Accoglienza hotel

accoglienza hotel

Tra le tante qualità che contraddistinguono un hotel ce n’è una che ha un particolare effetto sugli ospiti: il senso di ospitalità che è in grado -oppure no- di trasmettere.

Se è vero che le persone vanno alla ricerca delle caratteristiche che meglio rispondono alle loro esigenze (hotel con spa, family hotel, struttura con piscina, servizio di mezza pensione e così via) è altrettanto vero che quello che più desiderano, una volta arrivati in struttura, è di sentirsi ben accolti e a proprio agio. 

Quando si viaggia, infatti, si abbandona la propria comfort zone, le proprie abitudini e, per quanto una vacanza sia un momento atteso ed eccitante, è anche vero che, soprattutto i primi giorni, si possa avvertire un senso di disagio e la necessità di adattarsi a nuovi ritmi e abitudini.

Chi sa fare bene ospitalità tiene in considerazione tutto questo, rendendo l’accoglienza un rituale da svolgersi prima, durante e dopo il soggiorno; consapevole che la prima impressione dell’ospite non si basa su qualcosa di strettamente tangibile e visibile, bensì su qualcosa di più impalpabile, una sensazione che agisce ad un livello più profondo. 

Una bella piscina o una camera arredata con gusto conquistano ed appagano la vista; ma sono aspetti che passano in secondo piano se l‘atmosfera che aleggia è fredda e inospitale.

La mia definizione di un buon hotel è un posto in cui mi piacerebbe rimanere.

Robert De Niro

Oggi si è troppo concentrati ad attirare gli utenti verso la propria struttura, a sedurli e stupirli con effetti speciali, con una moltitudine di servizi, talvolta persino inutili o non graditi. Mentre l’accoglienza vera e propria, basata sull’apertura e sul fattore umano, viene data per scontata; si dichiara ostinatamente “Ti faremo sentire come a casa” ma il più delle volte frasi di questo tipo risuonano vuote in chi legge o non trovano una reale rispondenza.

Sentirsi ben accolti e veramente i “benvenuti” è una sensazione che non conosce tempo; e che dona un immediato senso di benessere. Questo, oggi più che mai, acquisisce un valore inestimabile. 

Esistono alcune piccole azioni -qui ci riferiamo a quelle online- che possono fare la differenza e che riescono a far sentire l’altro a proprio agio, dalle prime battute fino al check out. 

Se da una parte è vero che la tecnologia ha cambiato i rapporti interpersonali, è anche vero che alcuni strumenti digitali, se utilizzati nel modo corretto, aiutano a trasmettere calore e disponibilità.

Prima dell’arrivo   

Ancor prima di conoscere l’ospite dal vivo, si può cominciare a fare accoglienza. Ci sono tanti strumenti di comunicazione tra cui scegliere, l’importante è saperli sfruttare al meglio.

Le e-mail, ad esempio, sono un eccellente alleato per instaurare una prima relazione con il cliente. Non risparmiamoci ma elargiamo generosamente informazioni: anche di fronte ad una semplice richiesta di disponibilità possiamo già dare tutte le informazioni utili, quelle che il potenziale ospite potrebbe chiedere in seconda battuta. 

Ad esempio, si può raccontare dove si trova la struttura e di quanto sia comoda la sua posizione per raggiungere i maggiori luoghi di interesse; evidenziare i particolari comfort che caratterizzano le camere. E perché non inserire una foto dello staff per cominciare ad accorciare le distanze? Una risposta così completa, darà subito un segnale positivo a chi legge, aumentando le possibilità che la persona prenoti.

Un’altra idea, in questo caso a seguito della prenotazione, è di registrare un messaggio vocale per dare le informazioni utili prima dell’arrivo, come gli orari di check-in e check-out o le indicazioni per raggiungere la struttura. Trasmettere queste informazioni attraverso la voce, anziché in modalità scritta, può essere un modo originale per avvicinarsi all’ospite e trasmettergli un senso di fiducia e di umanità. Molto spesso le comunicazioni sono asciutte e fin troppo essenziali. 

Per non perdere troppo tempo si risparmia sulle parole, ma ricordiamoci che la tecnologia ci viene in aiuto con la possibilità di pre impostare le e-mail, gestionali con CRM integrato, digital concierge ed altre risorse utili.

Oltre a fornire informazioni, è possibile sfruttare le comunicazione pre-stay per raccogliere alcune notizie sui potenziali clienti. Ogni persona è diversa e ha le sue preferenze; raccogliamo quante più informazioni possibili, magari attraverso un breve questionario, e cerchiamo di capire abitudini ed esigenze particolari, e se è possibile fin da subito fare qualcosa (es. prenotare transfer dall’aeroporto o conoscere eventuali intolleranze alimentari).

Mostrarsi disponibili e propositivi senza aspettare che sia l’altro a chiedere: anche questo significa essere ospitali.

https://puppybox.it/Durante il soggiorno

Ha senso aspettare il momento del check-out per chiedere agli ospiti “È andato bene il soggiorno?”. Ormai, per l’appunto, è “andato”.

Se la risposta fosse negativa sarebbe ormai tardi per riuscire a migliorare la loro guest experience. Rimediare con uno sconto? Decisamente meglio intervenire tempestivamente, durante e non dopo la loro permanenza, tenendo conto che non tutti gli ospiti si comportano allo stesso modo: c’è chi non aspetta altro che lamentarsi alla reception, ma c’è anche chi apparentemente sta trascorrendo un buon soggiorno ma, una volta arrivato a casa, esprime il suo disappunto attraverso una cattiva recensione.

Sostituire la frase “È andato bene il soggiorno? “ con “Sta andando bene il soggiorno?” può fare una grande differenza.

Un’altra cosa che si può fare durante la permanenza degli ospiti in hotel è quella di stupirli con piccoli gesti: il classico cocktail di benvenuto, lasciare una guida in camera, proporre attività interessanti o far trovare un kit di benvenuto originale e di qualità. E ai bambini chi ci pensa? Ci abbiamo pensato noi, per voi. La nostra agenzia ha recentemente ideato un prodotto pensato per l’accoglienza dei più piccoli: il kit benvenuto hotel “PuppyBox”.

accoglienza hotel

Un servizio personalizzato ci fa sentire persone speciali.

Seth Godin

Dopo il soggiorno

L’ospite ci ha salutati. C’è ancora qualcosa che si può fare per imprimere nella sua mente un ricordo positivo? Una possibilità è quella di inviare una mail per ringraziarlo ancora una volta di averci scelto e magari allegare uno sconto sul prossimo soggiorno, come prova tangibile della nostra gratitudine.

Questo è anche il momento di chiedergli una recensione. Insomma, il rapporto con l’ospite non termina quando egli lascia la struttura, ma si può prolungare attraverso l’e-mail marketing con l’invio di offerte, newsletter e contenuti interessanti.

Fare ospitalità è un’operazione complessa, ma tutti e tre i momenti sono importanti se si vuol offrire un’esperienza di soggiorno di qualità e rimanere piacevolmente impressi nel ricordo degli ospiti: la fidelizzazione comincia già dall’accoglienza!

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SEO marketing

seo e fattori di ranking

SEO marketing: cos’è

Con questo articolo facciamo un pò di chiarezza sul complesso mondo del SEO marketing e sull’ottimizzazione di una pagina web sui motori di ricerca. Andiamo con ordine: innanzitutto cosa significa SEO? 

SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization, ovvero “ottimizzazione per i motori di ricerca”, ed è una branca del web marketing che ha come obiettivo finale quello di migliorare il posizionamento (ranking) di un sito o di una pagina web nella SERP (la pagina dei risultati del motore di ricerca).
Quando parliamo di motori di ricerca, ci riferiamo principalmente a Google: il più utilizzato al mondo. Parte del lavoro dei SEO specialist, infatti, riguarda lo studio dell’algoritmo di Google e dei suoi continui aggiornamenti.

seo marketing

I fattori di ranking che Google considera sono moltissimi (si stima siano circa 200) e appartengono a diverse macro aree:

  • Dominio
  • Pagina
  • Sito
  • Backlink
  • Interazione degli utenti
  • Regole speciali dell’algoritmo di Google
  • Segnali del brand (es.pagine Social media)
  • Fattori di spam e penalizzazioni

Ognuna di queste voci si dirama in altre “sottocategorie”. Ad esempio, quando un SEO specialist lavora sul fattore “Pagina” deve ottimizzare i contenuti svolgendo diverse attività e adottando vari accorgimenti tecnici tra cui:

  • Creare contenuti di qualità: utili, pertinenti, originali e completi
  • Curare la disposizione dei testi per renderli facilmente leggibili e fruibili
  • Ricerca delle keyword più idonee da utilizzare nel testo
  • Ricerca semantica
  • Inserimento delle keyword nei “punti giusti” della pagina (tag title, H1 ecc.)

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Fattori di ranking SEO

Oltre ai contenuti, ci sono altri fattori SEO che influiscono sul posizionamento organico di un sito web, e sono fattori sia interni al sito web (on site) che esterni (off-site) come i backlink.
Se sei curioso, questo articolo ti svelerà gli oltre 200 fattori SEO; qui invece ci limiteremo a parlare solamente dei principali, visto l’argomento molto complesso e ricco di sfaccettature.

  • Velocità: La velocità di caricamento di un sito web è uno dei più importanti fattori di ranking, in quanto impatta sull’esperienza dell’utente e quindi sul tasso di conversione.
  • Tempo di permanenza: misura quanto un utente resta mediamente su una pagina web. Se il valore è molto basso, e cioè l’utente resta solo pochi secondi all’interno della pagina, significa che c’è un problema: potrebbe essere che non ha trovato ciò che cercava, oppure la pagina è difficile da consultare. Un tempo di permanenza alto, invece, indica che la pagina è risultata pertinente alla ricerca, e che la navigazione è fluida e semplice.
  • CTR: il CTR (click-through rate) organico è il rapporto tra il numero di click sulla pagina e le sue impressions (numero di volte in cui la pagina è stata vista in SERP dagli utenti). Se il CTR è alto significa che lo snippet (box che riassume il contenuto di una pagina) ha risposto alla query (richiesta) dell’utente.
  • Frequenza di rimbalzo: indica la percentuale di utenti che si fermano a navigare solo la pagina del sito web in cui sono atterrati, senza interagire con il sito e quindi senza esplorare le altre pagine.
    È un dato che va contestualizzato per leggerlo correttamente, ma il più delle volte un’alta frequenza di rimbalzo è indice di problemi (banalmente la lentezza di caricamento del sito).
  • Usabilità sui dispositivi mobili: I dispositivi mobili (smartphone e tablet) sono diventati lo strumento più utilizzato dagli utenti per le loro ricerche in rete. Per questo è importante garantire una navigazione ottimale anche da questi dispositivi, realizzando una versione del sito user-friendly. Questo significa impostare un design che renda la navigazione semplice, con contenuti facili da leggere e pulsanti “a misura di pollice”.
  • Sicurezza: Un sito web dovrebbe essere, ovviamente, privo di software dannosi e garantire una navigazione sicura che protegga gli utenti da download indesiderati, phishing, contenuti ingannevoli, ecc.
  • Utilizzo di HTTPS. Google non considera sicuri i siti che utilizzano il protocollo di comunicazione internet HTTP. È necessario utilizzare un protocollo HTTPS che, essendo protetto da SSL/TLS, impedisce che vengano rubati o modificati i dati inviati tra l’utente e il server.
  • Esperienza pubblicitaria. Pubblicità invadenti, come pop-up o banner, potrebbero creare qualche problema. Google, infatti, chiede che i contenuti non vengano oscurati da pubblicità. In alcuni casi pop up e banner sono consentiti ma Google ha definito delle linee guida alle quali è meglio attenersi se si vuole preservare una buona esperienza di navigazione e una buona indicizzazione del sito.
  • User Experience: Google sta dando sempre di più importanza all’esperienza di navigazione dell’utente, tant’è che oggi è impensabile ragionare sul SEO marketing senza tener conto della user experience. 

Posizionamento SEO, come "ragiona" Google

Come fa Google a raccogliere tutti questi dati? Per capire meglio i fattori di ranking, è utile capire come “ragiona” il motore di ricerca e come analizza le pagine web.

Google segue 3 fasi per fornire delle risposte alla query dell’utente:

1-Scansione

Google utilizza dei particolari software (crawler) che scansionano e analizzano regolarmente il web e gli elementi presenti nelle pagine dei siti internet come testi, immagini e video. In questa prima fase cerca semplicemente di capire quali pagine esistono sul web. Google svolge questa attività di ricerca regolarmente e costantemente per mantenere sempre aggiornato il suo archivio di dati.

2-Indicizzazione

Dopo aver eseguito la scansione, Google prova a capire meglio di che cosa trattano le pagine, analizzando i contenuti testuali, i tag e registrando anche dati come il paese e la lingua della pagina, la sua usabilità e così via. Per ogni fattore di ranking di ogni pagina analizzata, Google attribuisce un punteggio . 

3-Pubblicazione dei risultati di ricerca

Nel momento in cui l’utente fa una ricerca su Google, il motore di ricerca gli fornisce informazioni pertinenti alla sua query. Come decide Google in che ordine restituire i risultati? Semplice, nelle prime posizioni della SERP inserisce le pagine che hanno ottenuto i punteggi più alti.

SEO marketing: perché è importante il posizionamento organico?

L’argomento SEO è davvero molto complesso, inoltre si tratta di una disciplina soggetta a continue evoluzioni e aggiornamenti. Mantenere nel tempo una pagina in testa ad una SERP non è un’operazione semplice. Detto questo, è innegabile che l’ottimizzazione SEO di un sito web sia un investimento fruttuoso.
Una pagina posizionata in modo organico, infatti, ha come principale vantaggio quello di intercettare un pubblico perfettamente in target e realmente interessato che, proprio grazie alle sue ricerche, approda su una pagina rispondente ai suoi bisogni/domande. 

Nell’articolo Indicizzazione sito web: SEO o Google Ads? abbiamo visto anche un altro modo di posizionarsi in prima pagina su Google, ovvero con gli annunci pubblicitari Google Ads. 

Comparire nelle prime posizione della SERP significa visibilità, dunque traffico e… potenziali conversioni!

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Core Web Vitals

core web vitals

Google Core Web Vitals: cosa sono?

I Core Web Vitals sono le più recenti metriche introdotte da Google per valutare l’esperienza degli utenti (user experience o UX) sui siti web. Questi parametri servono a scoprire se le persone interagiscono con le pagine di un sito in maniera semplice e appagante.

I Web Vitals di Google vanno ad aggiungersi agli altri fattori SEO (usabilità sui dispositivi mobili, protocollo HTTPS, velocità di caricamento della pagina e altri), diventando anch’essi determinanti per il posizionamento di un sito web.

Ricordiamo che Google è da anni che misura l’efficienza dei siti web. Dal 2010, ad esempio, ha cominciato a considerare la velocità come elemento per valutare la user experience. Negli anni ha affinato sempre più le sue metriche e i suoi algoritmi andando ad indagare via via nuovi aspetti. Quello di Google è un lavoro in continua evoluzione: man mano che raccoglie dei dati, si prepara a misurarne di nuovi.

Perché Google ha introdotto i Core Web Vitals?

Forse ti starai chiedendo: perché Google è così interessato a misurare e comprendere l’esperienza degli utenti online?
Perché l’obiettivo di Google è sempre stato quello di rendere la ricerca di informazioni un’esperienza semplice e soddisfacente per le persone.

In altre parole, gli utenti devono trovare velocemente risposte chiare ed esaustive alle loro domande. Questo fa sì che gli utenti continuino ad utilizzare Google come strumento per le loro ricerche in rete. Pertanto, Google premia i siti web più performanti ponendoli in cima ai risultati di ricerca.

seo

Solo per fare un esempio, consideriamo il fattore velocità: immaginiamo un sito web ricco di contenuti utili ma lento a caricare. Questa lentezza causerà l’uscita dal sito da parte degli utenti perché le persone vogliono trovare risposte velocemente, non sono disposte ad aspettare a lungo che la pagina si carichi. 

La loro pazienza non va, in media, oltre i 3 secondi; superare questo limite significa perdere molto traffico. Questo si traduce poi in un problema per il proprietario del sito, ma anche per Google che interpreta la ripetuta azione degli utenti (abbandono del sito) come un segnale negativo che gli indica che quel sito non è utile, e quindi non meritevole di trovarsi tra i primi risultati di ricerca.

In definitiva, Google vuole aiutare le persone che si rivolgono alla sua piattaforma per trovare informazioni. I siti web che danno una risposta chiara, rapida e che offrono una navigazione semplice e intuitiva saranno considerati i migliori.

Ora che abbiamo ricordato quali sono gli obiettivi di Google, entriamo nel vivo dell’articolo e scopriamo quali sono i web vitals.

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Web vitals: quali sono?

I Core web vitals, attualmente, sono 3:

1) LCP: misura la velocità di caricamento del contenuto principale della pagina. Questo parametro (Largest Contentful Paint) indica quanto tempo impiega l’elemento più grande della pagina (può essere un’immagine oppure un video) a caricarsi sul display dell’utente (sia su desktop che su dispositivi mobili!). 

Più aumenta il tempo di caricamento, superando i 2,5 secondi entro i quali la velocità è considerata buona, e più aumenta la possibilità che l’utente abbandoni il sito. Questo si traduce in un’alta frequenza di rimbalzo e, conseguentemente, in un basso tasso di conversione. Ancora una volta, Google ci ricorda che la velocità di caricamento è un aspetto fondamentale; se trascurata rischia di minare ogni strategia SEO in atto.

2) FID sta per First Input Delay e misura il tempo che passa tra la prima interazione dell’utente sul sito (es.click su un bottone o il click su un link) e la risposta del browser a quell’azione. Buone tempistiche sono quelle entro i 100 millisecondi, superati i quali cresce la tendenza delle persone ad abbandonare la pagina, e se si superano i 300ms si rischiano vere e proprie penalizzazioni.

3) CLS: misura la stabilità visiva della pagina. Immaginate di voler cliccare su un elemento di una pagina web, ad esempio un bottone, ed improvvisamente questo si sposta e vi fa cliccare su un elemento che a voi non interessava. L’esperienza di navigazione non sarà certo positiva e questo Google lo sa. Ecco perché ha introdotto il Cumulative Layout Shift, che misura quanto una pagina web è graficamente e visivamente stabile. Se ci sono elementi del layout (testi, box, immagini) che si muovono in maniera imprevista e indesiderata, verrà attribuito un punteggio basso al CLS.

I web vitals, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, non saranno gli unici fattori a influenzare il ranking, semplicemente si aggiungeranno a quelli utilizzati finora da Google.
Google continuerà a valutare come elemento primario i contenuti, premiando le pagine con le informazioni più interessanti e pertinenti.
Ma, tra due siti con contenuti di pari qualità, sarà l’esperienza utente a fare la differenza sul posizionamento della pagina nei risultati di ricerca.

I Core Web Vitals sono un’ottima occasione per migliorare le performance del proprio sito sia a livello di SEO che di UX.

Per misurare i Core Web Vitals si può utilizzare questo tool gratuito. Una volta individuati i problemi, il consiglio è di rivolgersi ad un professionista in grado di intervenire sulle problematiche per non perdere traffico e opportunità di conversione.

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Campagne Performance Max di Google

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Cosa sono le campagne Performance Max

Le campagne Performance Max di Google sono un nuovo modo di fare digital advertising che si avvale del machine learning per ottimizzare il rendimento delle campagne Google Ads, sfruttando tutti i posizionamenti di Google (Search, rete Display, Gmail, Discover, Shopping e YouTube). L’obiettivo è aiutare gli inserzionisti a raggiungere in maniera più mirata ed efficace il proprio pubblico.

Come abbiamo già detto in altri articoli del nostro blog, per far funzionare una campagna pubblicitaria è fondamentale intercettare la giusta audience, ovvero le persone realmente interessate ai propri servizi/prodotti.
Google questo lo sa ed ora, grazie l’intelligenza artificiale, conta di poter aiutare ancor di più le aziende a trovare i loro potenziali clienti e ad aumentare le conversioni.

performance max google

Le nuove abitudini degli utenti

La ricerca “Google Mobility Trends” del 2020 ha messo in luce com’è cambiato il comportamento dei consumatori dopo la pandemia da Covid19: gli acquisti on-line sono aumentati per il 70% delle persone. Questo ha fatto aumentare il costo per acquisizione (CPA), un problema per le aziende che investono in advertising digitale.

Perciò Google ha ideato la soluzione Performance Max, con la promessa di facilitare il processo di acquisto degli utenti, a vantaggio anche degli inserzionisti.

Come funzionano le campagne Performance Max

Nella realizzazione di una campagna andrà selezionato l’obiettivo che si vuole raggiungere e verranno create grafiche e testi dell’annuncio. Gli obiettivi aziendali sono al centro di questo nuovo sistema di advertising e sono principalmente:

  • Vendite online (e-commerce)
  • Vendite offline (visite al negozio fisico)
  • Generazione di contatti

Insomma, obiettivi di conversione cui eravamo già abituati ma che, con l’ausilio del machine learning, dovrebbero essere raggiunti più facilmente.

Cosa avviene concretamente una volta creata la campagna? Google posiziona l’annuncio su tutte le sue piattaforme fino a trovare il canale migliore per intercettare i potenziali acquirenti. Ovviamente avrà bisogno di tempo per fare questo e i risultati saranno in continua evoluzione.

Hai bisogno di rivedere la tua strategia di marketing?

I vantaggi di Google Performance Max

Ecco alcuni dei benefici che le campagne Performance Max di Google possono portare:

  • Raggiungimento di obiettivi pubblicitari specifici (es. aumentare le vendite online).
  • Servirsi di tutti i canali pubblicitari di Google con un’unica campagna.
  • Campagne pubblicitarie più performanti: grazie alle numerose informazioni di cui è in possesso Google, che gli fanno comprendere abitudini ed intenti delle persone online, è possibile raggiungere in modo più mirato la propria target audience.
  • Ottenere in tempo reale gli aggiornamenti sulle performance, con dati precisi che aiutano ad ottimizzare la campagna, intervenendo rapidamente in corso d’opera.
  • Infine, gli automatismi di Google offrono il vantaggio di risparmiare tempo, per dedicarsi a quegli aspetti che continueranno ad essere di competenza dell’uomo: strategia e creatività, come spiegheremo nel prossimo paragrafo.
performance max google

Tiriamo le somme: vale la pena usare queste nuove Ads?

Google Performance Max è da poco uscito da una fase di test e non possiamo sbilanciarci con dei giudizi. I risultati li scopriremo col tempo. Indubbiamente, l’intelligenza artificiale e il machine learning stanno portando risultati sorprendenti in vari ambiti, già da tempo. Pertanto non è difficile credere che Google Performance Max potrà essere un nuovo, valido modo di fare pubblicità online.

A questo punto, può sorgere spontanea la seguente domanda:

“Se Google sarà così bravo ad aiutare le aziende, come potrò fare emergere la mia attività da quelle dei competitor?”

In altre parole, viene il sospetto che non si abbia più alcun controllo e che l’esito delle campagne dipenda unicamente da big G.
Tranquilli, l’intelligenza umana continuerà ad avere il suo peso attraverso:

  • Creatività: saranno le idee originali e creative impiegate nella creazione di testi, video ed immagini l’elemento differenziante.
  • Strategia: Google non decide né suggerisce gli obiettivi di una campagna; continueranno ad essere pensati all’interno di una più ampia strategia di marketing. Analogamente, sarà importante stabilire correttamente le impostazioni di Google Analytics.

Insomma, con Performance Max potremmo lasciar a Google, e all’enorme mole di dati di cui è in possesso, il “lavoro sporco” e concentrarci su ciò che ancora non è in grado di fare.

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