi su prezzi e servizi. Poi esce dal sito senza prenotare. Poco tempo dopo, Luca legge le notizie sportive sul sito della Gazzetta dello Sport (sito che fa parte della rete display di Google) e tra le varie inserzioni pubblicitarie c’è anche un annuncio dell’hotel “Bibione Palace”, accompagnato da una promozione allettante. Luca, vedendo la pubblicità, si ricorda dell’hotel e, probabilmente, tornerà sul sito per prenotare.

esempio annuncio rete display

Questo è solo un esempio di un possibile funzionamento della rete display, che è molto efficace quando si usa la strategia di “retargeting”, ovvero di rintracciamento degli utenti che avevano già visitato il sito web.

Tra le campagne display ci sono anche le campagne Gmail, che mostrano gli annunci pubblicitari all’interno delle caselle di posta elettronica. Tali annunci somigliano proprio ad una e-mail, ma sono preceduti dalla dicitura “Ann.” o ”Annuncio”.

esempio annuncio

Come si vede in questo esempio, prima dell’elenco delle e-mail ricevute, c’è un annuncio pubblicitario di Postepay che ha tutto l’aspetto di una normale email e che, proprio per questo motivo, spinge l’utente a cliccarvi sopra.

Campagne Google Shopping

Gli annunci “Shopping” sono utilizzati soprattutto da e-commerce, per promuovere e vendere i loro prodotti.

Le inserzioni di Google Shopping non appaiono come semplici annunci di testo, ma mostrano le immagini dei prodotti e le loro descrizioni. Generalmente appaiono in cima alla pagina dei risultati del motore di ricerca, quando l’utente digita determinate keyword (come per gli annunci Search) oppure nell’apposita tab “Google Shopping”.

Per questo tipo di annunci, l’inserzionista deve caricare sulla piattaforma “Google Merchant Center” i propri prodotti per pubblicizzarli.

annunci shop google

Nel nostro esempio abbiamo cercato il prodotto “frigorifero da incasso”.

Un altro esempio cercando “scarpe da trekking”:

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Campagne Google Video

Le campagne Google video, rispetto le altre campagne, si distinguono per il dinamismo e la capacità di intrattenimento. Il più delle volte si appoggiano al famosissimo canale di YouTube.

Per questi annunci, Google permette di scegliere il target cui mostrare l’annuncio per
aumentare le possibilità di ottenere conversioni, e questo tipo di advertising costa meno di altri tipi di campagne poiché vi è meno concorrenza. Esistono diversi tipi di campagne video:

  • Video discovery: costituiti da un’immagine in miniatura del video, accompagnata da un testo che invita l’utente a cliccare per iniziare la riproduzione. Il video viene quindi riprodotto sulla pagina di visualizzazione o su quella del canale di YouTube.
  • In stream: Gli annunci in-stream si dividono in “ignorabili” e “non ignorabili”. I primi vengono riprodotti prima, durante o dopo altri video ma, dopo 5 secondi, chi guarda il video ha la possibilità di saltare l’annuncio. Mentre gli annunci “nonignorabili” durano circa 15 secondi e gli spettatori, come suggerisce il nome, non possono chiudere l’annuncio.
  • Annunci bumper: sono video brevi ed incisivi della durata massima di 6 secondi. Gli spettatori non possono saltare l’annuncio.
  • Annunci outstream: gli annunci outstream sono annunci video specifici per i dispositivi mobili che vengono mostrati solo nei partner video Google. Sono riprodotti inizialmente con l’audio disattivato. Gli spettatori possono toccare l’annuncio per riattivare l’audio del video.

Se ti interessa conoscere nel dettaglio le campagne video e i loro costi visita questa pagina >> 

Una volta stabilito il tipo di campagna Google (Search, Rete display, Shopping o Video) più adatto alle proprie esigenze, segue la fase operativa di creazione della campagna stessa.

Per creare campagne pubblicitarie efficaci è necessario conoscere approfonditamente questo strumento e tener monitorati i risultati. Gli esperti in Google Ads, infatti, hanno tantissimi parametri tra cui scegliere quando creano una campagna, scopriamo i più importanti.

Impostare una campagna Google Ads

  1. Definire l’obiettivo: Come prima cosa occorre indicare a Google quale obiettivo si desidera raggiungere con la campagna pubblicitaria selezionata. Gli obiettivi possono essere:
    Copertura: quest’obiettivo è di far conoscere la propria azienda/attività a più persone possibili.
    Traffico: obiettivo di portare gli utenti a visitare il sito web.
    Lead generation: qui l’obiettivo è ottenere i dati degli utenti (es. indirizzo e-mail).
    Vendita: obiettivo di portare l’utente a comprare i prodotti sull’e-commerce.
    Promo di App: obiettivo di far scaricare la propria applicazione agli utenti.

    Una volta scelto l’obiettivo della campagna Ads, vanno impostati altri parametri, tra cui:

  2.  Geo-targeting: si stabilisce in quali località vogliamo che sia visto l’annuncio.
  3. Segmenti di pubblico: con questo parametro, si possono intercettare le persone che hanno determinati comportamenti sul web, che consideriamo rilevanti per le nostre campagne.
  4. Metodo di pubblicazione: può essere standard o accelerato. Nel primo (che è consigliato a quasi tutti gli inserzionisti) il budget viene ottimizzato distribuendo la spesa lungo l’arco dell’intera giornata, mentre la pubblicazione “accelerata ” richiede un grosso budget da investire e serve a chi, ad esempio, vuole la massima visibilità degli annunci nelle prime ore della giornata.
  5. Budget: si stabilisce il budget giornaliero medio che si intende spendere per la campagna.

Vantaggi Campagne Google Ads

Il vantaggio principale delle campagne Google, trattandosi di pubblicità, è quello di ottenere molta visibilità. Nel caso delle campagne “search” si intercetta un bisogno dell’utente espresso in
maniera attiva tramite le sue ricerche.

Con gli annunci “search”, quindi, si ha la possibilità di comparire nelle prime pagine dei risultati Google. Anche per le altre tipologie di campagne, nonostante gli annunci compaiano in maniera più “passiva” all’utente che sta navigando, si ottengono ottimi risultati in termini di visibilità.
Altri vantaggi delle campagne Google Ads sono:

  • Rapidità: Le campagne sono molto semplici e veloci da creare e si possono modificare in tempo reale. È importante, infatti, tenerle monitorate analizzando le performance, e apportare eventuali modifiche per ottimizzarle.
  • Si pagano solo i click: Grazie al sistema PPC si andrà a pagare solo se un utente clicca effettivamente sull’annuncio.
  • Ampia copertura: Essendo Google il motore di ricerca più utilizzato, si avrà la possibilità di raggiungere un enorme bacino di utenti.
  • Precisione: Gli annunci possono essere indirizzati a gruppi specifici di utenti, ad esempio persone di una specifica nazione, regione, città; affinando così il proprio target in base alle proprie esigenze di mercato.

Bene, siamo giunti al termine e di questa breve presentazione sui vari tipi di campagne Google.

Alla prossima puntata 🙂

Stefano

Ideare per comunicare

Hai bisogno di impostare una campagna Google per la tua attività?

Come leggere i dati di Google Analytics

Come leggere i dati di Google Analytics

Come leggere i dati di Google Analytics? Lo scopriamo in questo articolo…

 Hai fatto realizzare il sito web della tua azienda/attività, probabilmente nella speranza che riceva quante più visite possibili; magari hai anche investito in strategie SEO per ottimizzare il suo posizionamento sui motori di ricerca; oppure hai speso soldi per sponsorizzarlo attraverso Google Ads o le campagne pubblicitarie di Facebook.

Ma, indipendentemente da come arrivi il traffico al tuo sito web, sei sicuro che lo stai analizzando con attenzione? Solitamente le web agency come la nostra, che realizzano siti web, forniscono periodicamente al cliente dei report con i dati relativi il traffico del suo sito; e lo fanno grazie a un’importante strumento di monitoraggio che è Google Analytics.

“Google Analytics è un servizio di web analytics gratuito di Google che consente di analizzare delle dettagliate statistiche sui visitatori di un sito web. Google Analytics è il servizio di statistiche più usato nel web ed è utilizzato da circa il 56,4% degli stessi siti web”.
WIKIPEDIA


Cos’è e a cosa serve Google Analytics

Google Analitycs è un servizio gratuito di Google che serve a monitorare il proprio sito web e lo fa, in estrema sintesi, attraverso un codice di monitoraggio che viene installato in ogni pagina del sito.

Analytics registra una vasta gamma di dati utili e, tramite grafici, tabelle e statistiche, mostra il comportamento degli utenti sul proprio sito web. Chiunque abbia un sito dovrebbe sfruttare le potenzialità di Google Analytics. Ti ricordo, infatti, che un sito web non è solo una vetrina per mostrare prodotti o servizi, ma- se progettato secondo certe logiche- può diventare uno degli strumenti di marketing e di vendita più importanti.

E Google Analytics non fa altro che supportare il sito web, misurando il suo rendimento per renderlo sempre più efficiente.

In questo articolo non mi occuperò dei dettagli tecnici di Google Analytics, in quanto è un argomento abbastanza vasto, ma mi limiterò a spiegarti, nel modo più semplice, alcuni dati che raccoglie Analytics. Innanzitutto ci sono quattro macro aree principali che vengono prese in considerazione (chiamati rapporti): pubblico, acquisizione, comportamento e conversioni. Scopriamole.

grafici Google Analytics

PUBBLICO

Questa sezione, come dice il nome, raccoglie alcune informazioni sugli utenti, come:

  • Età
  • Sesso
  • Provenienza geografica
  • Lingua parlata
  • Interessi
  • Dispositivi che utilizzano per connettersi a internet

È utile conoscere questo “identikit” dei visitatori perché fa capire se si sta puntando sul giusto target, e anche per creare delle efficaci e mirate campagne di marketing (ad esempio indirizzandole a un pubblico di una specifica area geografica).

ACQUISIZIONE

Questa sezione ci aiuta a capire attraverso quali canali gli utenti sono atterrati sul sito.
Le persone, infatti, potrebbero essere entrate grazie a:

  • Ricerca organica su Google
  • Cliccando su una campagne PPC
  • Seguendo un link da un altro sito (Referral) o un link riportato in una e-mail
  • Attraverso le pagine Social
  • In maniera diretta digitando l’indirizzo internet

È importante, specialmente se sono attive delle campagne pubblicitarie a pagamento, conoscere da dove arriva traffico al sito web.

esempio google

COMPORTAMENTO

Questo report prende in esame tantissime informazioni sul comportamento degli utenti; mostrando il numero di persone approdate sul sito e il tempo trascorso sulle sue pagine, inoltre indica:

  • Le pagine più visitate, da questo dato individuiamo quali contenuti riscuotono maggior successo e gli interessi del target.
  • Il flusso di comportamento; che ci fa scoprire come gli utenti si muovono da una pagina all’altra del sito, da dove iniziano la navigazione e, soprattutto, in quali pagine abbandonano il sito web. Se, ad esempio, Analytics ci indica che gli utenti abbandonano il sito sempre nelle stesse pagine, è altamente probabile che in quei punti ci siano delle problematiche da risolvere.

Qui, inoltre, un dato molto importante cui fare attenzione è la “frequenza di rimbalzo” che esprime, in percentuale, il numero di utenti che si limitano a visitare una singola pagina del sito web e che, in pratica, non interagiscono con il sito e non esplorano le altre pagine.

Nella maggior parte dei casi un’alta frequenza di rimbalzo può essere indice di problemi (banalmente potrebbe essere causata dalla lentezza del sito) ma attenzione: non esiste in assoluto un valore ottimale di percentuale di rimbalzo, molto dipende dalla tipologia del sito web ed è un dato che va contestualizzato.

CONVERSIONI

“Conversioni” è uno dei rapporti più utili, soprattutto per pianificare strategie di marketing e monitorare l’efficacia delle campagne pubblicitarie.

La conversione esprime il completamento con successo di un’azione di marketing orientata a far compiere agli utenti una determinata azione; ad esempio, l’acquisto di un prodotto, la sottoscrizione di una newsletter, il download di un documento, l’accesso al sito web ecc.

Come prima cosa, quindi, bisogna decidere -e poi comunicare a Google- l’obiettivo di conversione del sito e, in seguito, si andrà a verificare periodicamente se quell’obiettivo è stato raggiunto (verrà mostrato il cosiddetto tasso di conversione che è la percentuale dei visitatori del sito che hanno effettuato una conversione).

Oltre al tasso di conversione, per stabilire se le azioni intraprese sul sito stanno portando i risultati desiderati, bisogna conoscere anche il ROI (Return on investment) che, in pratica, esprime quanto una determinata operazione online ha fatto guadagnare.

grafico Google Analytics

Riassumendo, possiamo dire che Google Analytics è indispensabile per:

  • Monitorare gli accessi al sito
  • Fare un identikit dei visitatori
  • Verificare e migliorare le proprie strategie di marketing
  • Capire da quali canali gli utenti accedono al sito e come lo navigano

Ti ricordo che i parametri che Google Analytics è in grado di fornire sono davvero tantissimi e non finisce quindi qui l’elenco dei suoi vantaggi. In quest’articolo ho voluto evidenziare solo i principali.

Ci tengo però a concludere con un suggerimento circa la modalità e la frequenza di lettura delle statistiche Analytics: consiglio di visionare i dati almeno una volta al mese e di farlo assieme a un professionista; questo perché, essendo Analytics molto articolato, non è così semplice riuscire a trarre le giuste conclusioni; inoltre è soggetto a frequenti aggiornamenti con continue aggiunte di nuove funzioni.

Alla prossima
Stefano Comencini

Ideare per comunicare, realizzazione siti web Verona

Immagine coordinata, cos’è?

Cos’è l’immagine coordinata

L’immagine coordinata (o grafica coordinata) è l’insieme degli elementi grafico-visivi che comunicano, in modo armonioso e coerente, un marchio o un’azienda. Potremo dire che è il “vestito” che indossa un’azienda, il suo tratto distintivo che la rende immediatamente riconoscibile agli occhi del pubblico.

L’immagine coordinata, costituita da vari elementi che scopriremo tra poco, non riguarda l’aspetto visivo fine a se stesso, ma serve a veicolare il messaggio aziendale. Per questo motivo è indispensabile che l’agenzia di comunicazione che se ne occupa, dedichi del tempo ad un accurato briefing con il cliente per conoscere i valori, lo stile comunicativo e la mission della sua azienda. Solo in questo modo riuscirà a confezionare un “abito su misura” in grado di rappresentare l’azienda e rafforzare la sua brand identity.

In sintesi, l’immagine coordinata serve ad un azienda (o ad un professionista) per:

  • Esprimere la sua personalità
  • Migliorare la propria reputazione
  • Rafforzare la sua brand identity
  • Imprimersi nella mente delle persone; rendersi “memorabili”
  • Dare un senso di uniformità e coerenza espressiva
  • Distinguersi dai competitor

Quali elementi formano l’immagine coordinata? 

Gli elementi che costituiscono un’immagine coordinata variano in base al tipo di azienda (di cosa si occupa, quali prodotti o servizi offre ecc.) ma, essenzialmente, sono:

  • Il logo: la sintetizzazione grafica di ciò che l’azienda rappresenta.
  • Il coordinato grafico: biglietti da visita, carta intestata, dépliant, brochure, ovvero gli elementi cartacei che servono per presentarsi al cliente.
  • Il sito web: l’immagine aziendale deve essere coerente anche online (sito web, social media, newsletter ecc.), per mantenere intatta la riconoscibilità visiva dell’azienda.

Potremo elencare anche: i packaging; le campagne pubblicitarie, i calendari aziendali & gadget, gli inviti, il materiale promozionale, i listini e i cataloghi, i portadocumenti, le divise lavorative, gli espositori pubblicitari, insegne e cartelloni ecc. Insomma: tutto ciò che rappresenta un’azienda e che la mette in contatto con i clienti.

Come dicevamo, questi elementi non sono solamente “di bellezza”, ma contribuiscono a trasmettere gli obiettivi di un’azienda. L’importante è che siano uniti da un filo conduttore chiaro e coerente.

coordinato-grafico-fraccafood

Parola chiave: coerenza

Tutti gli elementi che compongono la grafica coordinata devono uniformarsi al logo: se tutte le parti sono in armonia fra loro, vengono percepite come appartenenti ad un’unica realtà. Il principio di coerenza può essere rispettato se si conoscono alcune regole, che gli esperti di grafica e design sanno padroneggiare:

  • Colore: la scelta dei colori è fondamentale per un’immagine coordinata. Basti pensare a brand famosissimi come Coca Cola oppure McDonald’s o Tiffany, dove sono i colori stessi che entrano nella mente delle persone e con i quali identificano immediatamente il brand e il prodotto. Nella scelta del colore/i bisogna ricordare che essi hanno un significato intrinseco e sono capaci di trasmettere emozioni. Ogni colore invia al nostro cervello input emotivi e psicologici diversi, per questo è importante scegliere il colore corretto da utilizzare nel marchio, sulla base al messaggio che si vuole veicolare. Infine, occorre una certa padronanza dell’uso dei colori, del loro accostamento sia dal punto di vista estetico che funzionale.
  • Font: altrettanto importante è la scelta del carattere tipografico. Per trasmettere coerenza visiva è bene utilizzare sempre un’unica font. La varietà di font esistenti è pressoché infinita e nella scelta non bisogna basarsi su quello che esteticamente piace di più: come nel caso dei colori, anche i caratteri tipografici sono in grado di trasmettere un messaggio e suscitare emozioni.
  • Pattern e icone: tutti i piccoli elementi che completano la grafica (sfondi, icone, linee, tratti e simboli) non devono essere lasciati al caso ma abbinarsi per colori e stile al resto degli elementi “principali”.
  • Foto&Immagini: Una volta scelti gli elementi base della grafica, anche le immagini e le foto (ad esempio per il sito, per i social media ecc.) devono rispettare quell’identità finora creata, e vanno accostate sempre in maniera armonica. Inoltre, le immagini da utilizzare nella comunicazione devono essere di qualità e accattivanti, senza ricorrere a immagini banali, viste e riviste.

Un’immagine coordinata realizzata ad hoc e con professionalità può, ad eccezione di qualche opera di restyling per far fronte ai cambiamenti di mercato e dei bisogni dei consumatori, durare a lungo nel tempo. 

Ti voglio salutare mostrandoti alcuni lavori della nostra web agency a Verona. 

Alla prossima 🙂

Stefano Comencini

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Indicizzazione sito web: SEO o Google Ads?

Indicizzazione sito web

Quando viene ultimata la realizzazione di un sito web, si lavora per migliorare la sua visibilità, in altre parole per rendere un sito “trovabile” dagli utenti. Un sito web in cima alla lista dei risultati di Google (motore di ricerca utilizzato dal 90% delle persone) riceverà, infatti, un sacco di visite; moltiplicando conseguentemente le possibilità di conversione (= vendita nel caso di un e-commerce, prenotazione nel caso di un hotel e così via).

Insomma, per essere trovati online non è sufficiente avere un sito web, ma esso
va sostenuto e promosso da strategie di marketing
. Le strategie per la promozione di siti web possono essere a pagamento (SEA) e non (SEO).

Come vedremo in quest’articolo, SEA e SEO non differiscono fra loro solamente per questo criterio di natura economica; ma anche per altri aspetti (tempi di realizzazione e di ottenimento dei risultati). Prima di presentare le loro differenze, però, facciamo chiarezza su questi termini.

  • SEA, sta per Search Engine Advertising e consiste nella creazione di annunci a
    pagamento sui motori di ricerca per pubblicizzare le pagine di siti web.
    Lo strumento più utilizzato è Google Ads, con gli annunci “Search”.
  • SEO, Search Engine Optimization, è un insieme di tecniche che intervengono
    direttamente sul sito web
    , migliorandone alcuni aspetti (parole chiave, struttura,
    contenuti, link, tag e altri
    ) utili ai fini di posizionamento sui motori di ricerca.

Se poi vogliamo divertirci ancora un po’ con gli acronimi, possiamo aggiungere che

SEO e SEA fanno entrambi parte del SEM (Search Engine Marketing) che, appunto, è l’insieme di tutte le attività di marketing che migliorano la visibilità di un sito web nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

Voglio precisare subito che non c’è una tecnica migliore dell’altra ma tutto dipende dagli obiettivi, dal tempo e dal budget a disposizione, e non è detto che le due strategie non possano coesistere.

Ora cerchiamo di fare chiarezza su i pro e i contro di SEO e SEA.

google

Caratteristiche SEO

Come abbiamo accennato prima, la SEO è un insieme di tecniche per costruire un sito
web in grado di attirare visite in modo naturale; senza, cioè, ricorrere ad annunci a pagamento. La SEO intercetta le domande degli utenti e interviene realizzando contenuti utili e pertinenti.

Questo tipo di lavoro, incentrato sul dare le risposte agli utenti, viene premiato dagli utenti stessi ma anche da Google, che aumenta la visibilità di quei contenuti all’interno delle pagine di ricerca.

Anche se uno degli aspetti più noti della SEO è la ricerca e lo studio delle migliori keywords (le parole chiave che utilizzano gli utenti nelle loro ricerche online) , ci sono tantissimi altri aspetti soggetti ad ottimizzazione, come:

  • La struttura del sito e del menu di navigazione;
  • I contenuti testuali;
  • I link interni al sito e i backlink (link provenienti da siti esterni);
  • L’usabilità del sito;
  • L’accessibilità delle informazioni;
  • Le immagini e video.

Ciascuno di questi fattori contribuisce a migliorare il posizionamento del sito all’interno delle pagine di ricerca di Google. Spiegare nel dettaglio la SEO richiederebbe un articolo a parte. Qui vogliamo concentrarci sui vantaggi che può portare a un sito web e le differenze rispetto le
attività SEA.

sea e seo

PRO

  • Il sito compare nei risultati di ricerca gratuitamente: con il posizionamento organico non si pagano i click ricevuti. Se un utente, nelle sue ricerche, trova il tuo sito web e ci clicca sopra, non ti viene addebitata alcuna spesa, poiché il sito è stato posizionato in maniera “naturale”. 
  • Risultati stabili nel tempo: una volta raggiunto un buon posizionamento del sito tramite la SEO, questa visibilità sarà stabile nel tempo mantenendo i risultati nel lungo periodo. Lungo periodo non significa, però, “per sempre”: saranno, infatti, necessari degli aggiornamenti poiché gli algoritmi di Google sono in continua evoluzione.
  • Migliora l’autorevolezza dell’azienda/brand: secondo alcune analisi, gli utenti si fidano molto di più dei risultati naturali rispetto agli annunci. Sembra, infatti, che i risultati organici vengano cliccati 8.5 volte in più degli annunci a pagamento. Questo probabilmente perché le persone hanno imparato ad individuare gli spazi pubblicitari e li ignorano, reputandoli meno attendibili.

CONTRO

  • Ci vuole tempo per vedere i risultati: per applicare le strategie SEO serve tempo, così come vedere i risultati. Per chi ha fretta o deve promuovere un sito in un preciso periodo (pensiamo alla necessità di mostrare una landing page con l’offerta last minute di un servizio o prodotto, oppure la promozione di un evento imminente) la Seo non è la strada
    giusta.
  • Il posizionamento non è assicurato: le attività SEO sono talmente complesse e dipendono da così tanti fattori che non è possibile garantire il miglior posizionamento organico. Bisogna far fronte, ad esempio, ai tantissimi competitor, magari presenti sul web da più tempo.

Caratteristiche SEA 

Come dicevamo, la SEA è a pagamento: le inserzioni pubblicitarie Google Ads, infatti, sono in modalità Pay-per-Click (PPC): si paga una determinata cifra per ogni click che gli utenti fanno sull’ annuncio. Per rendere una campagna Ads davvero efficace sono necessarie delle operazioni
quali: scelta del target, analisi, sviluppo e monitoraggio della campagna per ottenere il massimo ROI (Return on Investment), ovvero ottenere i miglior risultato con il minimo investimento.

Insomma: le campagne Google Ads sono sicuramente meno complicate da predisporre rispetto gli interventi SEO, ma non funzionano in maniera completamente automatica; in altre parole non è sufficiente pagare e lasciare che Google Ads faccia da sé, ma vanno predisposte e monitorate da personale competente.

 

PRO

  • Risultati immediati: una volta impostata la campagna pubblicitaria, l’annuncio comparirà subito nei risultati di ricerca. E questo è il punto forte di Google Ads, ideale per le nuove aziende che devono farsi conoscere o per i siti web freschi di realizzazione e che desiderano del traffico immediato.
  • Scelta del budget: con Ads si ha il pieno controllo del budget: le campagne, infatti, hanno un costo variabile e si può decidere liberamente il costo di ogni click. Certo, bisogna fare attenzione a non scegliere budget troppo bassi, altrimenti non si comparirà tra i primi annunci.
  • Modificare gli annunci in tempo reale: uno dei vantaggi di Google Ads è la possibilità di monitorare costantemente l’andamento delle campagne pubblicitarie e, di conseguenza, migliorarle strada facendo intercettando il pubblico più adatto.

 

CONTRO

  • Visibilità sempre legata al budget: quando il budget giornaliero impostato è terminato, il sito web smette di comparire tra i risultati di ricerca.
  • Alta competitività: Se si ha a disposizione un budget ridotto, si rischia di rimanere sopraffatti dai competitor che investono di più.

Riassumendo, potremo dire che la SEO è un vero e proprio investimento per chi desidera dare una visibilità stabile al sito e non dipendere dai costi per click. Inoltre è preferibile se si vuole migliorare la percezione del brand e rendere più autorevole l’azienda. In ogni caso va bene solo per chi non ha fretta.

Viceversa, la SEA- e quindi Google Ads – va bene per promuovere velocemente un sito e portare traffico immediato senza troppe preoccupazioni per il domani.

Stefano Comencini

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