SEO marketing

seo e fattori di ranking

SEO marketing: cos’è

Con questo articolo facciamo un pò di chiarezza sul complesso mondo del SEO marketing e sull’ottimizzazione di una pagina web sui motori di ricerca. Andiamo con ordine: innanzitutto cosa significa SEO? 

SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization, ovvero “ottimizzazione per i motori di ricerca”, ed è una branca del web marketing che ha come obiettivo finale quello di migliorare il posizionamento (ranking) di un sito o di una pagina web nella SERP (la pagina dei risultati del motore di ricerca).
Quando parliamo di motori di ricerca, ci riferiamo principalmente a Google: il più utilizzato al mondo. Parte del lavoro dei SEO specialist, infatti, riguarda lo studio dell’algoritmo di Google e dei suoi continui aggiornamenti.

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I fattori di ranking che Google considera sono moltissimi (si stima siano circa 200) e appartengono a diverse macro aree:

  • Dominio
  • Pagina
  • Sito
  • Backlink
  • Interazione degli utenti
  • Regole speciali dell’algoritmo di Google
  • Segnali del brand (es.pagine Social media)
  • Fattori di spam e penalizzazioni

Ognuna di queste voci si dirama in altre “sottocategorie”. Ad esempio, quando un SEO specialist lavora sul fattore “Pagina” deve ottimizzare i contenuti svolgendo diverse attività e adottando vari accorgimenti tecnici tra cui:

  • Creare contenuti di qualità: utili, pertinenti, originali e completi
  • Curare la disposizione dei testi per renderli facilmente leggibili e fruibili
  • Ricerca delle keyword più idonee da utilizzare nel testo
  • Ricerca semantica
  • Inserimento delle keyword nei “punti giusti” della pagina (tag title, H1 ecc.)

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Fattori di ranking SEO

Oltre ai contenuti, ci sono altri fattori SEO che influiscono sul posizionamento organico di un sito web, e sono fattori sia interni al sito web (on site) che esterni (off-site) come i backlink.
Se sei curioso, questo articolo ti svelerà gli oltre 200 fattori SEO; qui invece ci limiteremo a parlare solamente dei principali, visto l’argomento molto complesso e ricco di sfaccettature.

  • Velocità: La velocità di caricamento di un sito web è uno dei più importanti fattori di ranking, in quanto impatta sull’esperienza dell’utente e quindi sul tasso di conversione.
  • Tempo di permanenza: misura quanto un utente resta mediamente su una pagina web. Se il valore è molto basso, e cioè l’utente resta solo pochi secondi all’interno della pagina, significa che c’è un problema: potrebbe essere che non ha trovato ciò che cercava, oppure la pagina è difficile da consultare. Un tempo di permanenza alto, invece, indica che la pagina è risultata pertinente alla ricerca, e che la navigazione è fluida e semplice.
  • CTR: il CTR (click-through rate) organico è il rapporto tra il numero di click sulla pagina e le sue impressions (numero di volte in cui la pagina è stata vista in SERP dagli utenti). Se il CTR è alto significa che lo snippet (box che riassume il contenuto di una pagina) ha risposto alla query (richiesta) dell’utente.
  • Frequenza di rimbalzo: indica la percentuale di utenti che si fermano a navigare solo la pagina del sito web in cui sono atterrati, senza interagire con il sito e quindi senza esplorare le altre pagine.
    È un dato che va contestualizzato per leggerlo correttamente, ma il più delle volte un’alta frequenza di rimbalzo è indice di problemi (banalmente la lentezza di caricamento del sito).
  • Usabilità sui dispositivi mobili: I dispositivi mobili (smartphone e tablet) sono diventati lo strumento più utilizzato dagli utenti per le loro ricerche in rete. Per questo è importante garantire una navigazione ottimale anche da questi dispositivi, realizzando una versione del sito user-friendly. Questo significa impostare un design che renda la navigazione semplice, con contenuti facili da leggere e pulsanti “a misura di pollice”.
  • Sicurezza: Un sito web dovrebbe essere, ovviamente, privo di software dannosi e garantire una navigazione sicura che protegga gli utenti da download indesiderati, phishing, contenuti ingannevoli, ecc.
  • Utilizzo di HTTPS. Google non considera sicuri i siti che utilizzano il protocollo di comunicazione internet HTTP. È necessario utilizzare un protocollo HTTPS che, essendo protetto da SSL/TLS, impedisce che vengano rubati o modificati i dati inviati tra l’utente e il server.
  • Esperienza pubblicitaria. Pubblicità invadenti, come pop-up o banner, potrebbero creare qualche problema. Google, infatti, chiede che i contenuti non vengano oscurati da pubblicità. In alcuni casi pop up e banner sono consentiti ma Google ha definito delle linee guida alle quali è meglio attenersi se si vuole preservare una buona esperienza di navigazione e una buona indicizzazione del sito.
  • User Experience: Google sta dando sempre di più importanza all’esperienza di navigazione dell’utente, tant’è che oggi è impensabile ragionare sul SEO marketing senza tener conto della user experience. 

Posizionamento SEO, come "ragiona" Google

Come fa Google a raccogliere tutti questi dati? Per capire meglio i fattori di ranking, è utile capire come “ragiona” il motore di ricerca e come analizza le pagine web.

Google segue 3 fasi per fornire delle risposte alla query dell’utente:

1.Scansione

Google utilizza dei particolari software (crawler) che scansionano e analizzano regolarmente il web e gli elementi presenti nelle pagine dei siti internet come testi, immagini e video. In questa prima fase cerca semplicemente di capire quali pagine esistono sul web. Google svolge questa attività di ricerca regolarmente e costantemente per mantenere sempre aggiornato il suo archivio di dati.

2-Indicizzazione

Dopo aver eseguito la scansione, Google prova a capire meglio di che cosa trattano le pagine, analizzando i contenuti testuali, i tag e registrando anche dati come il paese e la lingua della pagina, la sua usabilità e così via. Per ogni fattore di ranking di ogni pagina analizzata, Google attribuisce un punteggio . 

3-Pubblicazione dei risultati di ricerca

Nel momento in cui l’utente fa una ricerca su Google, il motore di ricerca gli fornisce informazioni pertinenti alla sua query. Come decide Google in che ordine restituire i risultati? Semplice, nelle prime posizioni della SERP inserisce le pagine che hanno ottenuto i punteggi più alti.

SEO marketing: perché è importante il posizionamento organico?

L’argomento SEO è davvero molto complesso, inoltre si tratta di una disciplina soggetta a continue evoluzioni e aggiornamenti. Mantenere nel tempo una pagina in testa ad una SERP non è un’operazione semplice. Detto questo, è innegabile che l’ottimizzazione SEO di un sito web sia un investimento fruttuoso.
Una pagina posizionata in modo organico, infatti, ha come principale vantaggio quello di intercettare un pubblico perfettamente in target e realmente interessato che, proprio grazie alle sue ricerche, approda su una pagina rispondente ai suoi bisogni/domande. 

Nell’articolo Indicizzazione sito web: SEO o Google Ads? abbiamo visto anche un altro modo di posizionarsi in prima pagina su Google, ovvero con gli annunci pubblicitari Google Ads. 

Comparire nelle prime posizione della SERP significa visibilità, dunque traffico e… potenziali conversioni!

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Core Web Vitals

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Google Core Web Vitals: cosa sono?

I Core Web Vitals sono le più recenti metriche introdotte da Google per valutare l’esperienza degli utenti (user experience o UX) sui siti web. Questi parametri servono a scoprire se le persone interagiscono con le pagine di un sito in maniera semplice e appagante.

I Web Vitals di Google vanno ad aggiungersi agli altri fattori SEO (usabilità sui dispositivi mobili, protocollo HTTPS, velocità di caricamento della pagina e altri), diventando anch’essi determinanti per il posizionamento di un sito web.

Ricordiamo che Google è da anni che misura l’efficienza dei siti web. Dal 2010, ad esempio, ha cominciato a considerare la velocità come elemento per valutare la user experience. Negli anni ha affinato sempre più le sue metriche e i suoi algoritmi andando ad indagare via via nuovi aspetti. Quello di Google è un lavoro in continua evoluzione: man mano che raccoglie dei dati, si prepara a misurarne di nuovi.

Perché Google ha introdotto i Core Web Vitals?

Forse ti starai chiedendo: perché Google è così interessato a misurare e comprendere l’esperienza degli utenti online?
Perché l’obiettivo di Google è sempre stato quello di rendere la ricerca di informazioni un’esperienza semplice e soddisfacente per le persone.

In altre parole, gli utenti devono trovare velocemente risposte chiare ed esaustive alle loro domande. Questo fa sì che gli utenti continuino ad utilizzare Google come strumento per le loro ricerche in rete. Pertanto, Google premia i siti web più performanti ponendoli in cima ai risultati di ricerca.

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Solo per fare un esempio, consideriamo il fattore velocità: immaginiamo un sito web ricco di contenuti utili ma lento a caricare. Questa lentezza causerà l’uscita dal sito da parte degli utenti perché le persone vogliono trovare risposte velocemente, non sono disposte ad aspettare a lungo che la pagina si carichi. 

La loro pazienza non va, in media, oltre i 3 secondi; superare questo limite significa perdere molto traffico. Questo si traduce poi in un problema per il proprietario del sito, ma anche per Google che interpreta la ripetuta azione degli utenti (abbandono del sito) come un segnale negativo che gli indica che quel sito non è utile, e quindi non meritevole di trovarsi tra i primi risultati di ricerca.

In definitiva, Google vuole aiutare le persone che si rivolgono alla sua piattaforma per trovare informazioni. I siti web che danno una risposta chiara, rapida e che offrono una navigazione semplice e intuitiva saranno considerati i migliori.

Ora che abbiamo ricordato quali sono gli obiettivi di Google, entriamo nel vivo dell’articolo e scopriamo quali sono i web vitals.

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Web vitals: quali sono?

I Core web vitals, attualmente, sono 3:

1) LCP: misura la velocità di caricamento del contenuto principale della pagina. Questo parametro (Largest Contentful Paint) indica quanto tempo impiega l’elemento più grande della pagina (può essere un’immagine oppure un video) a caricarsi sul display dell’utente (sia su desktop che su dispositivi mobili!). 

Più aumenta il tempo di caricamento, superando i 2,5 secondi entro i quali la velocità è considerata buona, e più aumenta la possibilità che l’utente abbandoni il sito. Questo si traduce in un’alta frequenza di rimbalzo e, conseguentemente, in un basso tasso di conversione. Ancora una volta, Google ci ricorda che la velocità di caricamento è un aspetto fondamentale; se trascurata rischia di minare ogni strategia SEO in atto.

2) FID sta per First Input Delay e misura il tempo che passa tra la prima interazione dell’utente sul sito (es.click su un bottone o il click su un link) e la risposta del browser a quell’azione. Buone tempistiche sono quelle entro i 100 millisecondi, superati i quali cresce la tendenza delle persone ad abbandonare la pagina, e se si superano i 300ms si rischiano vere e proprie penalizzazioni.

3) CLS: misura la stabilità visiva della pagina. Immaginate di voler cliccare su un elemento di una pagina web, ad esempio un bottone, ed improvvisamente questo si sposta e vi fa cliccare su un elemento che a voi non interessava. L’esperienza di navigazione non sarà certo positiva e questo Google lo sa. Ecco perché ha introdotto il Cumulative Layout Shift, che misura quanto una pagina web è graficamente e visivamente stabile. Se ci sono elementi del layout (testi, box, immagini) che si muovono in maniera imprevista e indesiderata, verrà attribuito un punteggio basso al CLS.

I web vitals, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, non saranno gli unici fattori a influenzare il ranking, semplicemente si aggiungeranno a quelli utilizzati finora da Google.
Google continuerà a valutare come elemento primario i contenuti, premiando le pagine con le informazioni più interessanti e pertinenti.
Ma, tra due siti con contenuti di pari qualità, sarà l’esperienza utente a fare la differenza sul posizionamento della pagina nei risultati di ricerca.

I Core Web Vitals sono un’ottima occasione per migliorare le performance del proprio sito sia a livello di SEO che di UX.

Per misurare i Core Web Vitals si può utilizzare questo tool gratuito. Una volta individuati i problemi, il consiglio è di rivolgersi ad un professionista in grado di intervenire sulle problematiche per non perdere traffico e opportunità di conversione.

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Campagne Performance Max di Google

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Cosa sono le campagne Performance Max

Le campagne Performance Max di Google sono un nuovo modo di fare digital advertising che si avvale del machine learning per ottimizzare il rendimento delle campagne Google Ads, sfruttando tutti i posizionamenti di Google (Search, rete Display, Gmail, Discover, Shopping e YouTube). L’obiettivo è aiutare gli inserzionisti a raggiungere in maniera più mirata ed efficace il proprio pubblico.

Come abbiamo già detto in altri articoli del nostro blog, per far funzionare una campagna pubblicitaria è fondamentale intercettare la giusta audience, ovvero le persone realmente interessate ai propri servizi/prodotti.
Google questo lo sa ed ora, grazie l’intelligenza artificiale, conta di poter aiutare ancor di più le aziende a trovare i loro potenziali clienti e ad aumentare le conversioni.

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Le nuove abitudini degli utenti

La ricerca “Google Mobility Trends” del 2020 ha messo in luce com’è cambiato il comportamento dei consumatori dopo la pandemia da Covid19: gli acquisti on-line sono aumentati per il 70% delle persone. Questo ha fatto aumentare il costo per acquisizione (CPA), un problema per le aziende che investono in advertising digitale.

Perciò Google ha ideato la soluzione Performance Max, con la promessa di facilitare il processo di acquisto degli utenti, a vantaggio anche degli inserzionisti.

Come funzionano le campagne Performance Max

Nella realizzazione di una campagna andrà selezionato l’obiettivo che si vuole raggiungere e verranno create grafiche e testi dell’annuncio. Gli obiettivi aziendali sono al centro di questo nuovo sistema di advertising e sono principalmente:

  • Vendite online (e-commerce)
  • Vendite offline (visite al negozio fisico)
  • Generazione di contatti

Insomma, obiettivi di conversione cui eravamo già abituati ma che, con l’ausilio del machine learning, dovrebbero essere raggiunti più facilmente.

Cosa avviene concretamente una volta creata la campagna? Google posiziona l’annuncio su tutte le sue piattaforme fino a trovare il canale migliore per intercettare i potenziali acquirenti. Ovviamente avrà bisogno di tempo per fare questo e i risultati saranno in continua evoluzione.

Hai bisogno di rivedere la tua strategia di marketing?

I vantaggi di Google Performance Max

Ecco alcuni dei benefici che le campagne Performance Max di Google possono portare:

  • Raggiungimento di obiettivi pubblicitari specifici (es. aumentare le vendite online).
  • Servirsi di tutti i canali pubblicitari di Google con un’unica campagna.
  • Campagne pubblicitarie più performanti: grazie alle numerose informazioni di cui è in possesso Google, che gli fanno comprendere abitudini ed intenti delle persone online, è possibile raggiungere in modo più mirato la propria target audience.
  • Ottenere in tempo reale gli aggiornamenti sulle performance, con dati precisi che aiutano ad ottimizzare la campagna, intervenendo rapidamente in corso d’opera.
  • Infine, gli automatismi di Google offrono il vantaggio di risparmiare tempo, per dedicarsi a quegli aspetti che continueranno ad essere di competenza dell’uomo: strategia e creatività, come spiegheremo nel prossimo paragrafo.
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Tiriamo le somme: vale la pena usare queste nuove Ads?

Google Performance Max è da poco uscito da una fase di test e non possiamo sbilanciarci con dei giudizi. I risultati li scopriremo col tempo. Indubbiamente, l’intelligenza artificiale e il machine learning stanno portando risultati sorprendenti in vari ambiti, già da tempo. Pertanto non è difficile credere che Google Performance Max potrà essere un nuovo, valido modo di fare pubblicità online.

A questo punto, può sorgere spontanea la seguente domanda:

“Se Google sarà così bravo ad aiutare le aziende, come potrò fare emergere la mia attività da quelle dei competitor?”

In altre parole, viene il sospetto che non si abbia più alcun controllo e che l’esito delle campagne dipenda unicamente da big G.
Tranquilli, l’intelligenza umana continuerà ad avere il suo peso attraverso:

  • Creatività: saranno le idee originali e creative impiegate nella creazione di testi, video ed immagini l’elemento differenziante.
  • Strategia: Google non decide né suggerisce gli obiettivi di una campagna; continueranno ad essere pensati all’interno di una più ampia strategia di marketing. Analogamente, sarà importante stabilire correttamente le impostazioni di Google Analytics.

Insomma, con Performance Max potremmo lasciar a Google, e all’enorme mole di dati di cui è in possesso, il “lavoro sporco” e concentrarci su ciò che ancora non è in grado di fare.

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Content marketing, cos’è

content marketing cos'è

Quante volte abbiamo sentito parlare di content marketing? Effettivamente, negli ultimi anni, il content marketing è diventato uno dei migliori strumenti di web marketing per attirare l’attenzione degli utenti online.

Prima di entrare nel vivo di questo argomento e svelare alcuni consigli, facciamo un piccolo passo indietro per capire che cos’è il content marketing.

Cos’è il content marketing?

Il content marketing è una strategia di marketing che prevede la creazione e la condivisione di contenuti di valore (es. articoli, video, podcast, webinar ) capaci di attrarre e coinvolgere un pubblico.

La creazione di questi contenuti può sviluppare un engagement tale da orientare e condizionare il processo di acquisto degli utenti. Il termine inglese engagement indica l’attrazione che un’azienda o un marchio sono in grado di creare nel potenziale cliente.

Bene, ora che abbiamo dato una definizione concettuale di content marketing, vediamo più nel concreto di cosa si tratta. Molte persone pensano che content marketing significhi creare articoli di blog. Indubbiamente il blog è uno degli strumenti principali, ma i contenuti possono essere presentati anche sotto forma di video, audio, infografiche, guide, webinar, seminari ecc.

Per rendere efficace e attraente un contenuto non importa molto lo strumento utilizzato, bensì il contenuto stesso. Come fare a capire qual è il contenuto giusto di cui trattare?
Dipende. Ogni azienda ha i suoi argomenti, temi specifici di cui può parlare per attirare l’attenzione del suo target di riferimento.

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I contenuti sono l’oggetto su cui mi aspetto che vengano sviluppati la maggior parte dei guadagni su internet.

Bill Gates

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Come costruire una strategia di content
marketing?

Nonostante ogni azienda abbia le sue peculiarità, vi sono alcune caratteristiche comuni, necessarie per assemblare lo scheletro di ogni strategia efficace di content marketing.
Si inizia, com’è prevedibile, da una adeguata pianificazione. 

Per progettare la propria strategia di content marketing con facilità, può essere utile rispondere con accuratezza a tre domande chiave:

1 – Qual è l’obiettivo?

Normalmente, gli obiettivi che si vogliono- e si possono- raggiungere attraverso questa tecnica di web marketing sono:

  • Aumentare la riconoscibilità dell’azienda
  • Aumentare le visite al sito web
  • Lead generation
  • Acquisire nuovi clienti
  • Fidelizzare i clienti già acquisiti

2 – Qual è il target di riferimento?

La natura stessa del contenuto deve tener conto di chi dovrà riceverlo e restarne colpito.

Un ottimo sistema per assicurarsi di rivolgersi alla propria target audience di riferimento è costruire la Buyer persona, l’acquirente ideale. È a questo “utente-tipo” che bisogna ispirarsi e rivolgersi, non a una massa indefinita e generica di persone.

Soltanto in questo modo si riusciranno ad intercettare persone realmente interessate e, quindi, più propense all’acquisto. Ad esempio, un’azienda che si occupa principalmente di scarpe da corsa, dovrà rivolgersi ad un gruppo preciso di persone, con interessi molto definiti (nella sua strategia di content marketing, l’azienda in questione non tratterà né di scarpe in generale, né di sport di ogni tipo, bensì del running). 

Non solo gli argomenti di cui trattare saranno specifici, ma anche lo stile narrativo sarà pensato appositamente per quel tipo di persone.

3 – Quali argomenti interessano realmente a quel target?

Eccoci quindi al cuore del content marketing: rispondere ai bisogni di un preciso pubblico.
Sono i contenuti che aiutano a distinguersi dai competitor e a rendersi unici agli occhi del pubblico che si vuole conquistare e fidelizzare; sedurre potremmo dire, nella sua etimologia latina di “condurre a sé”.

Ricordiamoci che il content marketing non punta alla vendita diretta ed è proprio questa la sua arma vincente: la gente, infatti, non è interessata a proposte commerciali martellanti, a pubblicità esplicita. Soprattutto se non conosce ancora bene quell’azienda.

Come già trattato nell’articolo Funnel marketing, le persone percorrono un vero e proprio cammino prima di giungere all’acquisto; e i primi passi che muovono sono quelli verso la conoscenza dell’azienda e dei suoi prodotti. Insomma, non acquistano ad occhi chiusi ma prima si informano, ponderano, confrontano, perché hanno bisogno di nutrire un minimo di fiducia nei confronti di quell’azienda.

Ecco la grande potenzialità del content marketing: ispirare fiducia al proprio pubblico, mostrandosi competenti su un argomento. Fare del buon content marketing vuol dire individuare i problemi e i bisogni del proprio pubblico e fornir loro la miglior risposta attraverso contenuti utili, mirati ed approfonditi. In questo modo ci si distinguerà dalla concorrenza, diventando i più autorevoli in quel campo.

content is king

Una volta stabiliti questi tre parametri, è il momento di selezionare i canali attraverso cui veicolare i contenuti e stabilire un calendario editoriale, meglio se a medio/lungo termine. Il calendario editoriale è utile ad organizzare e programmare con costanza e regolarità gli argomenti da trattare.

Come abbiamo visto, gli strumenti per fare content marketing possono essere tanti ma devono essere pensati in maniera integrata. Ad esempio, i social media possono essere sfruttati per portare traffico al blog, oppure ci si può servire dell’ e-mail marketing per raggiungere il proprio pubblico.

Infine, è buona norma monitorare la propria strategia di content marketing per scoprire quali argomenti interessano di più, quali strumenti risultano più efficaci, che riscontri ci sono e come si può migliorare.

Riassumendo, ogni strategia di content marketing passa attraverso tre step fondamentali:

  • Pianificazione (obiettivi, target, contenuti)
  • Scelta dei canali e calendario editoriale
  • Analisi dei dati

I vantaggi del content marketing

Vorrei concludere questo articolo riassumendo i tre principali vantaggi del content marketing:

  • Aumento brand awarness: il content marketing aiuta a migliorare la notorietà e la riconoscibilità dell’azienda, nonché la fiducia degli utenti nei suoi confronti.
  • Aumento loyalty: oltre ad aumentare la fiducia di nuovi utenti, con il content marketing andremo a consolidare il rapporto con chi è già cliente, fidelizzandolo nel tempo.
  • Aumento traffico sito: contenuti esaustivi, freschi, originali e utili sono molto apprezzati non solo dagli utenti, ma anche dai motori di ricerca che premiano quei contenuti con un miglioramento dell’indicizzazione del sito web che li ospita. La pubblicazione costante di contenuti sul sito permette inoltre una continua fonte di traffico.

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Landing page cos’è

landing page

Landing page

  • Cosa vuol dire landing page?

Landing page significa, letteralmente, “pagina di atterraggio”. Si tratta, molto brevemente, di una pagina web dove far arrivare gli utenti per invitarli a compiere una precisa azione.

  • Quali sono le landing page?

Una pagina di atterraggio, anche se apparentemente non sembra, è molto diversa dalle normali pagine di un sito web. Ciò che la distingue è soprattutto l’obiettivo: le pagine di un sito  servono a presentare un’azienda e i suoi servizi in maniera “generica”. Le landing page, invece, hanno un obiettivo di conversione molto specifico; inoltre:

– Sono destinate ad un pubblico attentamente profilato.
– Vengono strutturate con logiche diverse da quelle pensate per l’homepage e le altre pagine ( “servizi”, “prodotti”, “chi siamo” ecc.).
– Non vi si accede dal sito web, ma in altri modi che ora vedremo.

  • Landing page, dove si trova?

Una landing page non si trova nel menu di navigazione del sito web ma vi si accede, solitamente, da un annuncio pubblicitario. Questa è un’altra delle caratteristiche che la rende speciale, diversa dalle altre pagine.

  • A cosa serve una landing page?

Questo tipo di pagina è utile in due casi:
1- Quando si vogliono raccogliere le e-mail degli utenti per fare successivamente e-mail marketing.

2- Per vendere un prodotto/servizio direttamente online. Nelle paragrafo che segue ti spiegherò la differenza tra queste due tipologie.

Squeeze page e Sale page

Entriamo ora più nel dettaglio per scoprire tutti gli aspetti di questo fantastico strumento di conversione. Come abbiamo appena visto, esistono due motivi che portano a creare una landing page.

– La squeeze page è una pagina creata con lo scopo di raccogliere i dati degli utenti (fondamentalmente il nome e l’indirizzo e-mail) per poter in seguito inviargli offerte, novità, promozioni ecc. Insomma, per avviare tutte quelle azioni di e-mail marketing utili a instaurare una relazione con l’utente e condurlo poi, gradualmente, all’acquisto (o a mettersi in contatto con l’azienda).

Questo tipo di landing page è utilizzato per avvicinarsi agli utenti che ancora non conoscono bene un’azienda e i suoi servizi, e che vanno quindi “scaldati” prima di invitarli a un’azione più impegnativa (acquisto).

Come trattato nell’articolo Funnel di vendita, le persone prima di acquistare beni o servizi compiono un vero e proprio percorso a tappe, rappresentate nella seguente immagine.

funnel di vendita

Tornando alla squeeze page, come si fa ad ottenere l’indirizzo e-mail degli utenti? Offrendo in cambio un contenuto utile e interessante (sconto, e-book gratuito, consulenza gratuita, campione omaggio, demo gratuita ecc.). Insomma, qualsiasi incentivo che lo faccia proseguire nel suo “viaggio”.

– Le sale page, invece, puntano direttamente alla vendita. Sono pagine destinate ad un pubblico più “maturo”, che ha le idee chiare e che conosce già l’azienda/prodotti e che ha manifestato in precedenza interesse nei suoi confronti ed è quindi più propenso e pronto a convertire.

Le sale page sono molto utilizzate dalle aziende che danno la possibilità di acquistare direttamente online (es.e-commerce) ma, come vedremo, ne possono beneficiare anche aziende e professionisti che trattano servizi anziché prodotti.

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L’intento di ricerca

Indipendentemente dal tipo di landing page che si vuole creare, è necessario conoscere l’intento di ricerca degli utenti. Da qui parte la strutturazione della pagina.

Ma, cos’è l’intento di ricerca? È l’obiettivo che ha un utente quando fa una ricerca online. È quello che si aspetta di trovare in risposta ai suoi bisogni, dubbi o desideri.

Esempio:

Gianni ha smesso di fumare e vuole premiarsi con un trattamento di sbiancamento dentale. Non conoscendo nessun professionista in zona che offra questa prestazione, va su Google e digita: “sbiancamento dentale a Torino”. Cosa si aspetta che Google “risponda”?

Gianni spera che il motore di ricerca gli fornisca informazioni su quali dentisti in zona si occupano di sbiancamento dentale. Questo è il suo intento di ricerca. Questo è quello che si aspetta.

 Dall’altra parte, per lo studio dentistico “Dentibelli”, esperto in questo tipo di trattamenti, è fondamentale conoscere l’intento di ricerca di utenti come Gianni. È sull’intento di ricerca che si costruisce una landing page.

Questo banale esempio serve anche a chiarire due aspetti:

  1. Non solo le aziende possono beneficiare di landing page, ma anche professionisti;
  2. L’obiettivo di conversione di una landing page (in questo esempio, di sale page) non deve per forza essere la vendita diretta sul sito, ma si può adattare ai bisogni di ciascuno. Nel caso del nostro studio dentistico, l’obiettivo di conversione è quello di essere contattati per fissare un appuntamento.

Cerchiamo ora di capire meglio il legame tra intento di ricerca e landing page. Come detto all’inizio di quest’articolo, le landing page sono pagine molto specifiche, che vogliono rispondere ad un preciso bisogno dell’utente.

Lo studio dentistico “Dentibelli” ha un sito web dove presenta tutti i suoi servizi, ma questo potrebbe non bastare a convincere Gianni a prendere un appuntamento. Perché Gianni non sta cercando un dentista qualunque, bensì uno specializzato in sbiancamento denti.
Per questo motivo, se lo studio dentistico in questione vuole attirare persone come Gianni, farà bene a creare una landing page ad hoc su quel particolare argomento.

landing page efficace

Con quali canali promuovere una landing page

In che modo far approdare un utente su una landing page?

Come ormai avrai capito, una landing page è una pagina di approfondimento e, sebbene vi si può accedere anche attraverso i risultati organici, il più delle volte è l’estensione di un annuncio pubblicitario.

1 – Annunci Google.

Tra i metodi più utilizzati per portare gli utenti a una landing page ci sono gli annunci “Search” e quelli “Display” di Google.

Come dicevamo nell’articolo “Tipi di campagne Google Ads”, le campagne “search” sono le più diffuse e consistono in annunci testuali che compaiono nella pagina dei risultati di Google quando un utente utilizza determinate keyword nella sua ricerca.

Gli annunci dovranno essere configurati intercettando proprio quelle keyword (ricordi l’importanza di conoscere l’intento di ricerca degli utenti?), assicurandosi che l’utente, una volta cliccato sull’annuncio e atterrato sulla landing page, trovi la risposta alla sua domanda.

2 – Annunci pubblicitari sui Social media

È possibile fare conoscere al pubblico una landing page anche attraverso le campagne sponsorizzate su Facebook. Anche qui non va trascurata la prima fase di analisi: bisogna scegliere accuratamente il pubblico.

Le landing page, ripetiamolo, sono pagine che rispondono in modo preciso a uno specifico bisogno. Pertanto, il pubblico di destinazione sarà molto circoscritto.

Se, ad esempio, sto pubblicizzando nella mia landing page un innovativo sterilizzatore per biberon, non mi rivolgerò ad un pubblico generico (uomini e donne di tutte le età) ma sarà meglio selezionare:

  • Un pubblico femminile;
  • di una certa fascia di età (25-35 anni);
  • che mostra interesse verso pagine che parlano di maternità per essere sicuro di avvicinarmi al mio target ( le neomamme).

L’esempio è molto approssimativo; in realtà quando si costruisce una campagna ci sono molti altri parametri selezionabili, ma può essere utile a ribadire il fatto che più circoscrivo il mio pubblico e più probabilità ho di far vedere il mio annuncio a persone realmente interessate al prodotto.

Tante volte si pensa, erroneamente, che un annuncio mostrato a un pubblico molto ampio porti ad una maggior visibilità. In realtà, se l’obiettivo è convertire, questo comportamento non serve a nulla, anzi porta a uno spreco di denaro. Quello che serve è il pubblico “giusto”, i cui bisogni sono perfettamente in linea con le soluzioni proposte.

3 – E-mail marketing

Anche l’ e-mail marketing è un eccellente strumento per far conoscere una landing page e il suo contenuto. In questo caso poi, il processo di “raffinazione” del pubblico è già avvenuto: ci stiamo, infatti, rivolgendo a utenti che conoscono l’azienda e che, in passato, ci avevano lasciato il loro indirizzo e-mail.

Un pubblico più “reattivo” quindi, che potrebbe essere già vicino alla conversione.

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Come impostare una landing page

Quest’ultimo paragrafo è dedicato all’aspetto più tecnico, ovvero come costruire una landing page. Anche se le squeeze page e le sale page differiscono in alcuni aspetti, ci sono molti punti in comune. Possiamo dire che il ragionamento alla base della loro costruzione è il medesimo.

Bene, scopriamo allora cosa deve contenere una landing page.

1 – Come prima cosa, la pagina deve essere in linea con l’annuncio pubblicitario su cui l’utente ha cliccato; egli deve capire di cosa si sta parlando appena atterra sulla pagina. Quindi tutti gli elementi dell’intestazione ( titolo, testo e immagini ) devono essere accattivanti ma soprattutto esplicativi. Il layout dev’essere professionale, con il logo aziendale ben in evidenza e gli altri elementi grafici disposti secondo certe logiche.

2 – Nella descrizione del prodotto/servizio che si sta pubblicizzando è importante elencare i benefici per l’utente. Non si tratta di esporre le caratteristiche del prodotto; ma di spiegare perché può essere utile alla persona; che problema risolve, che miglioramento offre.
Sia che si tratti di un benefit (squeeze page) che di un prodotto/servizio (sale page), va offerto un vantaggio reale, un incentivo molto chiaro e che nessun competitor offre.
Differenziarsi e lavorare sull’unicità della propria proposta è uno dei punti salienti nella realizzazione di landing page.

3 – Il pulsante call to action (es.“scarica gratis”; “iscriviti; “acquista” ecc.) è quello che porta alla conversione. Pertanto, il suo messaggio deve essere breve e chiaro e il pulsante ben visibile, con colori in contrasto con il resto della pagina. Infine, dev’essere l’unico elemento cliccabile di tutta la pagina. Come ti dicevo, nelle landing page non c’è un menu, e nemmeno dei link; nessun elemento di distrazione. L’obiettivo, infatti, è di non far uscire l’utente dalla pagina.

Un concetto che spesso si applica alle call to action è quello di scarcity. Si tratta di rendere l’offerta imperdibile agli occhi dell’utente, facendo leva sul fatto che essa sia limitata (nel tempo o nella disponibilità). In questo caso, le call to action saranno affiancate da diciture come “ultimi posti disponibili”, “offerta valida fino al…”.

Un centro estetico che promuove attraverso una landing page il trattamento viso scontato al 50%, potrebbe ottenere diversi risultati a seconda che usi l’una o l’altra di queste call to action:

  • Sconto 50% prenota
  • Sconto 50% prenota ora, l’offerta scade domani!

Il fatto che l’offerta abbia una scadenza aumenta il desiderio di ottenere quello sconto, e può essere la spinta all’acquisto. Il senso di “urgenza”, infatti, elimina eventuali dubbi e porta l’utente ad appropriarsi in fretta di quel vantaggio, senza rimandare.

Amazon insegna...

4 – Semplificare le procedure di conversione. È fondamentale rendere la vita facile al visitatore della pagina. Ciò significa che, una volta che ha cliccato sul pulsante call to action, le successive procedure (di iscrizione o di acquisto) devono essere semplici, chiare e portare alla conversione nel minor numero di passaggi possibile.

5- Le testimonianze. Le opinioni di altre persone sono utilissime ad abolire lo scetticismo, la paura e i dubbi dei nuovi clienti. Quindi, se ci sono recensioni, inseriamole nella pagina!

esempio di landing page

A questo punto, la landing page è completa di tutti i suoi elementi. Il pulsante di conversione può essere ripetuto anche alla fine della pagina, dopo le recensioni.

Un’ultima accortezza: realizzare una “thank you page” che si apra una volta che l’utente ha convertito. Si tratta di una finestrella che appare per ringraziare l’utente per l’azione compiuta. Ma non ha solamente questa finalità; serve anche a tracciare le conversioni.

Dopo tutto l’impegno per creare correttamente la landing page, infatti, bisogna capire se porta dei risultati. Come? Analizzando il tasso di conversione, ovvero il rapporto tra il numero di visite (utenti entrati nella pagina) e il numero di conversioni (vendite o altro).

Se su 100 visite, 10 persone mi lasciano la mail (o acquistano prodotto), il tasso di conversione sarà del 10%.

Non esiste un valore preciso che indichi se il tasso di conversione è alto o basso. I dati vanno contestualizzati e soprattutto monitorati, perché una landing page può essere continuamente ottimizzata.

Conclusioni: perché una landing page se ho già un sito web?

In conclusione, voglio sottolineare ancora una volta la peculiarità di una landing page rispetto ad altre pagine web.

Una landing page è in grado di rispondere ad un’unica, precisa domanda posta dall’utente. Per questo motivo, la conversione avverrà in maniera più fluida, facile e naturale.

Molto spesso vedo annunci pubblicitari che si collegano alla home page del sito. In questi casi è davvero difficile che le persone convertano, perché si trovano su una pagina molto generica che si ramifica e porta ad altre pagine.

Come sappiamo, le persone in rete sono distratte e cercano risposte veloci; non vogliono navigare in tutto il sito per trovare la risposta ai loro bisogni. Ecco, quindi, che il miglior sistema per rendere una campagna efficace è collegarla ad una landing page creata ad hoc e che risponde a quello specifico bisogno.

Creare una landing page è, passatemi il termine, “un’arte”: ogni elemento dev’essere pensato e curato nei dettagli. Se ben impostata, una landing page è uno strumento di conversione molto potente.

Vuoi promuovere un prodotto o un servizio con una landing page?

Funnel di Vendita

il funnel di vendita cos'è

Il funnel di vendita, o funnel marketing, è un modo per rappresentare il processo di
acquisizione clienti.
Conoscere il funnel di vendita è molto importante, soprattutto per chi vende prodotti o servizi online.

Per cominciare, la parola funnel significa imbuto e, come ben sappiamo, la particolarità di un imbuto è di avere un’apertura molto ampia e una parte terminale stretta. La struttura dell’imbuto rispecchia perfettamente il percorso delle persone quando acquistano beni e/o servizi.

Già, perché le persone- più o meno consapevolmente- compiono un “cammino” prima di arrivare all’acquisto.

Facciamo subito due esempi:

  • Un negozio di abbigliamento trabocca di gente. Nonostante l’alta affluenza, soltanto alcune delle persone entrate nel negozio usciranno con una busta in mano. Le restanti persone, dopo aver visionato gli scaffali e provato alcuni capi, usciranno senza comprare nulla. Probabilmente, molti di loro sono entrati solo per dare un’occhiata, altri non hanno trovato quello che cercavano; altri ancora non sono rimasti soddisfatti dei prezzi ecc.
  • Negozio di abbigliamento online: l’e-commerce riceve moltissime visite, le persone osservano i prodotti presenti sul sito; comparano i prezzi; inseriscono prodotti nelle loro wishlist, ma solamente una piccola percentuale inserirà dei prodotti nel carrello virtuale portando a termine l’acquisto.

Insomma, offline oppure online , in un processo di vendita accade sempre la stessa cosa: soltanto una parte dei potenziali clienti porta a termine un acquisto. Ed ecco spiegato l’imbuto applicato al marketing: nell’apertura dell’ ”imbuto di vendita” entrano tutti i potenziali clienti mentre all’estremità, dove l’imbuto si stringe, escono solamente i clienti veri e propri.

Quello che è veramente interessante, e di cui ci occuperemo ora, è che online abbiamo la possibilità di intervenire attivamente, con varie strategie, per aumentare il flusso di clienti in entrata (e quindi, potenzialmente, anche quello in uscita).

Per fare questo, occorre innanzitutto svelare le fasi “invisibili” del processo di vendita, e lo facciamo servendoci proprio dell’immagine dell’imbuto.

funnel di vendita

Come possiamo vedere, gli step fondamentali del funnel sono quattro:

  • Attrazione
  • Interesse
  • Conversione
  • Fidelizzazione

Come dicevo, possiamo intervenire in ognuna di queste fasi, servendoci di vari strumenti digitali, qui riportati alla destra dell’imbuto. Lo scopo, quando si organizza un funnel di vendita, è di ottimizzare al meglio ogni passaggio; preparare il terreno adatto per trattenere quanti più utenti possibili all’interno del funnel e accompagnarli fino all’ultimo step.

Non esiste un unico modello di funnel da applicare, ma va progettato strategicamente tenendo conto di:

  • Tipo di azienda/servizi
  • Target, ossia tipologia di potenziali clienti
  • Obiettivo che si vuole raggiungere

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, ci tengo a precisare che l’obiettivo di conversione non è per forza di cose la vendita.

La conversione esprime il completamento con successo di un’azione di marketing orientata a far compiere agli utenti una determinata azione; ad esempio, l’acquisto di un prodotto, la sottoscrizione di una newsletter, il download di un documento, l’accesso al sito web ecc.

Possiamo aiutarti a strutturare il tuo funnel di vendita.

Funnel di vendita, come funziona?

Vediamo ora nel dettaglio gli step di un funnel di vendita:

1- ATTRAZIONE

La prima fase consiste nell’attrarre più persone possibili verso la propria azienda/prodotto. È il momento di farsi conoscere dal pubblico e far acquisire notorietà al proprio brand; insomma, di far entrare le persone nel funnel.

Nel mondo digitale, questo si può fare grazie ai moltissimi mezzi a disposizione che ora t’illustro brevemente. 

  •  SEO (Search Engine Optimization) è un insieme di tecniche volte a portare un sito web nelle prime posizioni sui motori di ricerca, sfruttando le parole chiave che usano le persone. Questo significa farsi trovare facilmente dagli utenti che stanno svolgendo una ricerca su Google.

  • Google Ads: pur usando altre modalità, queste inserzioni pubblicitarie hanno lo stesso scopo della SEO, ovvero portare molta visibilità a un sito web.

  • Blog: è possibile attirare gli utenti anche attraverso articoli di blog per stimolare la loro curiosità.
  • Social media: Facebook, Instagram, ma anche piattaforme come Youtube, sono strumenti utilissimi per farsi trovare dalle persone in rete e per raccontar loro la propria attività.

2- INTERESSE

Segue un processo di raffinazione: si cercano le persone che potrebbero essere realmente interessate a ciò che si offre; in questa fase il numero di utenti si riduce inevitabilmente ma la cosa positiva è che restano gli utenti “giusti”: quelli che probabilmente convertiranno!

Una volta scremato il pubblico, lo si motiva all’acquisto facendo leva sui loro bisogni/desideri, dando loro informazioni utili per facilitare la decisione d’acquisto. Si offre una soluzione ai loro problemi e si stimola il loro interesse grazie a contenuti specifici, come:

  • E-book o pdf gratuiti da scaricare
  • Video informativi
  • Faq
  • Sconti e offerte speciali

In questo modo si offre un approfondimento o un “ assaggio” dei propri servizi, un ulteriore input che possa spingerli alla conversione.

Uno degli aspetti interessanti di questo step è che può essere sfruttato anche per la raccolta degli indirizzi e-mail degli utenti (che vengono richiesti in cambio del contenuto omaggio da scaricare), che saranno fondamentali per fare e-mail marketing in un momento successivo.

3-CONVERSIONE

L’imbuto si assottiglia sempre più: ci troviamo nel cuore del funnel di vendita, il momento in cui gli utenti convertono (come abbiamo visto la conversione dipende dall’obiettivo del funnel).

In questa fase non siamo più davanti a un utente completamente sconosciuto e indefinito, ma bensì un CLIENTE. Ma, come si arriva a farlo convertire? Qui gli strumenti utili sono:

  • Sito web: In un sito web non devono mancare le call to action (invito all’azione), ovvero quelle parti in cui si richiama l’attenzione dell’utente per sollecitarlo a compiere un’azione. Sono, fondamentalmente, quei pulsanti che conducono alla conversione (es. “aggiungi al carrello”, “prenota”, “registrati”, “contattaci”, “invia richiesta”, “scopri di più” ecc).
  • Landing page: sono pagine web molto specifiche dove far atterrare un utente e per promuovere una call to action precisa. Una landing page è raggiungibile attraverso una campagna di web marketing, come: un annuncio Ads, un’inserzione a pagamento su Facebook oppure una campagna di e-mail marketing.
  • Retargeting: Infine, grazie al retargeting possiamo recuperare quelle persone che non hanno convertito immediatamente ma che hanno mostrato interesse; è un tipo di pubblicità online (si fa tramite Google o Facebook) il cui scopo è di far ritornare le persone sul sito web (o sulla landing page) e, questa volta, condurli all’acquisto.

4-FIDELIZZAZIONE

Una volta che le persone hanno raggiunto la conversione, è opportuno dedicarsi al rafforzamento del rapporto di fiducia con loro.

La fidelizzazione è uno step da non sottovalutare: è più semplice e vantaggioso, infatti, avere dei clienti affezionati, rispetto la continua ricerca di nuovi consumatori.

Per creare un legame con i clienti, ci vengono in aiuto strumenti come:

  • E-mail, tramite le quali raccontare le ultime novità, proporre offerte, nuovi servizi, sconti riservati ecc. (ti ricordi l’importanza di raccogliere le e-mail degli utenti, che abbiamo visto nel secondo step del funnel?).
  • Assistenza clienti nel post-vendita. Uno degli aspetti che può influenzare il ritorno -o meno- di un cliente è l’efficacia del proprio customer service. Il cliente, infatti, non deve sentirsi abbandonato dopo l’acquisto: deve poter contare sull’aiuto di un esperto in ogni momento. In questo modo si evitano recensioni negative e, di conseguenza, si può sperare nel ritorno del cliente in futuro.
  • Recensioni: è importante conoscere le opinioni dei clienti poiché un cliente soddisfatto probabilmente genererà un passaparola positivo, innescando altre vendite e altri commenti positivi. Altrettanto raccomandabile è rispondere ai commenti negativi per mostrarsi attenti e interessati a tutti i giudizi, e sfruttare la possibilità di difendere il prodotto /servizio che è stato messo in discussione.
  • CRM. Per facilitare la gestione delle relazioni con i clienti, vengono in aiuto questi software. L’obiettivo di un CRM è di aiutare le aziende a restare in contatto con i clienti in modo sistematico, semplificando e rendendo più efficienti i processi aziendali.

Riassumendo, possiamo notare -attraverso i 4 passaggi illustrati sopra- la seguente trasformazione:

UTENTE SCONOSCIUTO
UTENTE INTERESSATO
CLIENTE
CLIENTE ABITUALE

Va precisato che questa “trasformazione” non è immediata, e che i funnel sono dei modelli, delle tracce da seguire, che vanno adattate caso per caso.

A proposito dei risultati: se non soddisfano, o non si sono raggiunti gli obiettivi di conversione prefissi, bisogna analizzare tutti gli step del funnel aiutandosi con Google Analytics; solo in questo modo si può scoprire cosa ostacola il flusso e apportare le necessarie modifiche.

Possiamo aiutarti a strutturare il tuo funnel di vendita.

Campagne Social

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Campagne pubblicitarie sui social media

I Social media, come Facebook e Instagram, sono canali di intrattenimento dove milioni di persone passano il loro tempo: vedono le ultime notizie, rimangono in contatto con altre persone, condividono foto o momenti della loro giornata.

Ma sono anche formidabili strumenti di web marketing per aziende e professionisti; sono, infatti, utili ad intercettare nuovi potenziali clienti e ad aumentare la notorietà di un brand (o di uno specifico prodotto/servizio).

Con Facebook ed Instagram, ad esempio, si possono creare campagne pubblicitarie sulla base sia dell’obiettivo che si vuole raggiungere (maggior visibilità di un post, più like alla pagina, più click al sito ecc.), sia del target di persone che si vuole intercettare (in base ai loro interessi, alla loro età o alla loro posizione geografica). Creare inserzioni così specifiche serve ad attirare utenti realmente interessati.

Investire in pubblicità sui Social media è un’operazione che richiede, però, un’attenta valutazione a monte: non è detto, infatti, che sia utile a tutti indistintamente. Alcune tipologie di attività, infatti, potrebbero beneficiarne più di altre. Insomma, come sempre, è indispensabile un’accurata analisi per comprendere su quali strumenti di web marketing è il caso di puntare (campagne social, appunto, oppure campagne Google adse-mail marketing, o un giusto mix di queste).

campagne social

In questo articolo mi concentrerò solamente sulle attività di advertising, in particolare sulle campagne pubblicitarie Facebook ed Instagram. Ovviamente, i social media sono strumenti utili anche a prescindere dall’utilizzo delle inserzioni a pagamento. Grazie a post organici (=non a pagamento), infatti, si può coinvolgere il proprio pubblico nel quotidiano con contenuti testuali, foto e video. Un impegno comunque da non sottovalutare se si vuole creare una pagina interessante, curata e con pubblicazioni costanti.

Tutto questo impegno, però, spesso non basta perché solamente il 6% circa del pubblico di una pagina social visualizzerà i contenuti organici, come spiegato anche in questo articolo.

Forse ti starai chiedendo: Perché solamente così pochi fan di una pagina riescono a vedere i post pubblicati? Perché, per farla breve, i Social Media, per guadagnare soldi e quote di mercato, devono fare in modo che il pubblico raggiunto in maniera organica rimanga sempre nei limiti di una determinata soglia.

Ed ecco spiegata una delle ragioni per cui, volenti o nolenti, abbiamo tutti bisogno di campagne sponsorizzate, se vogliamo raggiungere un più ampio pubblico. 

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Campagne Facebook e Instagram

Una volta capito che è appropriato investire in pubblicità sui social media, e che questi mezzi possono portare un beneficio alla propria attività, si può definire la campagna pubblicitaria, seguendo questi step: 

1) Scelta della piattaforma da utilizzare 

Per scegliere il Social media più indicato a supportare i propri obiettivi di marketing, bisogna studiare il pubblico, la concorrenza, e conoscere le differenze tra le varie piattaforme. Ovviamente, possono essere impiegati anche più canali ma, in linea generale, è meglio concentrarsi su un canale alla volta. 

2) Scelta degli obiettivi e risultati attesi 

Facebook e Instagram offrono diversi tipi di campagne pubblicitarie, in base agli obiettivi di marketing da raggiungere. Esistono, infatti, tre macro-categorie di obiettivi, che ricalcano le diverse fasi del processo d’acquisto e del funnel marketing, e che sono: notorietà, considerazione e conversione. Vediamole più nel dettaglio:

– Notorietà 

L’obiettivo di questa categoria di inserzioni è far conoscere l’azienda ad un pubblico potenzialmente interessato. All’interno della macro-categoria “Notorietà”, è possibile scegliere tra due campagne diverse: notorietà del brand e copertura. 

  • Notorietà del brand: qui l’obiettivo è creare interesse nei confronti del brand (o prodotto/servizio). Queste inserzioni possono essere: video, caroselli, esperienze interattive; in ogni caso aiutano a raggiungere le persone che potrebbero essere interessate all’azienda.
  • Copertura: con queste inserzioni si mira a raggiungere le persone presenti in una specifica area geografica. Sono ideali per chi vuole promuovere la propria attività nelle vicinanze.

– Considerazione 

Queste campagne servono a creare un’interazione con le persone che già conoscono il brand, al fine di aumentare la loro considerazione nei confronti del brand stesso. Anche per questa categoria esistono diverse sotto-categorie tra cui scegliere in base alle proprie esigenze. Si può impostare una campagna: 

  • Traffico: inserzione utile a promuovere il proprio sito web. Indispensabile inserire nell’annuncio una call to action su cui cliccare (es. “scopri di più”).
  • Interazione con il post: con interazione intendiamo: reazioni, condivisioni, commenti o “mi piace” alla pagina. 
  • Messaggi: queste inserzioni vengono mostrate alle persone che hanno l’abitudine a mandare messaggi alle pagine Fb/Ig delle aziende per chiedere informazioni (ad esempio su una promozione/prodotto).
  • Installazione dell’app: campagna che promuove l’installazione di un’applicazione. Si va a rintracciare, infatti, quel pubblico che ha la tendenza a scaricare app sul proprio telefono. 
  • Visualizzazione video: questa campagna aiuta a raggiungere le persone interessate a guardare video; mostrando proprio a loro la nostra inserzione-video.
  • Generazione di contatti: con questa inserzione possiamo creare un form per raccogliere nuovi contatti e profilare così possibili nuovi clienti.

– Conversione 

Quest’ultimo insieme di inserzioni serve a far compiere agli utenti una determinata azione (detta conversione). Il più delle volte, l’obiettivo è la vendita. Queste inserzioni sono da indirizzare ad un pubblico che già conosce il brand e che ha già interagito con l’azienda.

È un pubblico più ”maturo”, pronto a convertire. In particolare si può scegliere tra:

  • Conversioni: per aumentare le azioni, da parte degli utenti, sul proprio sito web. Le conversione possono essere: l’iscrizione ad una newsletter, il download di un e-book, l’acquisto di un prodotto, o l’aggiunta di un prodotto al carrello. Le campagne conversione sono indicate per aziende che hanno un sito internet o un e-commerce.
  • Vendita prodotti del catalogo: questa campagna, invece, è più indicata per i grandi e-commerce che hanno molti prodotti.
  • Visita al punto vendita: come suggerisce il nome, questo tipo d’inserzione serve a raggiungere le persone che si trovano nei pressi di un punto vendita fisico. Per indirizzare le persone a visitare il punto vendita si possono usare call to action che danno le indicazioni stradali per raggiungere quel luogo.

Oltre la decisione dell’obiettivo, un altro parametro da selezionare per rendere più efficiente un’inserzione è l’individuazione del target.

3) Individuazione del target 

Occorre avere chiaro chi è il pubblico al quale indirizzare la comunicazione.

Sviluppare il profilo del cliente tipo (buyer personas) è essenziale per lo sviluppo di ogni strategia di web marketing. Facebook e Instagram aiutano a intercettare il pubblico giusto grazie le opzioni di targetizzazione.

Quando impostiamo una campagna pubblicitaria, infatti, possiamo selezionare il pubblico destinatario in base all’area geografica in cui si trova, all’età, al sesso, agli interessi e comportamenti; oppure far ricorso all’opzione “pubblico simile” che analizza il pubblico già esistente e trova altre persone con caratteristiche simili (quindi anch’esse probabilmente interessate).

Se sei curioso di approfondire ulteriormente quest’aspetto ti invito a visitare questa pagina.

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4) Analisi dei dati 

Facebook e Instagram, come altri strumenti di web marketing, hanno anche il vantaggio di restituirci un dettagliato report sull’andamento delle campagne ed aiutarci quindi nell’analisi delle conversioni. 

Sulla pagina “Gestione inserzioni” si hanno a disposizione una serie di dati relativi le prestazioni dei post sponsorizzati. Saper leggere e analizzare questi dati e, se necessario, modificare la campagna in corso è fondamentale per ottenere i risultati sperati

Una campagna sui social, come qualsiasi altro intervento di digital marketing, infatti, è “in divenire” e richiede un costante monitoraggio per renderla sempre più precisa ed efficiente.

Conclusioni

Siamo giunti al termine di questa breve presentazione delle campagne pubblicitarie dei due noti canali Social. Come avrai capito, non mancano gli strumenti per fare della buona pubblicità, ma lasciamelo ripetere: senza uno studio all’origine e senza pensare la campagna all’interno di un più ampio piano strategico, il successo non è per niente assicurato e si rischia di buttar via soldi e tempo. 

Per far decollare una campagna non è sufficiente pagare il social media di turno; gli strumenti di web marketing ci vengono in aiuto per promuovere le nostre attività ma non bisogna mai scordare l’importanza del “fattore umano” prima (pianificazione) e dopo (monitoraggio). 

Spero che questa panoramica sul mondo delle campagne pubblicitarie sui Social media ti sia stata utile. 

Alla prossima puntata ☺
Stefano

Il Social media marketing fa per te? Scopriamolo assieme

Come fare e-mail marketing

Come fare e-mail marketing

Perché fare e-mail marketing?

Le e-mail sono lo strumento più diretto per comunicare con i clienti; ad esempio per informarli ed aggiornarli sulle ultime novità. Intese così, le e-mail diventano un eccezionale mezzo di fidelizzazione, poiché aiutano a mantenere una relazione con i propri clienti e, al contempo, servono a rafforzare il brand.

Ma, oltre l’invio regolare di questo tipo di comunicazioni (newsletter), esiste un altro impiego dello “strumento e-mail”, dal taglio nettamente più commerciale: il Direct Email Marketing (DEM) che ha l’obiettivo specifico di promuovere prodotti e servizi ed ,è infatti, un potente strumento di web marketing

Prima di parlare in maniera più approfondita del direct email marketing, voglio farti capire come le e-mail siano diventate negli anni uno strumento molto utilizzato dalle persone: a partire dal 2016, la frequenza di utilizzo delle email ha superato tutti gli altri canali.

Secondo uno studio effettuato da optinmonster.com, le persone per il:

0 %
eseguono come prima operazione, una volta on-line, il controllo della E-mail
0 %
controllano almeno una volta al giorno la loro e-mail
0 %
preferiscono la mail rispetto ai social per ricevere messaggi promozionali
0 %
hanno acquistato almeno una volta dopo la ricezione di una email

Direct e-mail marketing, cos’è

Il DEM (Direct Email Marketing) è un tipo di comunicazione puramente commerciale, che prevede l’invio di offerte speciali con l’obiettivo preciso di generare vendite.

In questo caso, infatti, il destinatario non riceve una semplice comunicazione da leggere, ma trova un invito all’azione (Call to action).

Queste e-mail promozionali differiscono dalle newsletter anche per il fatto che non vengono spedite indistintamente a tutti gli utenti del proprio database, ma solamente ad un pubblico specifico di clienti, selezionato in base all’età, all’area geografica, agli interessi. 

Questo serve a creare offerte personalizzate ed effettivamente attraenti per chi le riceve.

I vantaggi del Direct email marketing

  • Costo competitivo: il Dem è economicamente più vantaggioso rispetto ad altre attività di direct marketing; e rispetto a costi di stampa ed invio materiale.
  • Velocità: in modo istantaneo si può raggiungere un gran numero di destinatari.
  • Precisione: si possono inviare messaggi ad un target ben profilato, segmentando la propria lista di contatti in base a determinate caratteristiche.
  • Misurabilità: si possono tracciare dati come: tasso di apertura delle e-mail, tasso di conversione, click all’offerta, cancellazioni.

Hai bisogno di una campagna di e-mail marketing per la tua attività?

Come creare campagne DEM

Per creare campagne Dem efficaci, è utile curare i seguenti passaggi:

1- Creazione di una mailing list (pre-requisito)

La prima cosa da chiedersi è: a chi invierò le e-mail? Ebbene, questo è il punto di partenza ed è fondamentale per costruire una strategia di e-mail marketing. 

Per creare il proprio database di contatti si può cominciare raccogliendo le e-mail dei propri clienti ed aumentare mano a mano la propria mailing list, raccogliendo (con consenso tramite subscription o adesione alle normative sulla privacy!) indirizzi email di persone potenzialmente interessate ai prodotti o servizi.

Come raccogliere questi indirizzi e-mail? Esistono diversi modi, in ogni caso si tratta di uno scambio: chiedo il tuo indirizzo di posta elettronica offrendoti in cambio: uno sconto, un coupon, un e-book da scaricare, un webinar, etc. L’importante è offrire qualcosa di valore, qualcosa di realmente interessante per le persone.

esempio di newsletter

Il più delle volte, come ci suggerisce una ricerca condotta da Magnews, di fronte la domanda “Cosa ti piacerebbe ricevere via email?” il 60% ha risposto coupon ed il 49% offerte via email con contenuti in base alla localizzazione.

2- Pianificazione e creazione dell’e-mail promozionale

Una volta acquisiti gli indirizzi e-mail, è utile affinare il pubblico destinatario dell’offerta; creando delle liste specifiche di utenti. La fase di pianificazione è importantissima per ottenere una campagna DEM efficace e in grado di convertire.

In questo step va quindi definito il tipo di offerta/incentivo da proporre (es.sconto, spedizione gratuita, omaggio di benvenuto) ed il target a cui inviarlo.

Un esempio molto banale: un e-commerce di abbigliamento vuole lanciare un’offerta sulle scarpe da donna; logicamente bisognerà restringere il pubblico, selezionando solamente quello femminile.

Più si va ad affinare il pubblico (ad esempio restringendolo ulteriormente in base a una specifica fascia di età) offrendogli contenuti ad hoc, e più l’offerta risulterà interessante per chi la riceve.

Sempre prendendo il nostro esempio, immaginiamo di voler circoscrivere l’offerta ad un particolare modello di scarpa, che piace particolarmente alle più giovani. Ecco quindi che la email sarà indirizzata al pubblico femminile, fascia d’età 20-30 anni.

Visto l’obiettivo del DEM, cioè promuovere, è importante pensare bene all’offerta, rendendola personalizzata e accattivante per un preciso pubblico. Tutti gli elementi che compongono l’e-mail, da quelli grafici a quelli testuali, vanno predisposti con cura, tenendo sempre a mente l’obiettivo. Questi elementi sono:

  • Oggetto della mail: pertinente, breve ma accattivante. È importante creare un buon “oggetto” perché in gioco c’è l’apertura-o meno- dell’e-mail stessa.
  • Immagine introduttiva: serve a illustrare l’oggetto della promozione. Importante creare un giusto equilibrio tra elementi visivi e testuali.
  • Testo descrittivo: per spiegare l’offerta con chiarezza e persuasione, utilizzando un linguaggio e uno stile in linea con il pubblico selezionato.
  • Call to action, ovvero l’invito all’azione, che consiste in un link da cliccare per accedere all’offerta. Anche questo elemento è importantissimo, poiché è ciò che porta alla conversione. La Cta deve quindi essere ben visibile, chiara e linkare alla giusta pagina web.
esempio newsletter 2

Inoltre, consiglio di fare attenzione a:

  • Ottimizzare l’e-mail per mobile: l’offerta deve essere visualizzata perfettamente anche su smartphone e tablet.
  • Non usare parole come “free”, “gratis”, “costo zero”, risparmia”, “guadagna”. Questi termini, che fanno riferimento al denaro, mettono in allarme i filtri antispam, nati per tutelare gli utenti dal pericolo di truffe e da messaggi pubblicitari troppo invadenti.
  • Non usare termini ridondanti solo per attirare l’attenzione dei destinatati (es “super sconti!”) né parole e frasi scritte in maiuscolo.
  • Evitare l’uso di simboli e caratteri speciali, nonché l’uso eccessivo di punti esclamativi e interrogativi.
  • Non creare e-mail contenenti solo immagini, specie se prive dell’attributo “alt”.
  • Sconsiglio anche di usare servizi come Google URL Shortener per generare link abbreviati.
  • Ultimo ma non ultimo consiglio: inserisci sempre il link per la cancellazione dalla mailing list! Una mailing list sana e di qualità, infatti, contiene solamente indirizzi ottenuti con il consenso degli utenti, a cui va data anche la possibilità di disiscriversi in qualsiasi momento.

3- Analisi risultati

Per migliorare il rendimento delle campagne DEM, ci sono alcune metriche da prendere in considerazione come:

  • Open rate, in altre parole la percentuale di apertura delle e-mail. È utile conoscere questo dato perché, ad esempio, si può intervenire migliorando l’ ”oggetto” della e-mail qualora ci fosse un basso tasso di apertura.
  • Click through rate, ossia la percentuale di click sul link. Attenzione però: non è detto che un elevato numero di clic sul link generi automaticamente più conversioni. 
  • Bounce, errori che rendono impossibile recapitare le e-mail ad un indirizzo di posta. 

Insomma, le e-mail sono uno strumento davvero utile; sia che le intendiamo come newsletter che come mezzo meramente promozionale. In entrambi i casi quello che può fare la differenza è, come sempre quando si tratta di azioni di web marketing, dedicare sufficiente tempo ai necessari ragionamenti e alla definizione degli obiettivi /strategia.

Hai bisogno di una campagna di e-mail marketing per la tua attività?

Campagne Google Ads

Tipi di campagne Google ADS

Tipi di campagne Google Ads

In questo articolo parliamo di Google Ads, la famosa piattaforma che consente di fare pubblicità a pagamento su Google, il motore di ricerca più utilizzato al mondo. 

Google Ads è uno mezzo pubblicitario indispensabile per aziende (sia grandi che pmi) e professionisti; per chi vende prodotti e per chi vende servizi. Insomma,  un eccezionale strumento  di web marketing per chiunque voglia far decollare la propria realtà online. 

Uno dei più grandi vantaggi, come vedremo più avanti, è che l’annuncio pubblicitario creato dall’inserzionista ha un costo strettamente legato alle azioni degli utenti; ovvero l’inserzionista non paga per mostrare l’annuncio, ma gli viene addebitato un costo solamente nel momento in cui un utente clicca sul suo annuncio (sistema PPC, Pay per click).

Quanti tipi di campagne Google esistono? 

Ci sono diverse tipologie di campagne Google Ads, ciascuna con caratteristiche e modalità di funzionamento proprie. Scopriamole:

Probabilmente sono le campagne Google più conosciute, e consistono in annunci
testuali che compaiono nella pagina dei risultati del motore di ricerca.

Quando un utente digita la sua ricerca (query) su Google, in risposta appaiono dei risultati;
alcuni –solitamente i primi – preceduti dalla dicitura “Annuncio”.

Sono proprio questi gli annunci di tipo “Search”; che si attivano quando l’utente
digita determinate keyword, le stesse che l’inserzionista aveva scelto per il suo annuncio.

L’annuncio pubblicitario, quindi, apparirà solamente se pertinente rispetto alla
ricerca dell’utente. 
Facciamo un esempio chiarificatore:

Marco deve installare un climatizzatore nella sua abitazione, perciò cerca su internet un’azienda della sua città che si occupi d’impianti di condizionamento. Su Google digita la sua ricerca utilizzando questi termini: “installazione climatizzatori a Roma”.

Google, in risposta, gli offre una lunga serie di risultati; il primo che compare è l’annuncio di un'azienda, la Cheroteramica, che aveva creato un annuncio Google Ads Search indicando proprio “installazione climatizzatori a Roma” come keyword per comparire tra i risultati di ricerca. Nel momento in cui Marco, reputandolo utile, clicca su quell’annuncio, all’azienda inserzionista viene addebitato un costo.

campagne google ads

Campagne Rete Display

Brevissima premessa: la rete display è un gruppo di siti web che hanno accettato di mostrare gli annunci Google. 

Una campagna Google Ads Display si manifesta attraverso annunci testuali, video o banner pubblicitari che Google mostra all’interno dei siti web appartenenti alla sua rete.

È il proprietario del sito web a decidere il tipo di formato che vuole ospitare all’interno del proprio sito. Anche qui un esempio, anche se di fantasia, sarà di aiuto più di molte parole:

Luca sta cercando un hotel a Bibione e visita il sito dell’“Hotel Bibione Palace” per informarsi su prezzi e servizi. Poi esce dal sito senza prenotare. Poco tempo dopo, Luca legge le notizie sportive sul sito della Gazzetta dello Sport (sito che fa parte della rete display di Google) e tra le varie inserzioni pubblicitarie c’è anche un annuncio dell’hotel “Bibione Palace”, accompagnato da una promozione allettante. Luca, vedendo la pubblicità, si ricorda dell’hotel e, probabilmente, tornerà sul sito per prenotare.

esempio annuncio rete display

Questo è solo un esempio di un possibile funzionamento della rete display, che è molto efficace quando si usa la strategia di “retargeting”, ovvero di rintracciamento degli utenti che avevano già visitato il sito web, come abbiamo appena visto.

Tra le campagne display ci sono anche le campagne Gmail, che mostrano gli annunci pubblicitari all’interno delle caselle di posta elettronica. Tali annunci somigliano proprio ad una e-mail, ma sono preceduti dalla dicitura “Ann.” o ”Annuncio”.

esempio annuncio
Come si vede in questa immagine, prima dell’elenco delle e-mail ricevute, c’è un annuncio pubblicitario di Postepay che ha tutto l’aspetto di una normale email e che, proprio per questo motivo, spinge l’utente a cliccarci sopra.

Campagne Google Shopping

Gli annunci “Shopping” sono utilizzati soprattutto da e-commerce, per promuovere e vendere i loro prodotti.

Le inserzioni di Google Shopping non appaiono come semplici annunci di testo, ma mostrano le immagini dei prodotti e le loro descrizioni. Generalmente appaiono in cima alla pagina dei risultati del motore di ricerca quando l’utente digita determinate keyword (come per gli annunci Search) oppure nell’apposita tab “Google Shopping”.

Per questo tipo di annunci, l’inserzionista deve caricare sulla piattaforma “Google Merchant Center” i propri prodotti per pubblicizzarli.

annunci shop google

Nel nostro esempio abbiamo cercato il prodotto “frigorifero da incasso”.

Un altro esempio cercando “scarpe da trekking”:

realizzazione campagne google

Vuoi promuovere la tua attività con le campagne Google Ads?

Campagne Google Video

Le campagne Google video, rispetto le altre campagne, si distinguono per il dinamismo e la capacità di intrattenimento. Il più delle volte si appoggiano al famosissimo canale di YouTube.

Per questi annunci, Google permette di scegliere il target cui mostrare l’annuncio per
aumentare le possibilità di ottenere conversioni, e questo tipo di advertising costa meno di altri tipi di campagne poiché vi è meno concorrenza. Esistono diversi tipi di campagne video:

  • Video discovery: costituiti da un’immagine in miniatura del video, accompagnata da un testo che invita l’utente a cliccare per iniziare la riproduzione. Il video viene quindi riprodotto sulla pagina di visualizzazione o su quella del canale di YouTube.
  • In stream: Gli annunci in-stream si dividono in “ignorabili” e “non ignorabili”. I primi vengono riprodotti prima, durante o dopo altri video ma, dopo 5 secondi, chi guarda il video ha la possibilità di saltare l’annuncio. Mentre gli annunci “non ignorabili” durano circa 15 secondi e gli spettatori, come suggerisce il nome, non possono chiudere l’annuncio.
  • Annunci bumper: sono video brevi ed incisivi della durata massima di 6 secondi. Gli spettatori non possono saltare l’annuncio.
  • Annunci outstream: gli annunci outstream sono annunci video specifici per i dispositivi mobili che vengono mostrati solo nei partner video Google. Sono riprodotti inizialmente con l’audio disattivato. Gli spettatori possono toccare l’annuncio per riattivare l’audio del video.

Se ti interessa conoscere nel dettaglio le campagne video e i loro costi visita questa pagina >> 

Una volta stabilito il tipo di campagna Google (Search, Rete display, Shopping o Video) più adatto alle proprie esigenze, segue la fase operativa di creazione della campagna stessa.

Per creare campagne pubblicitarie efficaci è necessario conoscere approfonditamente questo strumento e tener monitorati i risultati. Gli esperti in Google Ads, infatti, hanno tantissimi parametri tra cui scegliere quando creano una campagna, scopriamo i più importanti.

Realizzazione campagne Google

Come impostare una campagna Google Ads:

  1. Definire l’obiettivo: Come prima cosa occorre indicare a Google quale obiettivo si desidera raggiungere con la campagna pubblicitaria selezionata. Gli obiettivi possono essere:
    Copertura: far conoscere la propria azienda/attività a più persone possibili.
    Traffico: portare gli utenti a visitare il sito web.
    Lead generation: ottenere i dati degli utenti (es. indirizzo e-mail).
    Vendita: portare l’utente ad acquistare i prodotti sull’e-commerce.
    Promo di App: qui l’obiettivo è far scaricare la propria applicazione agli utenti.

    Una volta scelto l’obiettivo della campagna Ads, vanno impostati altri parametri, tra cui:

  2.  Geo-targeting: si stabilisce in quali località vogliamo che sia visto l’annuncio.
  3. Segmenti di pubblico: con questo parametro, si possono intercettare le persone che hanno determinati comportamenti sul web, che consideriamo rilevanti per le nostre campagne.
  4. Metodo di pubblicazione: può essere standard o accelerato. Nel primo (che è consigliato a quasi tutti gli inserzionisti) il budget viene ottimizzato distribuendo la spesa lungo l’arco dell’intera giornata, mentre la pubblicazione “accelerata ” richiede un grosso budget da investire e serve a chi, ad esempio, vuole la massima visibilità degli annunci nelle prime ore della giornata.
  5. Budget: si stabilisce il budget giornaliero medio che si intende spendere per la campagna.

Vantaggi Campagne Google Ads

Il vantaggio principale delle campagne Google, trattandosi di pubblicità, è quello di ottenere molta visibilità. Nel caso delle campagne “search” si intercetta un bisogno dell’utente espresso in
maniera attiva tramite le sue ricerche.

Con gli annunci “search”, quindi, si ha la possibilità di comparire nelle prime pagine dei risultati Google. Anche per le altre tipologie di campagne, nonostante gli annunci compaiano in maniera più “passiva”, si ottengono ottimi risultati in termini di visibilità.
Altri vantaggi delle campagne Google Ads sono:

  • Rapidità: Le campagne si attivano in tempi brevi e si possono modificare in tempo reale. È importante, infatti, tenerle monitorate analizzando le performance, e apportare eventuali modifiche per ottimizzarle.
  • Si pagano solo i click: Grazie al sistema PPC si andrà a pagare solo se un utente clicca effettivamente sull’annuncio.
  • Ampia copertura: Essendo Google il motore di ricerca più utilizzato, si avrà la possibilità di raggiungere un enorme bacino di utenti.
  • Precisione: Gli annunci possono essere indirizzati a gruppi specifici di utenti, ad esempio persone di una specifica nazione, regione, città; affinando così il proprio target in base alle proprie esigenze di mercato.

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Come leggere i dati di Google Analytics

Come leggere i dati di Google Analytics

Come leggere i dati di Google Analytics? Lo scopriamo in questo articolo!

Hai fatto realizzare il sito web della tua azienda/attività, probabilmente nella speranza che riceva quante più visite possibili; magari hai anche investito in strategie SEO per ottimizzare il suo posizionamento sui motori di ricerca; oppure hai speso soldi per sponsorizzarlo attraverso Google Ads o le campagne pubblicitarie sui Social media.

Ma, indipendentemente da come arrivi il traffico al tuo sito web, sei sicuro che lo stai analizzando con attenzione? 

Normalmente, le web agency come la nostra che realizzano siti web, forniscono periodicamente al cliente dei report con i dati relativi il traffico del suo sito; e lo fanno grazie a un’importante strumento di monitoraggio che è Google Analytics.

“Google Analytics è un servizio di web analytics gratuito di Google che consente di analizzare delle dettagliate statistiche sui visitatori di un sito web. Google Analytics è il servizio di statistiche più usato nel web ed è utilizzato da circa il 56,4% degli stessi siti web”.

Wikipedia

Cos’è e a cosa serve Google Analytics

Google Analitycs è un servizio gratuito di Google che serve a monitorare il proprio sito web e lo fa, in estrema sintesi, attraverso un codice di monitoraggio che viene installato in ogni pagina del sito.

Analytics registra una vasta gamma di dati utili e, tramite grafici, tabelle e statistiche, mostra il comportamento degli utenti sul proprio sito web. 

Chiunque abbia un sito dovrebbe sfruttare le potenzialità di Google Analytics. Ti ricordo, infatti, che un sito web non è solo una vetrina per mostrare prodotti o servizi, ma- se progettato secondo certe logiche- può diventare uno degli strumenti di marketing e di vendita più importanti.

E Google Analytics non fa altro che supportare il sito web, misurando il suo rendimento per renderlo sempre più efficiente.

In questo articolo non mi occuperò dei dettagli tecnici di Google Analytics, in quanto è un argomento abbastanza vasto, ma mi limiterò a spiegarti, nel modo più semplice, alcuni dati che raccoglie Analytics. 

Innanzitutto ci sono quattro macro aree principali che vengono prese in considerazione (chiamati rapporti): pubblico, acquisizione, comportamento e conversioni. Scopriamole.


grafici Google Analytics

PUBBLICO

Questa sezione, come dice il nome, raccoglie alcune informazioni sugli utenti, come:

  • Età
  • Sesso
  • Provenienza geografica
  • Lingua parlata
  • Interessi
  • Dispositivi che utilizzano per connettersi a internet

È utile conoscere questo “identikit” dei visitatori perché fa capire se si sta puntando sul giusto target, e anche per creare delle efficaci e mirate campagne di marketing (ad esempio indirizzandole a un pubblico di una specifica area geografica).

ACQUISIZIONE

Questa sezione ci aiuta a capire attraverso quali canali gli utenti sono atterrati sul sito.
Le persone, infatti, potrebbero essere entrate grazie a:

  • Ricerca organica su Google
  • Cliccando su una campagne PPC
  • Seguendo un link da un altro sito (Referral) o un link riportato in una e-mail
  • Attraverso le pagine Social
  • In maniera diretta digitando l’indirizzo internet

È importante, specialmente se sono attive delle campagne pubblicitarie a pagamento, conoscere da dove arriva traffico al sito web.

esempio google

COMPORTAMENTO

Questo report prende in esame tantissime informazioni sul comportamento degli utenti; mostrando il numero di persone approdate sul sito e il tempo trascorso sulle sue pagine, inoltre indica:

  • Le pagine più visitate, da questo dato individuiamo quali contenuti riscuotono maggior successo e gli interessi del target.
  • Il flusso di comportamento; che ci fa scoprire come gli utenti si muovono da una pagina all’altra del sito, da dove iniziano la navigazione e, soprattutto, in quali pagine abbandonano il sito web. Se, ad esempio, Analytics ci indica che gli utenti abbandonano il sito sempre nelle stesse pagine, è altamente probabile che in quei punti ci siano delle problematiche da risolvere.

Qui, inoltre, un dato molto importante cui fare attenzione è la “frequenza di rimbalzo” che esprime in percentuale il numero di utenti che si limitano a visitare una singola pagina del sito web e che, in pratica, non interagiscono con il sito e non esplorano le altre pagine.

Nella maggior parte dei casi un’alta frequenza di rimbalzo può essere indice di problemi (banalmente potrebbe essere causata dalla lentezza del sito) ma attenzione: non esiste in assoluto un valore ottimale di percentuale di rimbalzo, molto dipende dalla tipologia del sito web ed è un dato che va contestualizzato.

CONVERSIONI

“Conversioni” è uno dei rapporti più utili, soprattutto per pianificare strategie di marketing e monitorare l’efficacia delle campagne pubblicitarie.

La conversione esprime il completamento con successo di un’azione di marketing orientata a far compiere agli utenti una determinata azione; ad esempio, l’acquisto di un prodotto, la sottoscrizione di una newsletter, il download di un documento, l’accesso al sito web ecc.

Come prima cosa, quindi, bisogna decidere e comunicare a Google l’obiettivo di conversione mentre, in un secondo momento,  verificare periodicamente se quell’obiettivo è stato raggiunto (controllando il tasso di conversione che è la percentuale dei visitatori del sito che hanno effettuato una conversione).

Oltre al tasso di conversione, per stabilire se le azioni intraprese sul sito stanno portando i risultati desiderati, bisogna conoscere anche il ROI (Return on investment) che, in pratica, esprime quanto una determinata operazione online ha fatto guadagnare.

grafico Google Analytics

Conclusioni

Riassumendo, possiamo dire che Google Analytics è indispensabile per:

  • Monitorare gli accessi al sito
  • Fare un identikit dei visitatori
  • Verificare e migliorare le proprie strategie di marketing
  • Capire da quali canali gli utenti accedono al sito e come lo navigano

Ti ricordo che i parametri che Google Analytics è in grado di fornire sono davvero tantissimi e non finisce quindi qui l’elenco dei suoi vantaggi. In quest’articolo ho voluto evidenziare solo i principali.

Ci tengo però a concludere con un suggerimento circa la modalità e la frequenza di lettura delle statistiche Analytics: consiglio di visionare i dati almeno una volta al mese e di farlo assieme a un professionista; questo perché, essendo Analytics molto articolato, non è così semplice riuscire a trarre le giuste conclusioni; inoltre è soggetto a frequenti aggiornamenti e nuove funzionalità.